Cos'è il pisco? Quali sono le sue origini? E come si inserisce nel mondo della mixology? Dal 17 al 27 maggio l’Ufficio Commerciale del Perù in Italia organizza una rassegna per far conoscere il distillato sudamericano. Dove? In 23 locali di Firenze.

 

Il Sud America tira; anche nel settore della miscelazione. A fare da apripista i distillati di agave (pensiamo all'enorme progetto di ricerca avviato dai ragazzi della Punta Agaveria di Roma), ora è la volta del pisco, che pian piano sta diventando il protagonista di masterclass e serate tematiche. Ma l'Ufficio Commerciale del Perù in Italia ci ha visto lungo, e in tempi non sospetti ha ideato delle rassegne a lui dedicate. Dopo Milano, quest'anno è la volta di Firenze.

Le origini del pisco

Una delle versioni più accreditate - anche se i vicini cileni rivendicano a loro volta la primogenitura – racconta che si tratta di un distillato nato alla fine del XVI secolo, sotto la dominazione spagnola. I colonizzatori introdussero la coltivazione della vite per produrre in loco l’aguardiente che non riuscivano a far arrivare dalla madrepatria; senza sapere che stavano inaugurando una storia che nei secoli avrebbe unito due culture, quella iberica e quella andina. Ancora oggi la coltivazione della vite prospera nei dipartimenti di Lima, Ica, Arequipa, Moquegua e le valli di Locumba, Sama e Caplina in Taca. Ovvero le zone dove si coltiva l’uva pisquera dal cui mosto fermentato si ricava, per distillazione, il pisco, nome che deriva da quello del porto da cui si esportava: Pisco, una città a circa 200 chilometri a sud di Lima. Oggi è una denominazione riconosciuta anche dall’Unione Europea, grazie all'accordo di Lisbona, che vede coinvolti circa 500 produttori e centinaia di marchi. Un business in crescita, basti pensare che negli ultimi dieci anni la produzione è arrivata a circa 8 milioni di litri distribuiti in tutto il mondo, specie (in Europa) in Germania, Spagna e Inghilterra.

Le varietà

Si tratta di otto varietà che per praticità si possono suddividere in uve aromatiche (italia, torontel, moscatel, albilla) e non aromatiche (negra, criolla, mollar, quebranta, uvina). Dopodiché il pisco può essere puro, quindi ottenuto esclusivamente da una sola varietà; pisco mosto verde, ottenuto dalla distillazione di mosti freschi con fermentazione interrotta (in questo si usa tra il 60 e l’80% di uva in più) e pisco acholado quando entrano in gioco diverse varietà in proporzioni differenti. Dal 17 al 27 maggio avrete modo di assaggiarli sia in purezza che all'interno dei drink: “La Firenze Pisco Week è un’occasione unica per consacrare il pisco come ingrediente di molti cocktail – ha dichiarato Amora Carbajal Schumacher, Direttrice dell’Ufficio Commerciale del Perù in Italia – I migliori bar del mondo usano già da tempo il nostro distillato con un ruolo da protagonista, ora tocca a Firenze. Il nostro obiettivo è infatti quello di offrire attraverso il pisco nuove e sempre diverse esperienze di gusto”. Un'occasione da segnare in agenda.

 

Firenze Pisco Week – Firenze dal 17 al 27 maggio

I 23 locali: Atrium Bar del Four Seasons Hotel, Bitter Bar, Caffe Gilli, Ditta Artigianale, Divina Terrazza dell'Hotel Cavour, Eataly, El Gallito, El Inka, Filippo Mud, Grand Hotel Minerva, Harry’s Bar, Inferno, Joshua Tree Pub, La Menagere, La Vaka Loka, Locale Firenze, Mad, Mistura, Pint of View, Rasputin, Santa Rosa Bistrot, Sesto, The Fusion Bar.

 

a cura di Annalisa Zordan