La piattaforma californiana mette a disposizione i suoi autisti (ormai se ne contano a milioni) per soddisfare la richiesta crescente del mercato del food delivery. Si parte in dieci città americane, ma presto il servizio – celere ed efficiente - potrebbe arrivare in Europa. 


Uber nel mercato del food delivery

Non si può dire che sia inaspettato l’interessamento di Uber per la consegna a domicilio di cibo. E, ancora meglio, il lancio di un servizio di food delivery da parte della compagnia che ha fatto la sua fortuna sfruttando una rete capillare di autisti privati e per questo estremamente efficienti arriva come naturale evoluzione della piattaforma, che, in barba agli oppositori, continua a conquistare terreno, specialmente negli Stati Uniti, dove tutto è cominciato. E così gli autisti del circuito si trasformano in pony express, evadendo le richieste dei clienti di dieci città americane – le prime coinvolte nel progetto pilota – dove sono già molti i ristoranti che hanno scelto di usufruire del servizio. Già qualche tempo fa, prima dell’estate, mentre Uber cercava di farsi strada anche nelle città italiane (con le polemiche di rito), alcune città americane sperimentavano un nuovo sistema di consegna a domicilio del pranzo basato proprio sulla disponibilità degli autisti del gruppo; e l’esperimento sembra aver dato i risultati sperati, tenendo conto della richiesta crescente di un mercato in espansione in cui tutti cercano di conquistare la propria fetta di torta, da Amazon (con il servizio Fresh) a imprenditori illuminati come David Chang, che nell’ultimo anno ha avuto modo di potenziare il sistema Maple, applicazione all’avanguardia per la consegna dei pasti a domicilio (per il momento attiva a New York).

Uber Eats. Come funziona

E Uber non ha nessuna intenzione di stare a guardare. Per ora il servizio è attivo, oltre che a New York e Los Angeles, in città come Chicago, Washington D.C., Seattle, Atlanta, Houston, San Francisco; il modello – che come sempre sfrutta la possibilità di visualizzare sulla mappa le auto più vicine disponibili in tempo reale – è stato testato a Toronto, dove la compagnia è nata, e permette di ordinare cibo scegliendo tra decine di ristoranti per riceverlo comodamente entro i successivi tenta minuti con un sovrapprezzo di 5 dollari, abbattendo ulteriormente i costi rispetto a una consegna a domicilio senza mediatori. E soprattutto, confermandosi estremamente efficiente, come dimostrano resoconti e recensioni che hanno inondato la rete a pochi giorni dal lancio dell’iniziativa. Oggi (a 5 anni dallo sviluppo del progetto) Uber può contare su milioni di autisti affiliati sul territorio americano e questo gli permetterà di competere al pari livello di realtà già presenti sul mercato, quando non addirittura dimostrare di saper sostenere un servizio più efficiente, che da marzo potrà usufruire del sostegno di Apple e Google per lo sviluppo di un’app ancora più funzionale. E presto gli autisti saranno in grado di evadere anche più ordini contemporaneamente, facendosi carico di consegnare i pasti richiesti da più di un cliente ad un ristorante con un solo viaggio, riducendo ulteriormente tempi e costi del servizio. In cambio, i ristoranti che vorranno far parte del circuito pagheranno una piccola commissione a Uber (esattamente come i clienti finali) e gli utili saranno condivisi dalla compagnia con gli autisti. E presto in servizio potrebbe arrivare anche in Europa, a Parigi, dove Uber ha già testato nei mesi scorsi la consegna relativa alla pausa pranzo. Proprio nella capitale francese, infatti, la società ha aperto una posizione come general manager di Uber Eats. Mentre si pensa già a privilegiare le preferenze dei clienti, potenziando circuiti particolarmente apprezzati dai consumatori , diversi in ogni città; a Toronto, per esempio, è il cibo thai a trainare il settore. E in Italia Uber Eats riuscirà a mettere radici?