A Torino il 6 giugno è tornato "I Drink Pink":  appuntamento annuale per scoprire e gustare le eccellenze italiane dei vini rosati.

Viene, in questi primi giorni d’estate, il desiderio di qualcosa di fresco. Leggi la carta dei vini e guardalo lì, l’alieno. Così azzardi: “Proviamo il rosè!” La risposta che segue? Un sopracciglio all’insù, o un broncio dubbioso, piegato all’ingiù. Si sa: son vini, i rosati, a mezzo tra il bianco ed il rosso per tinta e per tono, vittime di quel pregiudizio che li vorrebbe sciacquature di botte, quasi che il salasso – il mosto pescato dalla vasca di macerazione nella quale il rosso si va preparando che viene poi vinificato in bianco per ottenere un rosato – fosse ancora favorito alla selezione di uve a cui destinare una “vie en rose”: in Sicilia il nero d’Avola, schiarito della polpa focosa; in Sardegna il cannonau, in Piemonte il nebbiolo. Eppure i rosé, sull’italo suolo, ancora non godono di quella stima che il mercato in ascesa pare invece avvertire: leggetevi l’articolo di Gianluca Atzeni per tenervi aggiornati. Non ci credono in tanti, enotecari e ristoratori: noialtri del Gambero, invece, ci crediamo da un pezzo.

La tradizione italiana li vuole come vini da aperitivo, quasi un cocktail in terrazza. Così, con l’arrivo dell’estate, ti vesti di rosa e raggiungi a Torino le terrazze più belle: le terrazze sul Po. Sebbene sabaudi, e quindi sobri, negli anni si è fatto il callo a Torino alle cene a tema come alle cene a colore. Addirittura qualcuno, alla serata della Città del gusto di Torino di martedì 6 al Circolo canottieri Esperia, “I Drink Pink”, arriva indossando qualche scampolo rosa. Calice in mano, fa la spola da un’isola all’altra, tra i ragazzi in livrea che servono il vino: i migliori rosati d’Italia, premiati sulla nostra guida 2017 “Vini d’Italia”. Vini liguri e veneti, siciliani e abruzzesi, lombardi, campani, sardi e piemontesi. Il crepuscolo tinge il cielo di rosa, le lance dei canottieri scivolano in basso: il contesto ideale per godere del vino.

Cavilliamo, in terrazza, e cavilliamo sul rosa: «Son difficili, questi rosè! Qualcuno s’ingegna a spiegarli paragonandoli agli estremi più noti, bianchi e rossi, guelfi e ghibellini, granata e juventini: come di chi vuol spiegare la città dov’è nato confrontandola alle altrui, e finisce per farne una copia sbiadita!»; «Non è mica un ibrido, la via di mezzo tra il bianco ed il rosso! È un pigmento che al bevitore virile suscita imbarazzo, perché pare avvilisca l’indole maschia!” Dico io: “Anzi, in Oriente, come un tempo da noi, il rosa, diminutivo del rosso, era un colore marziale.Il rosa femminile, delle culle e dei fiocchi, è arrivato più tardi, negli anni Cinquanta, e con esso il sospetto!” Brinda uno: “Al vino tabù, al vino genderless!” Forse il modo migliore per spiegare un rosè è definirlo come Gertrude Stein definiva la rosa: “Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa”, cioè il nome in se stesso la spiega da sè, come un nome spiega ogni cosa, senza bisogno di fronzoli o simboli. Perciò, vedete, un rosè è un rosè è un rosè è un rosè.

 

I vini in degustazione:

Cantinae Lunae Bosoni srl
MEA ROSA Liguria di Levante Rosato IGT 2016

Azienda Agricola Ciccio Zaccagnini srl
Aster Spumante Rosè
Myosotis Cerasiolo di Abruzzo 2016

Tenute Soletta
Prius IGT Isola dei Nuraghi Rosato 2016

Antichi Vigneti di Cantalupo da Alberto Arlunno e C.
Mimo Colline Novaresi Nebbiolo DOC 2016
Mia Ida Vino Spumante Brut

Tenuta Montemagno Azienda Agricola Spa
TM Brut 24 mesi – Metodo Classico
TM Brut 36 mesi – Metodo Classico

Cantine Marisa Cuomo SRL
Costa di Amalfi Rosato 2016

Azienda Agricola Manuelina 
145 Rosè Brut Oltrepò Pavese Met. Classi Pinot Nero Rosè Docg
Arven sis IGT Frizzante

Tenuta di Fessina A.r.l.
Erse Rosato Etna DOC 2015

Azienda Agricola Centorame
S.Michele Cerasuolo d’Abruzzo DOC

Generaj 
Isola Rosè 2015

Tenuta Sant’Antonio 
Scaia Rosè 2016

Azienda Agricola Poggio al Lupo di Moretti Monica
Rosè 2016

 

a cura di Luca Bugnone