Un Pinot Bianco speciale, la riserva 2015 di Niklaserhof: nato sulla montagna del Lago di Caldaro, è meno grasso e minerale. Ben lontano dal vino neutro che siamo abituati a conoscere.

 

Primo Tre Bicchieri per l'azienda Niklaserhof, premiata per il suo Pinot Bianco Riserva 2015, che sorprende con suggestioni sulfuree e agrumate al naso che si liberano in un sorso pieno, succoso e di grande personalità. È il vitigno d'elezione su cui negli anni si è concentrata l'attenzione della cantina, che ha sempre puntato su questa uva neutra che nella zona di Caldaro dà profumi e mineralità inaspettati. Merito della montagna e del lavoro della famiglia Sölva, da anni impegnata per promuovere la vitivinicoltura di questo territorio. Quella codificata dalla Charta del Kalterersee, il protocollo di qualità che detta regole stringenti e test alla cieca per valorizzare e migliorare il vino di questa zona. Come, ce lo siamo fatti spiegare da Dieter Sölva.

 

Parliamo della Charta del Kalterersee: di che si tratta?

Charta è un'iniziativa nata nel 2010 per valorizzare la vitivinicoltura di Caldaro. Le cantine aderenti (in origine erano 18, oggi il numero è cresciuto) hanno elaborato un protocollo di qualità che individua una serie di criteri da seguire, per esempio l'età delle vigne che deve essere superiore ai 30 anni, la resa per ettaro, la selezione delle zone di viticultura. Teniamo molto alla denominazione Lago di Caldaro per questo abbiamo sviluppato questo progetto, che si può leggere, nella sua interezza, sul sito http://www.wein.kaltern.com/it/. Oltre a rispondere a questi criteri, però, i vini devono superare un certo punteggio nelle prove di assaggio.

 

In cosa consiste?

Per avere il sigillo della Charta, i vini devono essere approvati da una commissione di assaggio composta da due rappresentanti della cantina sociale, uno di una cantina privata, un vignaiolo indipendente (che poi sono io), tre enologi e altri assaggiatori. È una prova alla cieca molto rigorosa, più rigida di quelle per avere la denominazione.

 

Avere questo protocollo vi ha aiutato?

Innanzitutto ha contribuito alla promozione dei nostri vini, a farli conoscere verso l'esterno. Poi ha portato le aziende a fare un ulteriore sforzo per migliorare. Mio padre, che ha lavorato direttamente a questo progetto, ha deciso di affiancare una selezione alla Schiava. E così è stato anche per molte altre cantine, che hanno quindi lavorato sulla pulizia di questo vino.

 

Grazie a un grande Pinot Bianco arrivano i primi Tre Bicchieri della storia dell'azienda: cosa significa per voi questo riconoscimento?

Per noi è un orgoglio molto grande, che premia il nostro sforzo, e tutto il lavoro che abbiamo fatto. Sono molto fiero. Mio padre ha creduto in questo vino, che il prossimo anno giunge alla 25 edizione del riserva - uno dei più vecchi in Alto Adige - per noi è la varietà più importante dell'azienda.

 

Cosa comporta un premio del genere?

Mi immagino, e spero, una crescita di immagine. Il nostro export oggi è intorno al 30-35%, non può aumentare il numero di bottiglie, quel che può cambiare è il tipo: ora all'estero portiamo soprattutto il base, mentre magari in futuro potremmo vendere anche le riserva.

 

Su che tipo di territorio si trovano i vostri vigneti?

Abbiamo vigneti su terreni calcarei, a 500-600 metri di altitudine. Sono quelli acquistati da mio padre che già dalla fine degli anni '60 era socio della cantina sociale; vendeva frutteti e acquistava vecchie vigne di uve bianche, soprattutto pinot bianco, su cui abbiamo sempre puntato. Io sono enologo dal 1992 e dal 1994 abbiamo costruito una nuova cantina e cominciato a vinificare in proprio.

 

Cosa ha di speciale il vostro Pinot Bianco?

La nostra montagna credo sia ideale per produrre Pinot Bianco, che da noi è meno grasso, più elegante e minerale. Inoltre a questa altitudine c'è una buona escursione termica, il freddo notturno dà al vitigno più aromaticità. Per molti il pinot bianco è un vitigno neutro, da noi non è così.

 

Quanto è complesso fare vitivinicoltura in Alto Adige?

Fare il viticoltore è faticoso, non complicato. Quel che è complicato è fare il vino e quindi fare uve per il vino, pensando al risultato finale in bottiglia. Se non c'è una passione vera non si può fare: in alcuni periodi stai fino alle 2 di notte in cantina e alle 7 del mattino sei già in vigna. Produrre uva non è un miracolo, ma ci sono molte cose più impegnative da fare che portano piccolissimi vantaggi, che sommati possono dare un grande risultato.

 

Tenuta Niklas, Famiglia Sölva – Caldaro - via delle Fontane 31 A- +39 0471 963434 - http://www.niklaserhof.it/it/

 

a cura di Antonella De Santis e William Pregentelli