Se la terra arida è diventata fertile Israele lo deve alle tecnologie applicate all'agricoltura. Un patrimonio di conoscenze raccolte nel padiglione dominato da un grande giardino verticale firmato Davide Knafo.

Rispetto alla Terra Promessa, florida e prosperosa, il moderno stato israeliano ha dovuto fare i conti con la scarsità di risorse. Questo ha spinto il Paese ad avere un approccio innovativo e tecnologico, applicato soprattutto all’agricoltura. Expo rappresenta l’occasione per mostrare ai visitatori il “granaio di conoscenze”, ovvero le competenze acquisite in ambito di ingegneria agricola nel corso degli anni.

Il concept: I campi di domani

Israele è un Paese che ha saputo, attraverso ricerca e sviluppo, rendere fertili molti dei suoi terreni in prevalenza aridi. Una dedizione che in quasi settanta anni lo ha portato a essere uno dei paesi leader nel campo della scienza e nell’innovazione. Oggi, infatti, il suo comparto agricolo è interamente basato sulla tecnologia e riesce a tenere il passo grazie alla rapidità delle innovazioni. Expo è l’occasione per mettere a disposizione dei visitatori le competenze acquisite in questi anni, raccolte in una sorta di grande “granaio di conoscenze”.

Il padiglione

Disegnato dall’architetto David Knafo e realizzato da Avant Video Systems con materiali riciclabili, l'edificio si trova di fianco al Padiglione Italia all’incrocio del Cardo e del Decumano, i due assi principali di Expo. La struttura, che si sviluppa su di un’area complessiva di quasi 2.400 metri quadri, si contraddistingue per il giardino verticale, una parete verde lunga settanta metri e alta dodici, interamente ornata di piante, i cui fiori e colori cambieranno con il passare delle stagioni. La spettacolare parete non ha solo un ruolo estetico ma introduce il vertical planting, una tecnologia che permette di risparmiare e ottimizzare territorio e acqua. Un impatto visivo incredibile, dunque, che simboleggia la centralità della lotta contro la desertificazione e la posizione d’avanguardia che Israele detiene nel settore agroalimentare. L'obiettivo del Paese è evidente: vuole andare oltre l’immagine stereotipata di un territorio arido, mostrando soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate, come l'ottimizzazione delle risorse idriche o le opere di bonifica dei terreni incolti.

Percorso espositivo

Il Padiglione è costruito per offrire al visitatore un'esperienza coinvolgente, fin dall'ingresso: nella sala iniziale, quella d’attesa, attori e performer interagiranno con il pubblico, mentre dei video verranno proiettati sulle pareti. La mostra si divide in due parti. Nella prima, viene raccontata, attraverso ricordi, immagini e filmati, la storia di tre generazioni di contadini che sono riusciti a far fiorire il deserto. Nella seconda parte, i visitatori sono guidati in una grande stanza buia in cui delle luci proiettano filmati dedicati a quattro progetti all’avanguardia come la biotecnologia che si occupa della ricreazione del Super Wheat, il grano originario e non geneticamente mutato risalente a tremila anni fa. Gli altri progetti in mostra sono 3.0 agriculture (applicazione di tecnologie digitali e satellitari dedicate alla gestione dei campi), un progetto di irrigazione in Africa e le tecnologie zootecniche in un centro di mungitura industriale in Asia. Completano il Padiglione, la terrazza panoramica, l’area eventi e il ristorante di cucina tradizionale. Tra i vari eventi, ricordiamo Colorfood, mostra fotografica dell'israeliano Dan Lev, che vede la partecipazione di oltre trenta chef israeliani e italiani, tra cui Beck, Bowerman, Apreda, Taglienti, Castigliani, Dell’Oglio e Colonna. Di che si tratta? Di un progetto fotografico che racconta il percorso creativo che si nasconde dietro ciascun piatto.


a cura di Annalisa Zordan

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