Il vino su internet viaggia su grandi numeri: 210 milioni di pagine aggregate su Google, 7 milioni di video, 37 milioni di immagini. Se ne  parla e se ne scrive tanto: ben 2500 i blog dedicati all'argomento. I social network fanno la loro parte, a cominciare da Facebook con oltre 2mila gruppi dedicati al vino. E' una piattaforma enorme di d

ati che crea aggregazione, segnala appuntamenti, accresce  conoscenze. Tanto per gli uomini quanto per le donne (il 53 per cento contro il 47).

 

Questa "brand reputation" del mondo-vino vien fuori dall'indagine "Social Wine Monitor" della società Found! e promossa da AGIVI (associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani). Questa dimensione 3.0 del vino ha convinto gli associati di AGIVI a rivedere il proprio sito e a dar vita al primo social network settoriale, pensato per i giovani imprenditori del comparto vitivinicolo. Sarà qualcosa di simile a un forum  aperto 24 ore su 24 dove condividere idee ed esperienze. L'indagine del Social Wine Monitor di Found! ci dice anche che la gran parte degli internauti appassionati di vino (il 49 per cento) consulta il web prima di fare acquisti; un 31 per cento chiede consigli e suggerimenti a sommelier o direttamente alle aziende, oppure (un 26 per cento) si fida delle "dritte" che arrivano dalla community. I trend topic in Rete sono etichette e vitigni, eventi

nazionali e internazionali e abbinamenti cibo-vino.  Scendendo nel particolare, vien fuori che, secondo una scala di caratteristiche legate al vino, in cima alle parole più cercate, troviamo il gusto,  seguito dalla qualità. Il prezzo si posiziona  terzo e poco dopo seguono olfatto e vista.

 

Numeri a parte, la domanda che ricorre spesso è: i social media hanno portato reali vantaggi al mondo del vino? Se per vantaggi s'intende una maggiore "democratizzazione", la risposta è positiva. Gli appassionati si sentono sempre più parte attiva di questo settore, sia come consumatori che come "critici". Dal punto di vista dei produttori, l'uso della Rete ha portato un riscontro diretto e aggiornato delle esigenze dei mercati e dei consumatori. Anche il "metterci la faccia" ha cambiato il modo di fare comunicazione: spesso sono i proprietari ad avere un contatto diretto con gli appassionati, che, in questo modo, sono più motivati a trasformarsi in nuovi clienti. La regione italiana più attiva sul wine 3.0 è il Veneto (54 per cento), seguita a sorpresa dalla Calabria (42 per cento) e dalla Toscana (35 per cento). La top list dei vini più citati sono il Barolo, l'Amarone e il Chianti. Il Montepulciano precede il Brunello, mentre la chiusura spetta al Soave.

 

 

Francesca Ciancio

05/04/2012