24 Gen 2013 / 15:01

L'Umbria del vino guarda al futuro: unità, identità, mercato

È la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori di Perugia il teatro del convegno > L'Umbria del vino guarda al futuro: unità, identità, mercato di sabato 26 gennaio. Appuntamento organizzato da Gambero Rosso e

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È la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori di Perugia il teatro del convegno > L'Umbria del vino guarda al futuro: unità, identità, mercato di sabato 26 gennaio. Appuntamento organizzato da Gambero Rosso e

ww.umbriatopwines.com/consortiums.php" target="_blank">Umbria Top, che analizza l'identità e la potenzialità dei vini umbri, gli scenari futuri nella promozione unitaria e le prospettive di mercato, sia nazionale che internazionale.

 



Negli anni del rinascimento enologico italiano, l’Umbria del vino ha rappresentato una sorta di piccolo paradigma dello sviluppo del Paese, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Si è passati in poco tempo da una produzione arcaica ad un livello qualitativo eccellente, anche se in certi casi si è forse ceduto un po’ troppo alle mode del momento, sacrificando qualcosa in termini di identità territoriale, personalità dei prodotti e aderenza alla tradizione vitivinicola dei territori.

 


Molte aziende e altrettanti vini sono nati sotto il segno della modernità, e questo ha contribuito non poco a far crescere il settore; spesso insistendo su vitigni internazionali, fuori dalle denominazioni di riferimento. Ben presto, però, si è dovuto fare i conti con un mercato in movimento, un paradigma alle prese con parole nuove e lo spauracchio dell’omologazione.

 

 

Ecco perché le cose stanno lentamente cambiando: le denominazioni classiche tornano timidamente di moda, al pari di alcuni vitigni caduti nel dimenticatoio; le pratiche enologiche sono affiancate da una maggior attenzione in vigna, così come c’è una palese ricerca di prodotti che sappiano raccontare il territorio in maniera più diretta e precisa.

 

Anche la corsa al vino rosso, in una regione che aveva nei bianchi un serbatoio storicamente rilevante sembra al capolinea, con il conseguente recupero, anche in termini di ettari vitati, delle varietà a bacca bianca. Al di là delle tendenze contingenti, comunque, l’Umbria del vino deve concentrarsi sul suo ruolo nello scacchiere enologico nazionale e internazionale, guardando con orgoglio alle cose fatte e avendo ben chiari i punti da migliorare. Le chiavi interpretative sono molte e le strade future passano da settori diversi, seppur complementari.

 

 

Da una parte, logica conseguenza di quanto detto, merita grande attenzione il discorso stilistico e la capacità di comprendere le scie di lungo periodo che si stanno nettamente affermando nel mondo. Dall’altra, l’indagine del mercato (o  meglio dei mercati), strettamente relazionata ai tipi di vino prodotti, merita uno sguardo sempre più ampio.
La necessità di internazionalizzazione è evidente, così come il fatto che molte delle fortune delle aziende italiane passano per un exoprt sano, forte e consapevole; il tutto senza dimenticare che i consumi domestici (e ancor più la reputazione di cui si è capaci a casa propria) restano una variabile imprescindibile, meritevole di sforzi ulteriori. Infine, anche perché capace di abbracciare tutti i punti focali della filiera, la promozione della regione merita una nuova fase unitaria.

 

Dopo anni di parcellizzazione, se non polverizzazione della “comunicazione”, è finalmente stato messo all’ordine del giorno un nuovo piano per far crescere l’idea di unità del settore vitivinicolo umbro. Dentro e fuori questa meravigliosa terra.

Segnate dunque in agenda: ore 10:30, sabato 26 gennaio, Sala dei Notari - Palazzo dei Priori, Perugia.

 


 Scarica il programma

 

 

Gianni Fabrizio
Marco Sabellico
Antonio Boco 

 

24/01/2013

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