18 Mar 2013 / 15:03

Dom Pérignon Rosé 2002. Alcuni appunti su un vino di cui si parlerà…

Venezia. Una giornata di fine inverno. Arriva in Italia un nuovo millesimo di Dom Pérignon. Nuovo almeno per il Rosé. Parliamo di una grande annata: la 2002. Da un incontro con Vincent Chaperon, enologo della

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Venezia. Una giornata di fine inverno. Arriva in Italia un nuovo millesimo di Dom Pérignon. Nuovo almeno per il Rosé. Parliamo di una grande annata: la 2002. Da un incontro con Vincent Chaperon, enologo della

="_blank">maison e braccio destro di Richard Geffroy alcuni appunti su un vino di cui si parlerà in futuro. Visto che, per ora, non sembra abbia paura di invecchiare.

 

Prima a Istanbul, ora a Venezia. È questa la rotta che Dom Pérignon Rosé ha scelto di percorrere per presentarsi a livello internazionale e in Italia. Come a voler unire Oriente e Occidente, ricordando gli storici legami commerciali e i rapporti intrattenuti tra la Serenissima e Bisanzio. Tutto inizia di buon mattino, in una giornata divenuta anche occasione di trascorrere delle ore al Gritti Palace, riaperto di recente dopo un restauro che ha visto rivivere le suites e le sale di uno degli alberghi più belli al mondo.

 

Si inizia con una degustazione condotta singolarmente, si assaggia il Rosé 2002. Il colore stupisce e lascia un po' perplessi. È un rosa brillante, ma molto scuro, con riflessi di ciliegia e aranciati. Al naso iniziano i chiaroscuri, i cambi di passo, quelle sensazioni che Vincent Chaperon descriverà facendo riferimento continuo a un paradosso. Prima si avvertono le sensazioni più dolci, primarie, del frutto. Poi, pian piano, affiorano note chiare e fresche. I profumi di pasticceria e piccoli frutti rossi si trasformano in tocchi agrumati che subito ricordano il rabarbaro, le spezie, le erbe alpine. Continua a cambiare ed è chiara la sensazione di arancia sanguinella che vira in ricordi terrosi e leggermente affumicati.

 

Al palato sembra fare il percorso inverso: da subito trasmette la sua essenzialità e finezza. La carbonica dona suadenza, avvolge la bocca e, insieme alla sensazioni minerali, spinge il sorso in un finale profondo. È qui che sembra esplodere in tutta la sua vinosità, col Pinot Nero che esce alla ribalta e offre struttura, corpo, masticabilità. Toni chiari e scuri, dicevamo, sensazioni fresche, ma avvolgenti, verticalità e pienezza. Sembra esserci tutto e il suo contrario, dai contrasti alle assonanze, dalla luminosità ai tratti scuri. Poco dopo Chaperon ci parla della vendemmia. È affascinante sentire come l'andamento climatico del millesimo ricalchi in pieno le sensazioni regalate dal bicchiere. La primavera è stata secca e a Luglio non sono mancati dei temporali. Anche ad Agosto è prevalso il grigio, ma l'umidità non ha avuto il sopravvento e la maturazione dei grappoli è stata rallentata. A fine Agosto arrivano piogge e paure di un clima che potrebbe rendere disastrosa l'annata, ma già dai primi di Settembre il sole domina tutto, e dura per ben sei settimane.

 

"Quella luce splendente, dorata, di incredibile luminosità a portato a una maturazione perfetta. Tutti quei riflessi li ritroviamo nel Rosé 2002 e regalano finezza e sensazioni cristalline al frutto maturo donato dal Pinot Nero. La sua luce" racconta Chaperon "lo avvicina alle stelle, contrasta con l'aspetto terreno e l'invecchiamento lo renderà ancora più stellare."

 

Noi, per ora, cerchiamo di stare con i piedi per terra sicuri che, proprio da queste colonne, ne riparleremo prestissimo...

 

a cura di Giuseppe Carrus

18/03/2013

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