Paesaggi aspri, in un lembo di terra battuto dagli elementi nel cuore del Mediterraneo. Teatro di una viticoltura audace che regala vini autentici ed espressivi.

 

Etna: un territorio dal fascino arcaico

Fiera, altera, imprevedibile e scostante. L’irruenza della natura ha plasmato sull'Etna un paesaggio dal volto aspro, segnato da solchi cavernosi e rilievi rugosi, arcano teatro di scontro tra elementi della natura. Lava infuocata, trasformata dall’aria in dura pietra, che sprofonda fin negli abissi di un mare cobalto. Cielo turchese smaltato, smerigliato dal vento incessante. Sole violento che trapassa l’atmosfera tersa dell’altitudine con fare insolente. Nuvole veloci che accarezzano curiose la solitaria vetta della montagna. Terra che non ama compromessi e non può lasciare indifferenti. Colori netti, densi e compatti. Non c’è spazio per frivole sfumature, qui dominano il nero cupo e ruvido dalla lava, il verde dei pini e dei castagni, l’argento fluttuante degli ulivi scossi dal vento. Terra minacciosa, compressa e poi esplosa dal mare al cielo. Un vulcano sul margine di un’isola, al centro del Mediterraneo, cuore nero della sua affabulante storia, di miti e di leggende.

 

La viticoltura etnea

È qui che vecchie viti sinuose e contorte, lignee sculture viventi, affondano le profonde radici tra sabbie e pietre, alla disperata ricerca di una precaria sopravvivenza. Le più belle vigne dell’Etna hanno il fascino di un armonioso disordine, della casualità spontanea della natura, che ribelle, vince ogni tentativo di domesticazione. Ogni pianta ha la sua forma e la sua storia, unica e straordinaria. Terrazzamenti di pietra lavica che assecondano, pigri e intermittenti, l’irregolare profilo della montagna, filari disallineati, cactus e ulivi che interrompono la vigna, rivendicando il diritto ancestrale di abitare quel luogo. Siamo lontani dalla lineare geometria, algida e asettica, dei nuovi impianti a spalliera. Anzi, quando s’incontrano vigne siffatte sul vulcano, quasi non ci si crede. È questo il fascino magnetico e tenebroso del vulcano, di quel cono nero di lava che lo sguardo non può evitare. Sempre presente all’orizzonte, monolite cangiante alla luce del sole.

 

I vini di lava

I vini dell’Etna sono figli di questa terra estrema e ne portano nel calice la natura intransigente. I bianchi non conoscono le accomodanti morbidezze postmoderne, ma l’acidità sferzante, agrumata e salina del carricante, che affonda profonda e tagliente come una scimitarra turcomanna. I rossi non hanno il carattere rassicurante e armonioso di tanti vini creati su un – presunto - stile internazionale, ma un profilo essenziale e austero. Hanno la delicatezza di piccoli frutti selvatici che si affacciano all’ombra della roccia affumicata, di erbe della macchia mediterranea e di raffinate spezie. Acidità e tannini rivendicano con nudo vigore il loro spazio, lontani dall’essere addomesticati e addolciti. Quest’autenticità espressiva rende i vini dell’Etna unici. Un piccolo territorio capace di produrre grandi eccellenze, quanto più resta fedele a se stesso e ai suoi vitigni: il carricante in purezza per i bianchi, il nerello mascalese, con eventualmente una piccola percentuale di nerello cappuccio per i rossi.

La parola terroir è spesso abusata nel racconto del vino, ma sembra sia stata creata pensando all’Etna, alle sue tradizioni millenarie, alle sue vigne secolari sospese tra il cielo e il mare. L’unicità di un microclima che fonde il sensuale calore del mediterraneo, con il freddo della montagna, generando escursioni termiche foriere d’intensi aromi. I suoli colati dal cono del Mongibello sono uno diverso dall’altro, come tanti figli di una stessa madre. Sciare nuove e antiche, l’una accanto all’altra, forgiate dal fuoco in un’uniformità solo apparente. Il nero mantello di lava disvela lentamente le differenze delle sue oscure trame, i preziosi orditi tessuti di giovani rocce, di vecchie pietre e sottili sabbie, che celano la memoria di un lontano passato, ormai sbriciolato e disperso nel tempo.

 

 

Le cantine e i vini

Al termine delle intense giornate di Taormina Gourmet, abbiamo lasciato l’incantevole borgo siciliano per un breve tour sul versante nord e nord-est del vulcano. Abbiamo visitato e degustato i vini delle cantine locali: Graci, Camporé, Tornatore, Tenute Bosco, Palmento Costanzo, Cottanera, Pietradolce, Franchetti-Passopisciaro, Barone di Villagrandee Benanti. Realtà diverse per dimensioni, modi d’interpretare il territorio e i vitigni, che possono però fornire un primo panorama dell’Etna. Il livello generale dei vini è molto buono, con qualche eccellenza di livello assoluto.

 

Bianchi

Tra i bianchi le preferenze vanno ai vini prodotti con carricante in purezza. L’utilizzo di un’uva come il catarratto, coltivata principalmente nella Sicilia occidentale, tende a snaturare un po’ le caratteristiche più tipiche dei bianchi etnei e non sempre in senso migliorativo. Le etichette che ci sono piaciute di più sono state: l’Etna Bianco DOC Arcurìa 2015 di Graci, l’Etna Bianco Archineri 2017 di Pietradolce, l’Etna Bianco Superiore DOC 2017 di Barone di Villagrande, l’Etna Bianco DOC Pietramarina 2015 di Benanti, vero fuoriclasse della categoria.

 

Rossi

I rossi etnei sono quasi tutti realizzati con nerello mascalese in purezza o con una piccola percentuale di nerello cappuccio. La tendenza delle cantine è ormai orientata a valorizzare le caratteristiche delle varie contrade, producendo vini che siano espressione di veri e propri cru o addirittura di singole vigne. Un percorso molto interessante, che permette di mettere in luce le differenze tra suoli, esposizioni e altitudini. Un insieme di etichette che contribuiscono a comporre un vero e proprio mosaico del territorio etneo. Tra i migliori rossi segnaliamo: L’Etna Rosso DOC Sopra il Pozzo 2015 e il Sicilia Rosso IGT Quota 1000 “Contrada Barbabecchi” 2014 di Graci, l’Etna Rosso DOC Trimarchisa 2014 di Tornatore, l’Etna Rosso DOC Vigna Vico 2013 di Tenute Bosco, l’Etna Rosso DOC Santo Spirito 2015 di Palmento Costanzo, L’Etna Rosso Riserva DOC Zottorinoto 2013 di Cottanera, L’Etna Rosso DOC Santo Spirito 2016 e L’Etna Rosso DOC Vigna Barbagalli 2015 di Pietradolce, L’Etna Rosso DOC Rovittello 2014 di Benanti e L’Etna Rosso DOC Contrada Rampante 2016 di Passopisciaro.

 

Rosati

Il nerello mascalese si sta dimostrando sempre più adatto anche a produrre eccellenti rosati. La delicatezza dei suoi aromi, l’acidità di base e una buccia piuttosto scarica di polifenoli, regalano vini raffinati, dal profilo fresco e agrumato. Ci hanno colpito in particolarmente: l’Etna Rosato DOC 2017 di Pietradolce, l’Etna Rosato DOC 2017 di Barone di Villagrande e soprattuttol’Etna Rosato DOC Piano dei Daini 2017 di Tenute Bosco.

 

a cura di Alessio Turazza