Mentre a Milano Sorbillo stabilisce un piccolo impero della pizza napoletana al Nord e Starita si prepara ad aprire seguendo l'esempio del conterraneo, in città Domino's Pizza progetta un'espansione capillare. Che fa il paio con l'apertura del primo KFC e con il discusso arrivo di Starbucks all'ombra del Duomo. 


Domino's Pizza in Italia. I primi passi

Qualche mese fa, era l'autunno scorso, Domino's Pizza entrava a Milano per portare in città la sua interpretazione di pizza “all'italiana”. Proprio in Italia, dove l'idea di pizza è piuttosto distante da quelle stravaganti farciture che hanno reso la catena statunitense fondata negli anni Sessanta celebre in tutto il mondo. Oggi, infatti, questo fast food della pizza presidia ben 73 Paesi e conta oltre 10mila punti vendita; a questi, a ottobre scorso, si è aggiunto il negozio in via della Martinella, il primo in Italia e nel capoluogo lombardo. E via subito rassicurazioni sulla genuinità del prodotto, proclami di amore incondizionato per i prodotti made in Italy, con la promessa di stringere collaborazioni con i produttori locali, perché sulle pizze by Domino figurassero prosciutto di Parma o mozzarella di bufala campana. L'obiettivo dichiarato, sin dall'ingente piano di investimenti previsto per l'espansione in Italia, era quello di incrementare rapidamente il numero di punti vendita, sfruttando lo strumento del franchising, in una città che sul fronte della pizza ha ultimamente riscoperto l'affezione per la qualità da un lato (un anno fa arrivava Sorbillo, quest'anno è la volta di Starita, Sorbillo raddoppia con le pizze fritte di Zia Esterina, ha aperto Marghe), e visto consolidarsi il presidio di Spontini dall'altro (l'ultimo arrivato è il punto vendita aperto h24 in Darsena).

Alla conquista di Milano. Con un centro di produzione per pastelle

E allora Domino rilancia e promette undici nuove aperture a Milano entro l'anno - altri due, nel frattempo hanno aperto i battenti all'ombra del Duomo – ma soprattutto mette a punto un sistema di produzione indipendente che passerà per il nuovo centro di produzione di Buccinasco, il primo stabilimento di pizza in Italia. A renderlo possibile la scommessa di un giovane imprenditore italiano, Alessandro Lazzaroni, che ha scelto di farsi rappresentante del brand americano nella sua sfida alla conquista della Penisola e oggi è master-franchising dell'Italia di Domino's Pizza. Un passato come consulente da Mc Donald's, l'imprenditore sembra averci preso gusto e spera di coniugare il modello gestionale di chi ha saputo farsi grande nel mondo con la tradizione alimentare italiana. Anche se i puristi della pizza, di fronte al prodotto proposto da Domino, potrebbero storcere il naso. Intanto, proprio l'investimento di Lazzaroni e di altri finanziatori che credono nel progetto ha consentito di aprire il centro di Buccinasco, alle porte di Milano, dove si producono le pastelle inviate ai punti vendita: le basi già pronte che i pizzaioli stenderanno in negozio per sfornare pizze dalle farciture esotiche – non si rinuncia all'hawaiana con ananas, per esempio – ma anche più vicine al gusto tricolore.

Il modello made in USA

E la pizza, come in ogni Domino's che si rispetti, si può ordinare anche online e tramite app: nel raggio di un chilometro e mezzo arriva in 20 minuti al massimo. Piacerà ai milanesi? Per ora, quel che conta, in questa storia di imprenditoria all'italiana che cerca di capitalizzare un'esperienza internazionale, è la filiera del lavoro a cui l'investimento ha dato origine. Formazione a Miami (nella sede centrale dell'azienda) per cinque ragazzi italiani, a capo dei punti vendita milanesi, 80 dipendenti già all'attivo e previsione di triplicare le assunzioni entro la fine del 2016. Oltre ai corrieri assunti con il contratto pubblici esercizi, part o full time. E tutti gli ingranaggi, in questo meccanismo che mai sembra essersi inceppato negli ultimi 50 anni, contribuiscono a servire una pizza dichiaratamente non artigianale. Dove mozzarella, wurstel, salame piccante, cipolla e funghi possono convivere sulla stessa pizza. Come gusto americano insegna. Ma è pur vero che gli ultimi giorni hanno fatto segnare file ingestibili per ordinare una manciata di alette di pollo fritte nel primo KFC dell'hinterland milanese (aperto meno di una settimana fa nel centro commerciale di Arese). Mentre qualcuno ricorderà le polemiche sollevate dall'arrivo di Mc Donald's in Italia quando proprio trent'anni fa (era il 1986) apriva il primo punto vendita della celebre catena di fast food. Che ora si appresta a "festeggiare" il trentennale con oltre 500 store all'attivo in tutta la Penisola. E la sorte di Domino's Pizza quale sarà?

 

a cura di Livia Montagnoli