C’è sempre più interesse attorno alle manifestazioni dedicate al vino “artigianale”. Gli appassionati sembrano riscoprire e apprezzare il lavoro dei piccoli vigneron e il legame diretto e schietto dei loro vini con il territorio. Una tendenza confermata anche dal successo dell’ultima edizione di Live Wine, tenutasi a Milano dal 3 al 5 marzo.

 

Live Wine: i numeri dell'edizione 2018

Oltre 4mila visitatori hanno partecipato con entusiasmo alla tre giorni milanese di Live Wine; ben 165 gli espositori presenti al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi, che hanno offerto in degustazione oltre 900 vini. La presenza di produttori di altri paesi europei ha raggiunto quest’anno la quota del 25%, con cantine provenienti da: Austria, Francia, Spagna, Slovenia, Grecia e Repubblica Ceca.

Il vino artigianale

Ma cosa si intende con l'espressione “vino artigianale”? La definizione, per quanto vaga, sottintende un approccio al lavoro in vigna orientato al biologico o al biodinamico e più in generale al concetto di tutela dell’ambiente naturale. In cantina si utilizzano tecniche di vinificazione rispettose della materia prima per cercare di esaltare le caratteristiche varietali dell’uva e del terroir. Un vino artigianale nasce senza troppe mediazioni tecnologiche, lontano dalla ricerca di un gusto mainsteam, che rischia spesso di scivolare verso una deriva di pericolosa standardizzazione. I vini presenti al Live Wine cercano quindi di rappresentare la continuità rispetto alle antiche tradizioni del luogo di provenienza, interpretate secondo i più moderni criteri legati al mondo bio: uve vendemmiate manualmente, vietato l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi in vigna. Il lavoro in cantina segue i processi di vinificazione naturali, senza utilizzo di additivi, eccetto basse dosi di anidride solforosa. Un’idea di vino che vuole portare in primo piano i concetti di originalità e varietà.

Il ruolo dell'Italia

In questa prospettiva, l’Italia gioca un ruolo di primo piano, con un patrimonio ampelografico tra i più ricchi al mondo. Una biodiversità da preservare, come vera espressione della storia e della tradizione di ogni singolo territorio. Mettere in luce e far conoscere le caratteristiche peculiari dei vitigni autoctoni significa anche allargare il nostro orizzonte sensoriale. Ogni vino ha una sua personalità, profumi e aromi originali, a volte insoliti e sorprendenti. Sono calici che regalano un’esperienza unica, frutto del particolare connubio tra vitigno, suolo, microclima e personalità del produttore. Live Wine è anche l’occasione per incontrare e scambiare impressioni con chi il vino lo fa veramente, in prima persona. È questo uno degli aspetti più interessanti della manifestazione, il contatto diretto tra piccoli produttori e appassionati, lo scambio d’impressioni e sensazioni davanti a un calice, che riafferma così la sua antica vocazione conviviale.

Live wine 2018 a Milano

I 10 migliori assaggi

Anche quest’anno molti gli assaggi interessanti, con la piacevole conferma di un livello qualitativo in continua crescita. Vini non solo buoni, ma anche dotati di una personalità, di un’anima. Abbiamo approfittato della presenza di molti produttori stranieri per allargare un po’ i confini del gusto, senza però trascurare qualche buon assaggio nostrano.

Cava Reserva Particular Brut Nature '07 Recaredo

Nasce dalle vigne coltivate nel Penedés, a sud di Barcellona quest’etichetta prodotta da uno dei grandi nomi del Cava. Un Metodo Classico dal carattere profondo e complesso, affinato sui lieviti per 10 anni con tappo in sughero, per favorire la naturale evoluzione del vino. Una cuvée di xarel-lo e macabeo dal sorso intenso ed elegante, tutta giocata sulle note mature di scorza d’agrume candita, frutta secca e sfumature tostate.

Grüner Veltliner Maulbeerpark '14 Fritz Salomon-Gut Oberstockstall

Dall’Austria un Grüner Veltliner di grande tipicità, prodotto con fermentazione spontanea e affinamento per circa 2 anni in acciaio sulle fecce fini. Il bouquet è ricco e intenso, con note agrumate, di frutta gialla e ananas, sfumature mielate e chiusura su ricordi di pepe bianco.

