28 Gen 2013 / 16:01

Puglia al top del turismo enologico? L’assessore Stefàno spiega

La Puglia piace: piace per il suo mare, per la bellezza delle sue città, per il suo stile di vita rilassato. Ma che sia uno tra i dieci luoghi del turismo enologico mondiale da visitare, ammirare e degustare è una notizia che desta molta soddisfazione, anche se non sorprende chi conosce le potenzialità e le

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La Puglia piace: piace per il suo mare, per la bellezza delle sue città, per il suo stile di vita rilassato. Ma che sia uno tra i dieci luoghi del turismo enologico mondiale da visitare, ammirare e degustare è una notizia che desta molta soddisfazione, anche se non sorprende chi conosce le potenzialità e le

ricchezze di questa regione.

 

 

Il riconoscimento arriva da Wine Enthusiast, la rivista americana che ha deciso di inserire la Puglia tra le dieci migliori destinazioni dell'enoturismo mondiale, collocando la nostra regione in una top ten che riunisce territori come Roja in Spagna, Danubio in Austria, Stellenbosch in Sud Africa, la Monterey Country in California, North e South Forks Long Island a New York, la Vale dos Vinhedos in Brasile e la Willamette Valley in Oregon, la Hunter Valley in Australia e la Valle del Douro in Portogallo. Una lista di luoghi in grado di regalare esperienze, odori, sapori e percezioni che si cementano nei ricordi di enoturisti alla ricerca di destinazioni che forniscano un bagaglio culturale culinario ed enologico più intenso, lontano da un mercato globale poco attento alle peculiarità di gusto e paesaggi. Un traguardo che Dario Stefàno, assessore delle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, spiega rispondendo alle nostre domande.

 

Come siete riusciti ad entrare a far parte della top ten di Wine Enthusiast e quali sono stati gli investimenti e le risorse che la regione ha impiegato negli ultimi anni?
Tutto è partito da un press tour che abbiamo organizzato insieme al Movimento Turismo del Vino con l'obiettivo di far conoscere meglio i nostri vini ma anche i territori di produzione. Il risultato: la Puglia - unica in Italia - tra le 10 destinazioni dell'enoturismo mondiale, accanto a territori del vino più famosi. Un successo che non è però frutto del caso ma viene sintetizzato benissimo da quanto scrive la responsabile della rivista Wine Enthusiast: "La Puglia ha un fascino giornalistico fuori dal comune e rappresenta una novità nel panorama delle mete enoturistiche mondiali. Questo, insieme alla genuinità della cucina pugliese, alle bellezze naturalistiche e alla ricchezza di arte e storia, è stato determinante nella scelta delle mete da segnalare ai nostri 250.000 lettori".

 

Questa è solo l'ultima soddisfazione in ordine di tempo: abbiamo già sperimentato con successo che il segmento enogastronomico è un traino straordinario, che funziona anche come elemento di marketing territoriale. Ci abbiamo creduto ed abbiamo vinto: è la battaglia della valorizzazione delle nostre radici identitarie più autentiche, della nostra tradizione contadina e rurale, della nostra storia produttiva. Il vino in prima battuta, ma ora lo stiamo riuscendo a fare anche con l'olio, che abbiamo saputo associare ad un percorso di innovazione, di processo, di prodotto ma anche e soprattutto nella organizzazione della filiera. In due parole, abbiamo anche imparato a raccontare le cose belle che abbiamo qui in Puglia, oltre che a produrre.

Come avete accolto la notizia?
Abbiamo esultato: essere la regione dell'anno in fatto di vino ed enoturismo è un prestigioso riconoscimento, che per noi però non rappresenta un punto di arrivo ma una occasione di "ripartenza" per continuare ad investire in "agri-cultura" e in "agri-turismo". Grazie al lavoro sul fronte dell'innovazione e di una migliore organizzazione delle filiere, l'agricoltura è tornata ad essere una risorsa, una grande opportunità di crescita, una grande prospettiva per le nuove generazioni, finalmente tornate a guardare all'agricoltura con grandi motivazioni. Ecco perché viviamo con orgoglio questi risultati, un orgoglio che è ritornato valore identitario.

Su cosa si basa il successo enoturistico della Puglia e quali sono i traguardi che occorre ancora raggiungere?
La Puglia è diventata brava quando ha ridato attualità alle proprie tracce identitarie. Parlando di vino da quando ha deciso di investire sui vitigni autoctoni, producendo vini buoni, dei veri e propri ambasciatori della nostra identità produttiva nel mondo, che hanno permesso di far conoscere un intero territorio perché hanno raccontato, con un linguaggio autentico, la nostra biodiversità, la nostra storia, le nostre peculiarità. Una terra che negli ultimi tre anni ha visto crescere i primi insediamenti di nuovi imprenditori agricoli, parliamo di donne e uomini con meno di quarant'anni, molto di più di quanto succede nel resto d'Italia. Il successo del Primitivo, eletto come primo vino d'Italia negli ultimi due anni e il riconoscimento di Wine Enthusiast, solo per citare due tra gli ultimi traguardi, dimostrano come la Puglia si sia distinta per la capacità di tenere insieme la sfida della modernità con il valore della tradizione, l'obiettivo dello sviluppo con la difesa delle propria territorialità. Anche nella proposta delle proprie etichette.

E' tutto o c'è altro?
C'è dell'altro. Vorrei citare due ulteriori dati: l'incremento del numero degli studenti della Facoltà di Agraria di Bari che quest'anno è salito a circa 800 giovani, un dato che dimostra quanto il nostro sistema agroalimentare si modernizzi e torni ad essere attrattivo. Il secondo dato è la crescita fatta dal nostro sistema nella produzione vinicola di qualità: dal 2009 al 2012 siamo riusciti a incrementare dal 20% al 60% la nostra produzione interna e questo perché abbiamo dato sostegno alla qualificazione del nostro sistema produttivo. Per il futuro non può che esserci l'obiettivo di consolidare quanto stiamo raccogliendo oggi, con la prospettiva di avere un percorso di crescita per tutto il territorio regionale.

Stefania Annese

28/01/2013

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