[caption id="attachment_91561" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/10/328468_web.jpeg[/caption]

Lunghi i preparativi tante le emozioni, ma infine un bel successo.

Il primo appuntamento con la serie di eventi L’abbinamento perfetto ha impegnato tutta la squadra di Città del gusto Napoli.

Una cena degustazione per raccontare i vini e la storia dell’azienda siciliana Baglio di Pianetto e per far conoscere la caparbietà del Conte Paolo Marzotto,  un ‘nordestino’, che per sfida e piacere ha scelto di fare vini giù in Sicilia. L’obiettivo dell’evento era raccontare la selezione di vini e renderli protagonisti in abbinamento ai piatti  un po’ siciliani e un po’ campani, ideati dagli chef.

E allora ecco l’idea: perché non avere uno chef siciliano che conosca bene la sua terra e quindi i suoi vini? E ancora, perché non organizzare una cena a quattro mani con lo chef resident Giovanni  Pastore  e uno chef siciliano, magari lo stellato Pietro D’Agostino, così da poter intrecciare ingredienti, saperi e sapori riunendo a tavola il dimenticato Regno delle due Sicilie?

E così un po’ per capriccio un po’ per gioco tutto è cominciato! Una grande sfida soprattutto coinvolgere l’introverso Giovanni in quest’avventura, che alla fine si è rivelata così stimolante e coinvolgente da volerla replicare.

Lunedì, Pietro D’Agostino ha lasciato lo scrigno, come lui stesso definisce il suo ristorante La Capinera, affacciato sulla Baja degli Dei di Taormina, per volare a Città del gusto Napoli e occuparsi del grande evento di martedì sera.

In pomeriggio mentre i preparativi andavano avanti e l’organizzazione e divisione dei compiti era già finita in secondo piano, per dare spazio all’affiatata collaborazione tra i due chef e l’intera brigata, sono riuscita a scambiare due chiacchiere con Pietro D’Agostino. 

La passione dello chef per il suo lavoro e per il territorio d’origine mi ha travolta in un fiume di parole appassionanti che lasciavano venire a galla idee e sentimenti. Pietro ha cominciato col raccontarmi di sé e della sua Sicilia, dove ogni provincia ha la sua peculiarità, dove ogni zona è diversa dall’altra, dove la terra e il mare  regalano  prodotti preziosi. Quella di Pietro è una ricerca instancabile di qualità, una continua  ricerca di materie prime che gli permette di portare tutta la Sicilia nei suoi piatti, dalla frutta e ortaggi ai legumi, dal pesce alle carni, dai formaggi al vino, e ultimamente perfino il riso. Una novità, una chicca, una nuova e ulteriore prova di attaccamento alla sua isola: il riso coltivato nella fertile piana catanese ai piedi dell’Etna a cui lo chef si sta dedicando insieme ad una azienda agricola locale. Questo non è l’unico progetto dello chef siciliano. Il suo impegno nel sociale lo ha visto prendere parte a numerosi progetti  educativi, dove insegna ad apprezzare e a cucinare i prodotti dei piccoli orti scolastici, un modo divertente e sano per arrivare agli adulti attraverso i bambini e viceversa.

E inoltre Pietro ha puntualizzato che per le sue creazioni sceglie i prodotti stagionali, attinge alla cucina di territorio e alla cucina delle nonne, il suo è un pallino preciso:  ritornare ai vecchi sapori  strizzando l’occhio alla creatività e alla modernità specialmente per le tecniche di cottura. Lo chef ha definito la sua cucina solare e di territorio, intrigante e simpatica per gli accostamenti, una cucina che risente delle influenze di tutti i popoli che ancor prima del Regno delle due Sicilie sono passati dall’isola. Dunque una cucina di pensiero che interpreta la storia e i ricordi, così come è stato per il dolce proposto di recente alla Capinera: pane, latte e cioccolato, un miscuglio di sapori e di reminiscenze d’infanzia.

I modelli ai quali Pietro si ispira sono i grandi chef italiani del momento uno su tutti Marchesi poi Cuttaia, Uliassi e Esposito che come lui propongono una cucina d’effetto e di mare, una cucina di pensiero e di amore, in cui si creano piatti col cuore e con la testa, dove ci si rilassa come nel fare l’amore.

La spigliatezza e la grinta di Pietro hanno coinvolto tutti e soprattutto hanno permesso a Giovanni di qualche anno più giovane di raccogliere nuovi stimoli. I due chef insieme hanno ideato e cucito addosso alle etichette selezionate della siciliana Baglio di Pianetto, un menu che ha regalato agli ospiti un continuo susseguirsi di emozioni  visive, olfattive e gustative raggiungendo il ben sperato ‘abbinamento perfetto’. Impareggiabile poter ammirare l’opera di Giovanni e Pietro dalle vetrate delle aule cucina, uno spettacolo che ha intrattenuto il pubblico della serata.

Ha aperto la degustazione l’antipasto ideato da Giovanni Pastore: seppiolina arrosto agli agrumi su crema di patate e cialda di pane croccante. Il piatto delicato e profumato  ha emozionato, esaltando le qualità del Ginolfo 2010, un Viognier dalle note agrumate  e  vanigliate, che ha regalato agli ospiti  un abbinamento perfetto anche dal punto di vista cromatico.

Pietro D’Agostino ha proposto primo e secondi.

Gli agnolotti fatti in casa con broccoletti e salsiccia di suino nero, hanno ricordato per la particolare forma a tre punte la Trinacria, e nella loro opulenza  hanno esaltato perfettamente la bella struttura del Cembali 2005, un Nero d’Avola profumato, robusto, caldo, deciso, quasi masticabile. I secondi hanno sorpreso gli ospiti per la piacevolezza, l’esplosione di profumi e sapori che hanno saputo far da spalla ai due cavalli di battaglia dell’azienda siciliani: Ramione 2007 e Salici 2004. 

Il Ramione 2007, Nero d’Avola e Merlot,  per la sua esuberanza di profumi, gli aromi di sottobosco e frutta rossa in composta, i sentori minerali di polvere pirica e terriccio, ha rievocato le sensazioni di una battuta di caccia, sposando a perfezione la succulenza della tagliata di vitellone cotta a bassa temperatura con patata alla cenere e melanzana arrostita.

La guancetta di manzo stufata al vino rosso, cannella e cioccolato, adagiata al centro di una policromatica corona di verdure di stagione, una vivida tavolozza di acquerelli, ha tenuto testa con la sua complessità al Salici 2004, un  Merlot che interpreta a pieno il territorio siciliano con sentori di frutta rossa e spezie di rara intensità olfattiva.

I lievitati farciti di Michele Leo, pizzaiolo di Città del gusto Napoli, hanno accompagnato la cena.  

Finale in dolcezza con la gustosa tartellette di mela annurca in salsa di Ra’is, il Moscato di Noto del 2009 dell’azienda Baglio di Pianetto, e la piccola pasticceria che hanno sigillato la degustazione e la suggestiva esperienza.
Al seguente link le foto dell’evento: goo.gl/BkqDe 

Floriana Schiano Moriello