Ribolla Gialla '13 Damijan Podversic

Damijan Podversic coltiva le sue vigne alle pendici del Monte Calvario, a pochi chilometri da Gorizia. La sua Ribolla Gialla nasce da una macerazione sulle bucce in tini di rovere, seguita da un affinamento in grandi botti per circa due anni. La grande maturità e ricchezza dell’uva regala un vino profondo, con profumi di fiori di campo, erbe officinali, aromi d’agrumi e frutta gialla, su un sottofondo di raffinati toni balsamici. Succoso e fresco, seduce il palato con la sua eleganza armoniosa e la sua nitida vena minerale.

Zibibbo Integer '16 De Bartoli

Nasce dalle vigne coltivate ad alberello in Contrada Bukkuram, sull’isola di Pantelleria, questo zibibbo di grande personalità. Alla fermentazione spontanea sulle bucce in botti usate e anfore di terracotta aperte, fa seguito l’affinamento per circa un anno sulle fecce fini. Il vino è imbottigliato non filtrato, né stabilizzato e senza aggiunta di solforosa. Un calice dal colore dorato, che esprime aromi maturi d’agrume confit, frutta gialla, sensazioni iodate e pietrose.

Angel '15 Batič

In terra slovena, a pochi chilometri da Gorizia, Miha Batič produce bianchi interessanti e originali, utilizzando molti vitigni autoctoni locali. La cuvée bianca Angel è composta da: pinela (40%), chardonnay (20%), malvazija (20%), rebula (10%), laški rizling (7%), zelen (2%), vitovska (1%). Un vino che affascina per sfaccettata complessità, con profumi floreali, aromi fruttati, note esotiche, sentori di erbe aromatiche e spezie. Il sorso è ricco e armonioso, sostenuto da viva freschezza e piacevole chiusura sapida.

Jakot '14 Dario Princic

Una delle più belle interpretazioni del friulano o jakot che dir si voglia, che nasce a due passi da Oslavia. Macerazione sulle bucce per qualche settimana, affinamento in botte per più di 2 anni e imbottigliamento senza filtrazione. Un vino emozionante, che esprime note di erbe aromatiche, scorza di mandarino, frutta gialla, pepe bianco e zenzero. Profondità e freschezza trovano perfetta armonia al palato.

Contrada Barbabecchi '16 Frank Cornelissen

Tra le vinificazioni delle singole parcelle proposte da Frank Cornelissen, ci ha conquistato il nerello mascalese della Contrada Barbabecchi. Una vigna di vecchie viti coltivata a oltre 900 metri d’altitudine, che regala un rosso elegante, austero e profondo. Agli aromi di piccoli frutti rossi, unisce sentori di sottobosco, erbe aromatiche, radice di liquirizia e spezie.

Corbière Cuvée Jacques '12 Domaine Dernacueillette

Il Domaine Dernacueillette si trova nella zona di Hautes Corbières a circa 600 metri d’altitudine, su terreni di scisti, argilla e calcare. Una classica cuvée territoriale di syrah (65%), carignan (25%) e grenache (10%), che spicca per raffinati profumi floreali, fragranti aromi di ribes, frutti di bosco e spezie. Sorso fresco ed elegante, teso e balsamico.

Cannonau di Sardegna Mamuthone '15 Giuseppe Sedilesu

Tra i vini di Giuseppe Sedilesu, il Mamuthone è il più tipico e quello che meglio esprime l’immediatezza varietale del cannonau di Mamoiada. La maturazione di 12 mesi in botte grande conserva un frutto succoso e la delicatezza della spezia, con bell’equilibrio tra tannini e acidità.

Cuna '15 Podere Santa Felicita

Chiudiamo con un Pinot Noir che nasce nel Casentino, a oltre 500 metri sul livello del mare, con lo sguardo rivolto alla Francia. Una piccola vigna ispirata alla Borgogna, con una densità di 10.000 piante per ettaro, che affondano le radici in terreni di matrice argillo-calcarea. Il vino ha un profilo fresco con note di lampone, ribes e fragoline di bosco, su sottofondo di delicate spezie ed erbe aromatiche.

 

www.livewine.it

 

a cura di Alessio Turazza