I giudici accolgono l'appello del Mipaaf e della Marchesi di Barolo, ribaltando la sentenza del Tar del Lazio del marzo 2012 che aveva dato ragione agli 11 produttori contrari al nuovo disciplinare di produzione. Ecco tutta la storia di una dicitura contesa.

La Marchesi di Barolo potrà continuare a scrivere “Cannubi” sulle etichette del proprio Barolo. Lo ha sancito il Consiglio di Stato, con la sentenza del 3 ottobre 2013, che ha accolto l'appello presentato dal Mipaaf contro la bocciatura del nuovo disciplinare di produzione della Docg piemontese, ribaltando quindi la sentenza del Tar del Lazio del marzo 2012, dando così ragione alle motivazioni presentate dall'azienda guidata da Ernesto Abbona, che nella disputa legale sull'uso della prestigiosa dicitura Cannubi era opposta alle ragioni di undici produttori della storica collina (Mascarello, Serio, Brezza, Camerano, Drocco, Damilano, Einaudi, Fontana, Sandrone, Scarzello, Carretta), sostenuti anche dal Comune di Barolo nel chiederne l'uso esclusivo.
Il Mipaaf era ricorso ai giudici del Consiglio di Stato dopo che il Tribunale amministrativo del Lazio aveva annullato il decreto del settembre 2010 che rendeva operativo il nuovo disciplinare di produzione (approvato dal Comitato vini). Disciplinare che allargava di fatto da circa 15 a 34 ettari l'area dei vigneti che potevano fregiarsi della dicitura Cannubi, e consentendo alle cantine di scegliere se indicare in etichetta la menzione geografica Cannubi oppure le altre diciture Cannubi Muscatel, Cannubi Boschis, Cannubi Valletta e Cannubi San Lorenzo. Con la sentenza del Consiglio di Stato questo disciplinare torna in vigore. E della decisione beneficeranno, oltre alla Marchesi di Barolo, anche altre due aziende i cui vigneti insistono sulla collina astigiana (Burlotto e Francesco Rinaldi), dove un ettaro – lo ricordiamo – arriva a costare oltre 500mila euro.
Questa sentenza riconosce le ragioni storiche da noi presentate e rende giustizia al lavoro profuso dalla mia famiglia che fin dalla seconda metà dell’800 coltiva e vinifica uve Barolo prodotte da vigneti di proprietà nei Cannubi”commenta Ernesto Abbona che nella documentazione prodotta a sostegno delle sue tesi ha incluso anche bottiglie di Barolo del 1904 (nella foto), con l'indicazione Cannubio: “E questo” sottolinea “ancor prima dell’acquisto, nel 1929, delle Antiche Cantine dei Marchesi di Barolo. Detto questo, mi auguro che la chiusura di questa vicenda porti un po' di concordia e rinnovato dialogo in questa area, che è sostanzialmente omogenea, e dove i nomi che si sono susseguiti dopo varie acquisizioni da parte delle diverse famiglie non comportano reali distinzioni qualitative del prodotto”.

a cura di Gianluca Atzeni