Oltre ai big spender del vino (Usa, Regno Unito, Germania, Canada, Cina) quali sono gli altri mercati-obiettivo per le aziende italiane? Se lo è chiesto l'Ismea in uno studio che sarà presentato al Vinitaly domenica 7 aprile (dalle 15, area Mip

aaf, piano terra Palaexpo-sala 2), in cui si farà il punto sul posizionamento dell'Italia rispetto ai competitor mondiali, e dove si darà un quadro dei Paesi che, pur essendo piccoli (sotto il milione di ettolitri), crescono di più e “possono rappresentare” scrive l'Ismea “dei target da non sottovalutare”.

Cinque le macro aree dei nuovi importatori che negli ultimi 12 anni hanno segnato crescite significative: Est Europa, area Mediterranea, Australia, Sud America ed Estremo Oriente. I potenziali di sviluppo in queste aree sono notevoli. Ritagliarsi spicchi di mercato o ampliare il portafoglio clienti da queste parti sarebbe un bel colpo. Ma non mancano le difficoltà. “Non sono Paesi facili”, dicono gli analisti Ismea, “sia per le barriere culturali sia finanziarie e raggiungere questi lidi può voler dire investire risorse economiche e umane non indifferenti”.

Inoltre, l'Italia, se può dirsi ben messa nell'area mediterranea (leader in Turchia e Cipro) e nell'Est Europa (leader in Bulgaria, Repubblica Ceca e Ungheria), fatica ancora ad affermarsi nel Far East (seconda in Thailandia, terza in India, Corea del Sud, quarta a Singapore), in Sud America (terza in Messico e 17% delle quote, in Brasile col 15% e in Argentina con l'8%) e in Australia, dove detiene il 9% delle quote alle spalle di Francia (17%) e Nuova Zelanda (61%).

 

Variazione percentuale tra le importazioni medie 2001-2006 e 2007-2012 (volumi)


a cura di Gianluca Atzeni
05/04/2013

 

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 4 aprile 2013. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E' gratis, basta cliccare qui.