Pane di S. Sebastiano: non chiamatelo cafone!

1 Mar 2012, 14:13 | a cura di Gambero Rosso
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di Federica Bernardo

 

Piuttosto chiamatelo o'rre. Sì, perché a San Sebastiano al Vesuvio, lì dove è nato, il famoso 'palatone' regna indisturbato.

La crosta granitica, aromatica, bruna. L'interno crema, elas

tico, arioso. Un contrasto delizioso. Senza

dimenticare le caratteristiche bolle-sotto-crosta.

La panificazione è una cosa seria e a San Sebastiano lo sanno; i maestri panettieri di Monte Somma&dintorni vivono la panificazione come un rito: stessi tempi, stessi ingredienti, stessi metodi... stesso sapore, sempre e da sempre. Cosa caratterizza il pane cafone di San Sebastiano?

La lievitazione, naturale, con l'uso del criscito e la cottura che è eseguita solo quando il processo di lievitazione è al culmine; anche l'acqua è codificata, è la stessa per tutti: quella della sorgente di Serino. E poi: fascine di castagno e forno a camera unica. Un insieme immodificabile di regole che dà vita a un prodotto eccellente.

Tagliatelo lentamente, libererà una fragranza caratteristica, dolce ampia e persistente. Sua e di nessun altro. 

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