Acqua, cereali, torba e lievito. Sono pochi e semplici gli elementi che danno vita a una vera leggenda. Una leggenda che vanta una radizione secolare e accompagna la storia scozzese: il whisky. Un prodotto inconfondibile che con il suo profumo evoca le lande nebbiose, i laghi a specchio, le montagne, i prati

erbosi, i castelli arroccati. Terre ammantate di un’aura magica che ci piace immaginare anche racchiuse nell’intensità di un buon bicchiere di distillato Made in Scotland.

 

Anche se prodotto in molti Paesi - dal Canada al Giappone, passando per l’Irlanda e a breve anche in Italia - la versione scozzese è senza dubbio una delle più affascinanti. Si tratta di un'acquavite di cereali -nel caso dello Scotch spesso viene utilizzato l’orzo - talvolta affumicato dalla torba e invecchiato in botti di quercia che hanno precedentemente ospitato sherry o bourbon.

 

 

Sabato 9 e domenica 10 marzo Roma ha ospitato la seconda edizione di Spirit of Scotland. A far da cornice l’Aranciera di San Sisto, per un appuntamento che - organizzato da  Neeo Group  con la collaborazione di Whisky Wine & Words e Mosti & Malti - aveva l'obiettivo di raccogliere le tante anime del whisky scozzese, dai più noti fino alle realtàindipendenti e ancora poco conosciute. Obiettivo raggiunto. Noi abbiamo concentrato l'attenzione proprio su quest’ultima categoria e tra un bicchiere e l’altro abbiamo chiacchierato con distributori, importatori e mastri distillatori che ci hanno saputo guidare negli assaggi.

 

 

Siamo partiti con Silver Seal, un’azienda che seleziona whisky scozzesi e li distribuisce in tutto il mondo, soprattutto in Asia. Nessun affinamento ulteriore, solo un’accurata scelta alla fonte di quello che, secondo loro, meglio rappresenta la categoria. All'assaggio si è distinto il Royal Brackla 36 years, incredibile, sferzante e ricco di profumi di mandorla e sentori vegetali e in cui la parte alcolica non interferisce minimamente ma anzi regala calde e intense sensazioni; poi un Caol Ila 31 years delicato, profumato al naso e poi in bocca energico e giocato su note ora dolci, ora finemente amare; infine il Longmorn 30 years, a nostro avviso qualche gradino sotto i due precedenti, ma comunque affascinante grazie a note salmastre, iodate e al corpo snello. 

 

 

 

Il secondo assaggio ha visto protagonista l'importatore Beija-Flor che distribuisce una decina di marchi tra cui Kilchoman, una nuova distilleria - si dice la prima nuova distilleria da oltre un secolo. Della loro gamma abbiamo provato il 100% Islay, whisky che nasce da orzo proveniente dalla sola isola Islay. Un concentrato di profumi e sensazioni scozzesi, secco, fresco eppure tostato al naso, rivela in bocca bellissimi aromi vegetali. 

 

 

 

E' stata quindi la volta della distilleria indipendente Glenfarclas, dall’area Speyside, che ci ha proposto tre prodotti interessantissimi: il 15 years da applausi, equilibrato, di carattere, invecchiato in botti di sherry che gli conferiscono un bel corpo e una speziatura variegata; il 105 - un full proof a 60 gradi alcolici - che a dispetto della gradazione rivela un profumo dolce e godibilissimo e, infine, il millesimato ‘73, elegantissimo e tutt’altro che stanco al palato. 

 

Altra interessante realtà è quella di Glenrothes, sempre nello Speyside, che propone whisky assolutamente impeccabili invecchiati in botti sia di sherry, tipiche della tradizione europea, che di bourbon, legate alla tradizione americana e in grado di donare eleganza e raffinatezza. Abbiamo assaggiato le annate vintage ‘98, di grande equilibrio e armonia specie al palato; il ‘95, leggero, fresco e ammandorlato e l‘88, di grande personalità e finezza, nonostante una sensazione tannica leggermente asciugante. 

 

Un’ultima parentesi la merita l’azienda Puni, in Val Venosta, prima e unica distilleria italiana di whisky e fosse anche solo per questo degna di attenzione. Il loro spirit, per ora classificabile solo come acquavite di cereali (la denominazione whisky si può attribuire solo dopo almeno tre anni di invecchiamento), è prodotto con base di orzo e un saldo di segale e grano e viene maltato in Germania. Piccola curiosità: la bellissima struttura è stata disegnata dall’architetto Werner Tscholl, noto anche per la realizzazione della cantina dell’azienda vitivinicola Tramin.

 

Quest'ultima azienda in particolare ci ha fatto capire il fermento che c'è in questo ambito: la Scozia con le sue grandi distillerie e le piccole aziende indipendenti continua a trainare un distillato che ora più che mai sembra rivivere i fasti di un tempo. E lo fa portando avanti una qualità che per due giorni ha riscaldato palati e animi di tanti appassionati che all'ombra del Colosseo hanno assaggiato lo Scotch più famoso che ci sia, tra musica celtica e qualche prodotto (sigari, cioccolato o birra) a completare l'opera.

 

a cura di Giuseppe Carrus e Alessio Noè
12/03/2013