Cinque aree distinte, riunite nel transetto delle ex Officine Grandi Riparazioni, per accontentare il pubblico che frequenterà il nuovo polo culturale a ogni ora del giorno. Caffè, bistrot, zona lounge, ristorante gourmet e tavolo sociale di grande impatto scenografico. A guidare la cucina Silvio Saracco. 


Torino e l’archeologia industriale. Il buon esempio

Mille giorni di cantiere e un investimento di 100 milioni sono i numeri della ristrutturazioni che da qualche ora ha restituito alla città di Torino la grande area dismessa delle ex Officine Grandi Riparazioni di corso Castelfidardo. Ancora una sfida importante per il recupero di strutture industriali in disuso che il capoluogo torinese sta lentamente riscoprendo grazie alla sinergia tra pubblico e privato, con l’idea di dotarsi di nuovi spazi di aggregazione e centri di cultura e intrattenimento. È quanto sta succedendo all’ex Incet, dove presto sorgerà un polo gastronomico d’autore, è altrettanto vero per l’ambiziosa sfida intrapresa dalla Fondazione Crt che ha finanziato l’impresa, e oggi festeggia con le più alte cariche cittadine e regionali l’inaugurazione dello spazio polifunzionale sorto sulle ceneri delle ex officine ferroviarie, in una zona della città toccata di recente da un grande fermento costruttivo, tra la nuova Porta Susa e il grattacielo di Intesa San Paolo (quello del ristorante Piano35, per intenderci, a firma Renzo Piano). Così, in attesa di scoprire dove porteranno i lavori della Nuvola Lavazza all’ex centrale elettrica di Aurora, l’attenzione si concentra sui 35mila metri quadri di superficie delle OGR, un grande spazio di architettura industriale della fine dell’Ottocento dove un tempo si riparavano i treni e che, da oggi, ospiterà mostre (già coinvolti 10 artisti internazionali, intervenuti con opere site specific; tra loro anche William Kentridge con Procession of Reparationists), concerti, eventi culturali, a partire dalla festa inaugurale OGR is Big Bang, che si protrarrà per le prossime due settimane con appuntamenti gratuiti per tutta la città.

La sfida delle ex Officine

Dagli anni Novanta le Officine sono state chiuse al pubblico, andando incontro al degrado. Ora la Fondazione che le ha portate alla rinascita (comprandole per 10 milioni di euro dal Comune) parla senza mezzi termini di una ritrovata fabbrica di idee a disposizione di Torino: due bracci, Nord e Sud, e un transetto a unirli, che dall’alto conferiscono al complesso la caratteristica forma ad H. L’ala Nord ospiterà le iniziative culturali, tra i binari, la sala fucine, e il cosiddetto Duomo, cuore della struttura con i suoi 19 metri d’altezza: una cattedrale urbana che ospiterà conferenze e laboratori. Per scoprire l’ala Sud, invece, bisognerà aspettare la prossima primavera, quando la ristrutturazione sarà completata e lo spazio ospiterà uffici e start up innovative. Mentre è già in funzione il transetto, ribattezzato Snodo, che funzionerà da polo gastronomico di supporto alle Officine.

Snodo alle OGR

L’area si articola su una superficie di 2mila metri quadri, suddivisi in 5 ambienti tematici, diversi per ambientazione e finalità. La progettazione è stata affidata a Gruppo Building (che ha curato l’intera ristrutturazione delle OGR) e al responsabile Luca Boffa, che per Snodo ha definito una proposta destinata a valorizzare la filiera enogastronomica piemontese e la cucina della tradizione regionale con il supporto di Italian Food Style Education, realtà piemontese che promuove la gastronomia attraverso la formazione professionale di sala e cucina. Aperto 7 su 7, dalla prima colazione al dopocena (dalle 7 di mattina alle 2 nel weekend), Snodo si presenta alla città con una missione precisa: promuovere le grandi materie prime del territorio, celebrare la buona cucina e le tecniche più moderne, declinare il concetto di ospitalità in ogni momento della giornata. Quindi c’è il caffè per la colazione, l’area bistrot Ristoro con formula veloce per il pranzo (170 posti), il ristorante gourmet con cucina a vista Officine del Gusto, lo spazio lounge per aperitivo e after dinner, ribattezzato Dopolavoro. E poi un lungo tavolo sociale, che attraversa la navata per 25 metri e 60 posti a sedere, sempre a disposizione di chi vuole fermarsi a mangiare qualcosa (ma anche per eventi privati), all day long, dall’insalata all’hamburger, a un primo piatto veloce. L’approccio internazionale all’impresa è legato proprio all’idea di continuità del servizio, con la possibilità di mangiare e bere in qualsiasi momento, a pochi minuti dalla stazione e dal centro di Torino. Anche la spesa varierà significativamente, dalla proposta più economica per un snack o un pranzo al bistrot alla cena più ricercata con menu a 60 euro, concertata con la supervisione di Silvio Saracco, chef dell’Arancera di Racconigi, che dirigerà la brigata. Alla direzione della struttura Vito Andresini, 50 i giovani impiegati per far girare giorno e notte l’impresa, affidata alla gestione di una società creata ad hoc, la Sofito. 

 

Snodo | Torino | corso Castelfidardo, 22 | http://www.ogrtorino.it/locations/snodo

 

a cura di Livia Montagnoli