Venezia. Una giornata di fine inverno. Arriva in Italia un nuovo millesimo di Dom Pérignon. Nuovo almeno per il Rosé. Parliamo di una grande annata: la 2002. Da un incontro con Vincent Chaperon, enologo della

="_blank">maison e braccio destro di Richard Geffroy alcuni appunti su un vino di cui si parlerà in futuro. Visto che, per ora, non sembra abbia paura di invecchiare.

 

Prima a Istanbul, ora a Venezia. È questa la rotta che Dom Pérignon Rosé ha scelto di percorrere per presentarsi a livello internazionale e in Italia. Come a voler unire Oriente e Occidente, ricordando gli storici legami commerciali e i rapporti intrattenuti tra la Serenissima e Bisanzio. Tutto inizia di buon mattino, in una giornata divenuta anche occasione di trascorrere delle ore al Gritti Palace, riaperto di recente dopo un restauro che ha visto rivivere le suites e le sale di uno degli alberghi più belli al mondo.

 

Si inizia con una degustazione condotta singolarmente, si assaggia il Rosé 2002. Il colore stupisce e lascia un po' perplessi. È un rosa brillante, ma molto scuro, con riflessi di ciliegia e aranciati. Al naso iniziano i chiaroscuri, i cambi di passo, quelle sensazioni che Vincent Chaperon descriverà facendo riferimento continuo a un paradosso. Prima si avvertono le sensazioni più dolci, primarie, del frutto. Poi, pian piano, affiorano note chiare e fresche. I profumi di pasticceria e piccoli frutti rossi si trasformano in tocchi agrumati che subito ricordano il rabarbaro, le spezie, le erbe alpine. Continua a cambiare ed è chiara la sensazione di arancia sanguinella che vira in ricordi terrosi e leggermente affumicati.

 

Al palato sembra fare il percorso inverso: da subito trasmette la sua essenzialità e finezza. La carbonica dona suadenza, avvolge la bocca e, insieme alla sensazioni minerali, spinge il sorso in un finale profondo. È qui che sembra esplodere in tutta la sua vinosità, col Pinot Nero che esce alla ribalta e offre struttura, corpo, masticabilità. Toni chiari e scuri, dicevamo, sensazioni fresche, ma avvolgenti, verticalità e pienezza. Sembra esserci tutto e il suo contrario, dai contrasti alle assonanze, dalla luminosità ai tratti scuri. Poco dopo Chaperon ci parla della vendemmia. È affascinante sentire come l'andamento climatico del millesimo ricalchi in pieno le sensazioni regalate dal bicchiere. La primavera è stata secca e a Luglio non sono mancati dei temporali. Anche ad Agosto è prevalso il grigio, ma l'umidità non ha avuto il sopravvento e la maturazione dei grappoli è stata rallentata. A fine Agosto arrivano piogge e paure di un clima che potrebbe rendere disastrosa l'annata, ma già dai primi di Settembre il sole domina tutto, e dura per ben sei settimane.

 

"Quella luce splendente, dorata, di incredibile luminosità a portato a una maturazione perfetta. Tutti quei riflessi li ritroviamo nel Rosé 2002 e regalano finezza e sensazioni cristalline al frutto maturo donato dal Pinot Nero. La sua luce" racconta Chaperon "lo avvicina alle stelle, contrasta con l'aspetto terreno e l'invecchiamento lo renderà ancora più stellare."

 

Noi, per ora, cerchiamo di stare con i piedi per terra sicuri che, proprio da queste colonne, ne riparleremo prestissimo...

 

a cura di Giuseppe Carrus

18/03/2013