Due braccia meccaniche che si muovono all’unisono, per realizzare il cocktail perfetto; e un’app, per governarle suggerendo ricette già codificate o personalizzate secondo gusto del cliente. Carlo Ratti in collaborazione con Makr Shakr suggerisce un’idea per la miscelazione del futuro. Già in vendita, e all’opera a Torino per tutta l’estate. 


 

Tecnologia al servizio dell’intrattenimento

Spettacolo, intrattenimento, funzionalità. E una spinta tecnologica mirata alla completa automazione che punta dritta verso il futuro, aprendo nuove frontiere alla robotica applicata. Nino è il robot bartender perfezionato dallo studio Carlo Ratti Associati: il nome familiare tranquillizza chi di fronte all’ultima invenzione dell’architetto torinese alla guida del MIT Senseable City Lab del Massachusetts difficilmente riesce a capacitarsi di quello che vedono gli occhi. Ma in fondo, il braccio meccanico che presto potrebbe imporsi “sul” bancone del bar non farà altro che riprendere gesti, movenze e competenze (al talento e alla personalità del singolo, invece, difficile supplire) di un navigato bartender alle prese con la preparazione di un cocktail. Il prototipo è stato sviluppato per il gruppo Makr Shakr, realtà italiana già da tempo impegnata sul mercato delle macchine automatizzate per la miscelazione, nello specifico col format del Bionic Bar, che negli ultimi 3 anni ha servito milioni di cocktail su navi da crociera nel Mar dei Caraibi, hotel e centri commerciali. Ma il livello di innovazione proposto da Carlo Ratti - che, ricordiamo, non è nuovo a cimentarsi col mondo della tecnologia applicata all’industria alimentare e della ristorazione, dal supermercato digitale del Future Food District per Expo 2015 allo stabilimento di Mutti in fieri alle porte di Parma, passando per il fast food ipertecnologico di Fondazione Agnelli, a Torino - punta decisamente a raggiungere standard più elevati.

Nino. Il robot bartender

Presentando quindi un robot comandato tramite app in grado di maneggiare fino a 170 bottiglie poste sopra la sua “testa”, realizzando davanti al cliente una sterminato catalogo di drink miscelati sul momento. A chi lo governa la possibilità di selezionare ricette da un database che riunisce celebri creazioni di bartender internazionali, o dettare al robot nuove formule personalizzate, facendo affidamento sull’app per tenere memoria dei preferiti, commentare e condividere con gli altri le proprie invenzioni. Perché come specifica Carlo Ratti, che sulle potenzialità più ardite della tecnologia lavora da una vita, “è fondamentale mettere i robot, pur in grado di rivoluzionare il nostro approccio al lavoro nel futuro prossimo (ricordiamo il caso recente della cucina robotica inaugurata a Boston, ndr), nelle mani delle persone che vogliono trasformare le proprie idee in realtà con l’aiuto della tecnologia”. Nella pratica sono due le braccia meccaniche che lavorano all’unisono coordinando i movimenti come da scuola di bartending (una seleziona le bottiglie, l’altra, più tecnica, si preoccupa delle operazioni di stirring, pestaggio, e agita in aria lo shaker al bisogno), quasi danzassero per offrire uno spettacolo inedito a chi guarda (ha perfezionato i movimenti il coreografo italiano Marco Pelle, del New York Theatre Ballet); intanto, un display luminoso sul retro mostra l’ordine del cliente, il tempo di attesa. E il pagamento si può perfezionare senza contante, sempre via app. Polemiche sulla mancanza della componente umana? Comprensibili e prevedibili, ma c’è da dire che i cocktail sono in larga parte precisione: una volta impostate le dosi, si lavora al millilitro sotto tutti i punti di vista. Insomma replicabilità elevatissima e mixologist che dovranno forse un po’ guardarsi le spalle e puntare decisamente sul fattore umano: se pure il prodotto finale sarà identico, difficilmente col macchinari si potrà conversare, confidarsi, ricevere consigli…

 

L’estate di Nino a Torino

Pensata come struttura modulare facilmente adattabile a spazi preesistenti, la postazione mobile con robot bartender integrato potrebbe facilmente prestarsi all’organizzazione di eventi in esterno e festival estemporanei. Oppure trovare posto accanto al bancone tradizionale, per offrire un’alternativa ad alto tasso di spettacolarità in contesti più classici. L’esordio di Nino, non a caso, è stato programmato per l’estate 2018, in occasione di eventi pop up che prenderanno forma in giro per l’Europa, mentre per i prossimi mesi sarà sempre visibile all’opera presso il summer club dedicato all’innovazione che prenderà forma ai Murazzi dalla metà di giugno alla metà di settembre: Torino, dunque, dove Makr Shakr è nato e ha cominciato a muovere i primi passi prima di imporsi come leader sul mercato di settore. Ma per chi volesse metterlo alla prova, Nino è già in vendita: non resta che acquistarlo al prezzo di lancio: 99mila euro!

 

a cura di Livia Montagnoli