28 Nov 2012 / 18:11

Vino: estetica di un'etichetta

Non si tratta di disegnare una bella immagine, ma di raccontare in pochi centimetri lo spirito dell'azienda e del prodotto. Progettare un'etichetta di vino significa prendere delle decisioni: innanzitutto scegliere tra fedeltà all'immagine storica della cantina e rinnovamento, tra segno grafico e immagine pittorica, immagine didascalica o

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Non si tratta di disegnare una bella immagine, ma di raccontare in pochi centimetri lo spirito dell'azienda e del prodotto. Progettare un'etichetta di vino significa prendere delle decisioni: innanzitutto scegliere tra fedeltà all'immagine storica della cantina e rinnovamento, tra segno grafico e immagine pittorica, immagine didascalica o

evocativa: ogni strada è aperta, in Italia più che in Francia – ad esempio - dove le tradizioni sembrano intoccabili.

 

Le etichette devono colpire e farsi ricordare, convincere già dallo scaffale prima ancora di essere portate in tavola. Ne abbiamo parlato con Laura Ferrario (nella foto), dello studio milanese Ferrariodesign, che ha firmato l'etichetta vincitrice del concorso “Questione di etichetta” indetto da Mosnel in collaborazione con ADI – Associazione Disegno Industriale. Nell'elegante tratto grafico, le linee stilizzate in oro suggeriscono il profilo del lago d'Iseo e l'immagine di un bicchiere: un evidente richiamo al territorio che coniuga aderenza al prodotto, con un tocco contemporaneo, raffinato e di forte riconoscibilità.

 

 


“La suggestione è nata da una vecchia cartina: ho visto il lago, ma anche l'immagine dello spumante che entra nel calice”. Come ci si pone davanti a un'etichetta di vino? “Bisogna muoversi con cautela tra tradizione e innovazione, e riuscire a esprimere in uno spazio ridotto e spesso pieno di vincoli un concetto vincente, che si faccia ricordare e che rispecchi il prodotto o l'azienda”. Questa etichetta trasparente, a un solo colore sintetizza in modo raffinato e riconoscibile questi tre elementi: prodotto, territorio e azienda, per questo giudicata vincente dalla giuria.

 

 

Il successo di un'etichetta è legata a quello del vino, ma in qualche modo ne è svincolata. Funziona – o non funziona – a prescindere dalla qualità del prodotto. Ne sa qualcosa Massimo Vignelli, tra i più importanti innovatori della grafica italiana che ha firmato, ormai circa 10 anni fa, l'etichetta di Feudi di San Gregorio. È solo uno dei tanti nomi: le etichette sono da molti anni ormai campi di sperimentazione per designer, artisti, scrittori. Se una designer come Simonetta Doni di Doni & Associati ha firmato moltissime etichette, da Ruffino, a Antinori, passando per Argiolas, Lungarotti, Donnafugata, Masciarelli, anche un personaggio come Michel Gondry, Oscar 2005 per la sceneggiatura di “Se mi lasci ti cancello”, ha realizzato sei etichette per il Salco Evoluzione 2004 dell'azienda agricola Salcheto, a Montepulciano: disegni un po' naif dei suoi batteristi preferiti. Un racconto per immagini della sua passione per la musica e per il vino “Perché ho accetto di partecipare a questo progetto? Il mio socio mi ha obbligato a farlo per avere le bottiglie gratis".

 

Antonella De Santis

28 novembre 2012

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