Dopo il recupero produttivo del 2015, Ismea e Unaprol rivedono al ribasso le stime 2016. Un clima non favorevole ha creato le condizioni per gli attacchi della mosca olearia. Chi ha fatto trattamenti per tempo ha salvato la produzione. Prezzi in forte rialzo in Puglia, Sicilia e Calabria. Bene l'export da gennaio ad agosto. 

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Le difficoltà climatiche

Nuova difficile stagione per l’olio di oliva italiano, dopo quella del 2014. Ismea e Unaprol hanno rivisto al ribasso le stime sull’annata 2016 che con -48,8% porta il raccolto a 242,8 tonnellate, rispetto alle 474,6 del 2015. A pagare di più per questo calo produttivo è il Sud, che perde in media il 50% del prodotto, rispetto al Centro Italia che segna perdite per poco più del 40%, con un Nord Italia in controtendenza, soprattutto in Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige.

Raccolta in anticipo un po’ in tutta Italia, soprattutto per prevenire gli attacchi della mosca olearia che ha imperversato per lungo tempo. Il clima ha condizionato notevolmente l’annata (prevista di scarica, dopo un 2015 abbontante), con un’alternanza di caldo e piogge nei momenti meno opportuni; vento e freddo hanno influito negativamente sull’allegagione, seguita a una fioritura di certo non eccezionale. Diversi gli attacchi di tignola nella maggior parte delle regioni meridionali. L’umidità estiva, soprattutto nelle ore notturne, ha creato le condizioni per la proliferazione di questo insetto. Per Ismea e Unaprol, gli operatori non si sono fatti comunque cogliere di sorpresa e, forti dell’esperienza di due anni fa, hanno eseguito trattamenti in tempi e modi giusti, salvando in parte le produzioni. Complessa la situazione dei biologici, soprattutto nell’area del Gargano. La qualità generale si prospetta “migliore di quella del 2014“. Ma ciò che colpisce gli analisti è la vicinanza di due annate molto difficili, che solitamente sono ben più distanziate nel tempo.

           

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E i prezzi lievitano

Scontato il forte rialzo dei listini alla produzione (iva esclusa), con gli extravergini e i vergini che hanno raggiunto rispettivamente quota 5,5 euro al chilo e 3,9 euro al chilo. In Puglia, prima regione produttrice, i prezzi della piazza di Bari sono oltre 5,7 euro/kg rispetto a settembre (3,8 euro/kg); in Sicilia l’extra vergine convenzionale viaggia tra 6,4 e 8,25 euro/kg, con aumenti che in due mesi hanno toccato il 70% in provincia di Agrigento, Siracusa e Trapani. Sopra i 5 euro/kg anche i listini calabresi. Per quanto riguarda le Dop, a partire da settembre, si registra una sensibile crescita, la Dop terre di Bari è passata da 3,87 e 6,06 euro/kg; in risalita anche le Dop della Sicilia, che quest’anno vede l’esordio dell’Igp, marchio ottenuto a settembre e su cui la filiera regionale punta particolarmente, come emerso di recente durante la Novolio, manifestazione di settore svoltasi a Menfi.

           

La situazione regionale

A livello regionale, la Puglia dimezza la produzione, la mosca ha aggredito in particolare le zone del Gargano, mentre nel Salento è stata contenuta. In Sicilia, gli attacchi di tignola e di mosca hanno colpito soprattutto il Catanese; migliore la situazione in provincia di Trapani. La Calabria è la regione che perde più raccolto, in particolare nel Reggino con molti attacchi  a settembre. In calo anche la Sardegna, ma meno rispetto alla media italiana. Campania e Abruzzo in alcune zone hanno perso quasi la totalità del prodotto. Situazione analoga per Basilicata e Molise. Nel Lazio, la mosca ha colpito anche le zone collinari, ed è andata meglio a Viterbo rispetto alle altre province. In Toscana, le migliori situazioni si trovano nelle province di Siena e Grosseto, ma i produttori sono stati chiamati agli straordinari per contenere i parassiti. In Umbria, la raccolta è stata condizionata dalla mosca che ha colpito da luglio, costringendo a raccogliere con molto anticipo. Brutta annata per le Marche, che salva la qualità, ritenuta buona. Emilia Romagna in netto calo, con la cultivar Brisighella, una delle più care sul mercato, che ha avuto problemi già dalle fasi di allegagione. Liguria in difficoltà anche per le poche piogge e le alte temperature estive. Nel resto del Nord, buona annata per i produttori del Garda: Lombardia, Veneto e Trentino.

 

L’olio nel mondo. Export e produttori oltreconfine

Il tracollo italiano influisce inevitabilmente sui livelli mondiali della produzione di olio d’oliva. Dai 3 milioni di tonnellate del 2015 si scende a 2,7 milioni (dati Coi). Il più grande produttore, la Spagna, presenta stime in linea con il 2015 a circa 1,4 milioni di tonnellate e prezzi a novembre intorno ai 3,2 euro/kg. In calo la Grecia e la Tunisia (-7%); stabili la Turchia (143 mila tonnellate) e il Marocco (130 mila). Crescono le produzioni di Argentina e Australia.

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Per quanto riguarda gli scambi, l’Italia ha importato meno olio dall’estero, alla luce dell’abbondante produzione 2015, determinando un -15% a valore e un -15,6% a volumi nel periodo gennaio-agosto. Da oltre confine sono arrivate 363 mila tonnellate di olio di oliva e sansa (di cui 288,2 di extravergine e vergine), per un corrispettivo di 1,13 miliardi di euro. Allo stesso tempo, le imprese italiane hanno visto aumentare le esportazioni, con oltre 265 mila tonnellate di olio di oliva e sansa (+10%) vendute all’estero, con extra e vergine che superano 186 mila tonnellate, per un corrispettivo di poco più di un miliardo di euro (+7,1%). Stati Uniti, Giappone, Canada e Svizzera i mercati con gli aumenti maggiori. Bene anche Russia e Cina. Migliora, pertanto, il saldo della bilancia commerciale, che da gennaio ad agosto 2016 segna una riduzione del deficit da 328 milioni di euro a 52 milioni.

 

a cura di Gianluca Atzeni