17 Apr 2013 / 12:04

Focus Tel Aviv #3: il vino. Indagine sulle giovani cantine israeliane, tra piccoli e grandi produttori

A Tel Aviv le chiamano “cantine boutiques”. Sono cantine giovani, alcune giovanissime, come è giovane la vita di questo Stato, tecnologicamente avanzate (e potrebbe essere altrimenti nel Paese delle start up?), spesso realizzate da professionisti provenienti da altri settori, architetti manager, che si stanno

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A Tel Aviv le chiamano “cantine boutiques”. Sono cantine giovani, alcune giovanissime, come è giovane la vita di questo Stato, tecnologicamente avanzate (e potrebbe essere altrimenti nel Paese delle start up?), spesso realizzate da professionisti provenienti da altri settori, architetti manager, che si stanno

buttando sul vino come le api sul miele. Le carte dei vini dei ristoranti di tendenza sono uno specchio fedele di questo boom enologico e di questa nuova ossessione collettiva. Solo negli ultimi dieci anni sono nate 250 piccole cantine che si stanno facendo largo in un mercato sin qui monopolizzato da 4/5 gruppi che da soli fanno l’88 per cento della produzione (il gruppo Carmel produce da solo 15 milioni di bottiglie). In questa terra dove le vigne sono state piantate 2000 anni prima che Greci e Romani portassero il vino in Europa, salvo poi essere state estirpate durante la dominazione ottomana (nel 996 il califfo Al Hakim ordinò l’espianto di tutte le viti), non c’è quasi più traccia di vitigni autoctoni.



È così che la nuova storia del vino israeliano si è cominciata a scrivere a partire dai vitigni internazionali: “Noi israeliani” dice Golan Flam, giovane winemaker di Flam Winery, una delle più interessanti aziende con vigne sulle colline di Giudea intorno a Gerusalemme “non abbiamo né vigneti autoctoni né tanto meno cru su cui puntare. La nostra generazione sta sperimentando. Ci mancano storia e cultura del vino, siamo il popolo della Coca Cola, e il nostro problema è soprattutto quello di capire come interpretare la nostra terra. Ma bisognerà aspettare 60-70 anni per vedere se e quali risultati darà il Carignac. Non so se avrò pazienza…”. Scherza Golan che, dopo il master of wine all’Università di Piacenza, un anno nell’azienda italiana Carpineto e un lungo passaggio in Borgogna, continua a girare il mondo “per trovare idee”.  Il suo Flam classico (Merlot e Cabernet) è ispirato ai vini toscani ed  è molto popolare nei ristoranti di Tel Aviv. Così pure il suo Merlot Vintage Riserva 2008 che “ha come modello il Masseto. Con il caldo è facile avere in Israele vini grossi e potenti, ma io aspiro a eleganza e finezza”.



Produttori ed enologi, spesso formatisi in Australia, in California, in Francia e in Italia, sono più che mai impegnati a comprendere le potenzialità inesplorate delle cinque zone più vocate del paese (GalileaGolan, Shomron, Samson, Colline della Giudea, Negev) in un panorama che va dai 1200 metri del Golan, alla pianura costiera, fino alla depressione del deserto del Negev. Distribuite in modo uniforme nelle diverse aree, le quattro migliori cantine del Paese: Domaine du Castel, Golan Heights Winery, Margalit Winery e Yatir Winery che più diverse tra loro non potrebbero essere.

La Golan Heights Winery, con 25 vigneti sulle alture del Golan e uno in Alta Galilea, è una grande cantina commerciale che produce 5 milioni di bottiglie l'anno con  37 diversi vini. È stata la cantina che nel 1980 ha avviato la rivoluzione della qualità in Israele. Con investimenti formidabili in tecnologia, è un villaggio di serbatoi inox controllati da computer e un centro visitatori nello stile Napa Valley. E in stile californiano sono i suoi vini: puliti, tecnicamente perfetti, a volte legnosi.


La sua etichetta di punta, Yarden, ha vinto premi in giro per il mondo (con lo Chardonnay anche a Vinitaly 2011) e in particolare con il vino da dessert Yarden HeightsWine. Castel e Yatir sono invece piccole cantine che producono poco più di 100.000 bottiglie l'anno. Castel è a Ramat Raziel sulle colline di Gerusalemme e i suoi vini cercano quel tocco di eleganza del Vecchio Mondo. Proiettata invece al Nuovo Mondo, Yatir si trova a Tel Arad, nel nord-est del Negev ed è una delle più moderne cantine di Israele. I suoi vini sono muscolosi, concentrati, in stile australiano. Margalit, sulla costa, vicino a Hadera la si potrebbe definire una “garagiste”, con una  produzione di 20.000 bottiglie l'anno e vini che sottolineano le varietà di Bordeaux. Proprio Domain du Castel e Margalit hanno fatto da apripista all’ondata di nuove cantine boutique nate nell’ultimo decennio. Molte di queste piccole cantine di eccellenza sono fiorite sulle Alture del Golan e in Alta Galilea dove è in atto una sorta di rivoluzione portata da giovani enologi con studi in Europa e nel Nuovo Mondo. Il suolo basaltico di origine vulcanica e il clima fresco  creano su queste Alture al confine  con la Siria i presupposti di Cabernet Sauvignon al top, così come degli Syrah. Una piccola cantina modello (10mila bottiglie) è quella di Johnny Stern, ex manager nell’industria chimica appassionatamente convertitosi alla vigna.“Dall’esperienza che abbiamo ci sembra che la terra vulcanica della Galilea stia dando ottimi risultati”.



Interessantissimi per ora il suo Stern Winery Rotem 2009 e lo Stern Winery Cabernet Franc 2010.


DOMAINE DU CASTEL
Ramat Raziel
Haute Judee
Tel.: + 972-  2 - 534 22 49
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FLAM WINERY
Yaar Hakdoshim
Tel.: 972-2-99 29923
Tel. Ms. Liatte Nicole Miller:  + 972 (54) 211-3324
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GOLAN  HEIGHTS WINERY
Katzrin
Tel.: 972-4-696-8420
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MARGALIT WINERY
Caesarea
Tel. Asaf:  054 6285666
Tel. Yair:  050 5334433
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YATIR WINERY
Tel Arad
Tel. +972 (0) 52-8308196   +972 (0)8-9959090
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STERN Winery
Kibbutz Tuval,
D.N: Beit Hakerem Valley
Tel.: +972-54 3034361
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testo a cura di Raffaella Prandi

foto Paolo Della Corte

aprile 2013

 

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