Lungo il Sahel sulla rotta di spezie e colori.

 
 Da Tunisi, affascinante e moderna capitale, fino alle bianche spiagge di Djerba, passando per la modaiola Hammamet, la tranquilla Madhia e le selvagge isole Kerkenna, accompagnati dagli aromi di erbe, condimenti e fiori d’arancio. Breve viaggi

o lungo la costiera tunisina, alla scoperta delle località più belle e le specialità gastronomiche tunisine, in un gioco semiserio di rimandi e confronti con il mondo occidentale.

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Appunti di viaggio

A un’ora esatta di volo da Roma, Tunisi è uno dei centri più importanti del Mediterraneo. Fondata oltre dodici secoli fa sui resti di una città punica sulle rive di una laguna poco lontana dall’antica Cartagine, oggi è una singolare sintesi di passato, presente e futuro. A parte le antiche vestigia cartaginesi e l’incredibile collezione di mosaici conservata nel museo del Bardo, la suggestiva Medina – Patrimonio dell’Umanità UNESCO – è una testimonianza di un passato meno remoto, ma ugualmente affascinante. Anche se è facile perdersi nel dedalo di stradine che si snodano intorno alla via principale che conduce all’imponente Moschea Zitouna, non è poi così grave.

Le strade sono controllate dalla polizia turistica, che garantisce – come in tutto il Paese – un alto livello di sicurezza, e l’atmosfera è sempre rilassata e pacifica nonostante l’allegro caos del mercato. Scopritela senza fretta, passeggiando per le stradine su cui si affacciano negozietti, laboratori di artigiani e caffè, ma anche antiche dimore oggi trasformate in alberghi di charme o sontuosi ristoranti dove assaggiare i piatti tipici della cucina tunisina nella loro veste più raffinata. La gastronomia locale è molto varia e ogni regione ha la sua specialità, anche se ormai è facile ritrovarle nei restaurants touristiques di tutto il paese: bricks (sottilissimi fogli di pasta tipi phillo, farciti con uova e altri ingredienti come tonno o patate, ripiegati su sé stessi e fritti) e “dita di Fatima” (molto simili, ma dalla forma di sigaro) accompagnati dalla piccante harissa (salsa al peperoncino) o le variopinte “insalate” di verdure e spezie, il couscous d’agnello o di pesce, l’ojia (sorta di ratatouille araba a base di verdure stufate e uova), il mosli (stufato d’agnello con patate) o la zriga, golosa crema pasticcera aromatizzata all’acqua di fiori d’arancio e farcita con pistacchi o pinoli. Ma non abbiate paura di avventurarvi nei più semplici restaurants populaires, per avere un assaggio della Tunisia più vera.

Tutt’intorno alla Medina, si estende il cuore pulsante di Tunisi, la “città europea” nata negli anni ’20 dalla chiara impronta francese, dove si respira un’atmosfera moderna e cosmopolita. L’avenue Bourgiba, dedicata al primo presidente della Repubblica Tunisina che portò il paese all’indipendenza nel 1956, è un grande viale alberato costeggiato da bei palazzi, negozi eleganti e frequentati caffè. La crescita della città ha dato il via a una rapida espansione e alla crescita di nuovi quartieri commerciali e d’affari, e ormai non c’è quasi soluzione di continuità tra Tunisi e i vicini borghi come La Goulette, avamporto della città, la moderna Cartagine – dove a poca distanza dai resti fenici sorgono lussuosi alberghi sul mare – e l’incantevole Sidi Bou Said. Qualcuno la chiama “la Montmartre tunisina”, per le stradine brulicanti di turisti e personaggi del jet set. Per qualcun altro ricorda un villaggio greco, con le sue linde case bianche e blu e i café dove rilassarsi ad ammirare il tramonto sulle orme di artisti come André Gide e Paul Klee, ma anche Claudia Cardinale e la Lollobrigida. Quel che è certo è che il piccolo villaggio – perfetta riproduzione di un borgo andaluso – è una sosta imperdibile se si visita la capitale tunisina. Antica meta di pellegrinaggi – deve il suo nome a un religioso del XIII secolo che vi si ritirò in preghiera – oggi la località è ormai votata al turismo, ma mantiene un’atmosfera romantica e seducente, soprattutto fuori stagione.

A Sud di Tunisi, con la penisola di Cap Bon e il golfo di Hammamet – località turistica rinomata per le spiagge, i locali e i divertimenti, cuore della vita mondana nazionale – inizia il Sahel, la “Costiera” tunisina che arriva fino al golfo di Gabes.

Lungo la strada, si incontrano altre località come Sousse e la vicina marina di Port El Kantaoui, moderno centro turistico molto frequentato dalle famiglie tunisine, che con il porto turistico pieno di caffè e ristoranti ricorda da lontano Porto Rotondo. A qualcuno potrà sembrare poco autentica, ma in realtà la località offre uno spaccato veritiero dell’odierna Tunisia. Monastir è una piccola cittadina di pescatori dove convivono affascinanti memorie storiche, antiche tradizioni locali e moderne attrazioni turistiche. Meno nota, Mahdia, antica capitale dei Fatimidi, è altrettanto ricca di tradizioni, affascinanti dimore e tesori archeologici, ma sono soprattutto il suo porticciolo, le belle spiagge e i ricchi fondali che la rendono una meta ideale per chi cerchi una vacanza tranquilla ma non noiosa.

