21 Feb 2013 / 16:02

Vino&export, l’estero ha l’oro in bocca

Riorganizzarsi per affrontare le sfide dei mercati internazionali. “Top Italian Wines. Internazionalizzazione, fusioni e acquisizioni”, il convegno che si è svolto alla Città del gusto di Roma il 20 febbraio ha riunito produttori, banchieri e giornalisti: momento di riflessione per comprendere le nuove opportunità

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Riorganizzarsi per affrontare le sfide dei mercati internazionali. “Top Italian Wines. Internazionalizzazione, fusioni e acquisizioni”, il convegno che si è svolto alla Città del gusto di Roma il 20 febbraio ha riunito produttori, banchieri e giornalisti: momento di riflessione per comprendere le nuove opportunità

; di business. Dal 2010 le esportazioni di vino italiano superano i consumi interni nazionali: il trend è segnato.

 

Alessandro Cataldo di Unicredit: “Nel nostro portfolio le aziende con rating più alto sono quelle che operano globalmente; in assenza di un progetto Paese stiamo svolgendo un ruolo pilota per accompagnare le aziende italiane all’estero”. Lucida l’analisi di Federico Castellucci, direttore generale dell’OIV che, dati alla mano, ha tracciato i trend 2007-2012. La Corea del Sud (+42%) in testa come crescita di consumi di vino, mentre Cina (+65%) e Brasile (+29%) primeggiano a livello d’importazioni. Castellucci apre anche mercati nuovi come Nigeria e Azerbaijan già nel mirino dei francesi: “Sono maestri anche nel lavoro di formazione di enologi, soprattutto asiatici, li ‘formattano’ e questo determina poi le loro scelte”. L’invito a una lettura laterale del mercato arriva da Edoardo Narduzzi: “Siamo nel più lungo ciclo recessivo del dopoguerra, ma non ci sono mai state così tante opportunità a livello globale”.

 

L’Italian’s oil, la nostra enogastronomia, è prigioniera di un modello strutturale microeconomico (ben rappresentato anche dallo speach di Lorenzo Tersi); il vino italiano viaggia sotto costo rispetto alla qualità, con un prezzo medio inferiore non solo a Francia, ma anche a Usa e Australia. Per proporsi all’estero occorrono aggregazione, joint venture, partner distributivi. Un modello vincente senza perdere in termini d’identità. A partire da uno studio preliminare dei mercati, degli aspetti legislativi, accompagnando ricerche sul gusto e modalità di consumo locali. Poi, presentarsi compatti è il valore aggiunto: lo dimostrano tutti gli eventi internazionali del Gambero Rosso.

 

I produttori all’estero fanno coesione, si confrontano tra di loro, si scambiano esperienze e contatti, fanno massa critica. “ll successo dei continui road show del Gambero all’estero” spiega Marco Sabellicoè proprio dovuto alla forza di un gruppo di aziende che si presentano come sistema”.  “A supporto di questo”, conclude il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia, “affianchiamo prodotti editoriali in lingua, le collaborazioni con gli editori esteri, le nuove scuole che stiamo aprendo su questi mercati. Al servizio non solo del vino, ma di tutto il comparto”.

a cura di Lorenzo Ruggeri
21/02/2013

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