Procedendo verso Sud, il paesaggio cambia: le palme e i vigneti della regione di Tunisi cedono il posto alle sconfinate distese di olivi. Siamo nella zona di Sfax, secondo centro della Tunisia e cuore della vita industriale del paese. La città non ha grandi attrattive turistiche, anche se la tranquilla Medina merita una visita e nei suoi dintorni si trova l’interessante “colosseo” di El Jem (grande anfiteatro di epoca romana, che non sfigura comparato al più noto monumento romano). D’altronde, Sfax e i suoi abitanti sono noti per essere seri e operosi, molto concentrati sul lavoro: un po’ come i milanesi, se vogliamo, ma meno inclini ai divertimenti notturni!

Ma Sfax è soprattutto il punto di partenza per le isole Kerkenna, raggiungibili in un’ora e mezza di navigazione con i traghetti che partono più volte al giorno. L’arcipelago delle Kerkenna (l’antica Cercina, secondo la leggenda patria dell’ammaliante maga Circe) è formata dalle due isole principali di Chergui (la maggiore) e Gharbi, più alcuni isolotti disabitati. Con un’altitudine massima di 13 metri slm, le Kerkenna colpiscono per il loro panorama piatto e selvaggio, ancora poco toccato dal turismo: per il momento c’è solo una manciata di hotel nella zona di Sidi Frej, ma è in programma la creazione di nuove strutture in nome del turismo sostenibile, per preservare l’ambiente incontaminato del luogo. Per il resto, a parte alcuni piccoli centri come Remla e El Abbassya, solo palme, semplici casupole, spiagge bianche e acque cristalline. È il mare, infatti, il segno distintivo di queste isole: qui l’attività principale è, da sempre, la pesca. Grazie a un mare pescoso e (ancora) pulito, tutta l’area di Sfax è famosa per la cucina di pesce con un uso abbondante delle spezie in genere, e del cumino in particolare: non a caso, molti abitanti di questi luoghi hanno per cognome nomi di spezie! Ma ciò che è davvero singolare, alle Kerkenna, è la charfia, insolito sistema che regola la pesca. «Questo è l’unico posto al mondo dove i pescatori sono proprietari del mare!» racconta orgoglioso Habib Sassi, professore, guida turistica e autore di un piacevole libretto sulle isole, nonché figlio di pescatore e dunque legittimo proprietario del suo angolo di mare. Le staccionate che spuntano dall’acqua segnano infatti i confini degli “appezzamenti” dei pescatori locali, che nel 1772 ottennero dal Bey di Tunisi il diritto di possedere il mare, unica fonte di ricchezza. Da allora, sono i legittimi proprietari di circa 500 “pescherie fisse” delimitate da recinti di foglie di palma, al cui interno sistemano le trappole per i pesci. Ancora oggi le charfia passano in eredità da padre a figlio, e possono essere vendute all’asta solo tra gli abitanti del luogo.

Se la tranquillità delle Kerkenna – dove la sera l’attività più comune consiste nell’ammirare meravigliosi tramonti – dovesse risultare eccessiva, si può sempre ripiegare su Djerba, la Capri tunisina, con tanto di alberghi di lusso e casinò. Rinomata località vacanziera presa di mira da tour operator e turisti (italiani, in particolare) fuori stagione si rivela una meta idilliaca, con il suo clima temperato, le belle spiagge poco affollate e diverse occasioni di svago e di visita: il ponte romano che collega l’isola alla terraferma (in alternativa a traghetti che partono da Ajim), la sinagoga de La Ghriba, meta di importanti pellegrinaggi della comunità ebraica internazionale, il villaggio di Guellala rinomato per le sue ceramiche, e l’animato mercato di Houmt Souk, il centro principale, dove gironzolare con tutta calma tra chioschi di arance, mercanti di spezie, spugne e souvenir. Qui ogni mattina alle 10 si svolge una colorata e insolita asta del pesce: il battitore apre l’asta al grido di “bab Allah”(letteralmente, “la porta di Allah”, cioè “chi dà un prezzo d’inizio, per Allah”), e per pochi dinari ci si assicura dell’ottimo pesce fresco, da far cuocere nei semplici ristorantini nelle vicinanze.

Da Djerba, ci si può inoltrare nel deserto per scoprire un altro volto della Tunisia, dove la sabbia sostituisce l’acqua del mare. Se le bellissime oasi di Chibika e Tamerza e i palmeti di Tozeur sono raggiungibili solo con l’impegnativa attraversata della distesa bianca dello Chott El Jerid (lago salato), più vicino è il suggestivo circuito degli Ksour, antiche costruzioni che fungevano da granai e abitazioni per le comunità berbere. Non dimenticate di passare da Tataouine (famosa soprattutto come set di Guerre Stellari!) per assaggiare le tipiche corna di gazzella, croccanti dolci dalla forma caratteristica ripieni di pistacchi, mandorle e sesamo: si trovano in tutto il paese, ma le originali sono solo quelle di Tataouine! Un po’ come le sfogliatelle napoletane...

di Luciana Squadrilli