Una bottega storica e una clientela esigente, che pretende di arrivare in auto fin davanti al locale che da 53 anni fa capo al verace Annibale Mastroddi. Peccato che il negozio sia in pieno centro cittadino. E allora via libera alle proteste contro la ZTL: il calo degli affari fa paura. Cosa succede nel centro della Capitale? 

Pubblicità

Annibale in via di Ripetta. La macelleria storica della Capitale

Via di Ripetta, civico 236. Nel cuore del Tridente Mediceo capitolino, a pochi metri da piazza del Popolo, l’Antica Macelleria Annibale accoglie clienti e curiosi da oltre un secolo. Era il 1888 quando la bottega di carni più antica in città apriva per la prima volta sulla scena di una Roma di fine XIX secolo: oggi gli arredi in legno, il bancone in marmo e un’atmosfera che ne ha preservato il fascino del tempo fanno da cornice alla vendita di carni selezionate – tagli scelti di bovino, conigli, selvaggina e salsicce artigianali, castrato e abbacchio romano, frattaglie, quinto quarto – e specialità regionali che richiamano una clientela assidua in cerca delle premure di uno staff che ha trovato nella dimensione folcloristica il suo valore aggiunto. E infatti, Annibale Mastroddi – ottant’anni di vitalità, 53 passati dietro al banco della sua macelleria – non ha tentennamenti nel definire la sua bottega come il salotto di una Roma borghese (e vip) che ama ritrovarsi tra fiorentine e polli ruspanti per scambiare due chiacchiere e scegliere il taglio migliore consigliato dallo staff, perpetuando un rituale che si ripete immutato negli anni. Ad Annibale non si può negare la passione che nutre per un lavoro che è diventato la sua vita. Te ne accorgi quando parla del suo negozio come di un museo da preservare o quando si accalora nel ribadire con fare colorito (e una punta di melodramma) le sue volontà: “Il desiderio mio è morire dietro al banco, con il coltello in mano. Questa è casa mia!”.

È un tipo sopra le righe il signor Annibale, un personaggio intriso di quella romanità che spesso lo porta a calcare la mano sulla provocazione, come quando si trattò di pronunciarsi per la pedonalizzazione (o per lo meno per l’eliminazione della sosta delle auto) dell’area di via di Ripetta, e – unico tra tanti commercianti affacciati sullo storico rettifilo che invece senza macchine tra i piedi garantiva a tutti incassi maggiorati – si oppose con forza. Il resto è storia nota: la giunta Alemanno bocciò la pedonalizzazione, Annibale acquistò una pagina de Il Messaggero per ringraziarlo pubblicamente a nome suo e di tutti i suoi colleghi. Peccato che l’iniziativa scaturisse da un pensiero non condiviso, e molti auspicassero una riqualificazione della zona proprio attraverso quel provvedimento.

 

Pubblicità

Annibale chiude, vittima della ZTL. Sarà vero?

Ecco perché sarebbe meglio prendere con le pinze l”ennesima provocazione di Annibale Mastroddi, che arriva dalla pagine del Corriere della Sera sotto forma di annuncio definitivo e irrevocabile: Annibale chiude i battenti, così “non riesco più a lavorare”, ultima vittima dei provvedimenti di una giunta che – a parer suo – sembra non tener conto delle esigenze dei commercianti del centro storico. E c’è anche un colpevole: la famigerata ZTL A1 (in vigore dalla fine del 2014, anche per i motorini), quella che impone per il Tridente orari più rigidi e controlli più serrati (fornitori compresi) e ha rimodulato la situazione parcheggi, riservando ai residenti una serie di spazi sull’adiacente Lungotevere.

Così i miei clienti non vengono più, perché non trovano parcheggio. E gli autisti che un tempo si fermavano proprio davanti al negozio per ritirare la merce non possono più entrare nella zona a traffico limitato. Così mi rovinano, io ho sette famiglie da mantenere”. È un fiume in piena Annibale, che poi cerca di tirare in ballo anche l’inefficienza del servizio pubblico: “Hanno persino eliminato i bus elettrici che un tempo collegavano le zone centrali. Ora via di Ripetta è abbandonata a se stessa, la riqualificazione auspicata non è riuscita, il centro della città non si può chiudere alle attività” (dati alla mano però, il giro di affari della adiacente Via del Babuino liberata dalle auto è aumentato del 30%). Quindi la macelleria quando chiuderà? Forse mai. O per dirla meglio, per ora si va in ferie, poi al ritorno dall’estate Annibale si riserva di valutare la situazione, non sia mai che le sue esternazioni finiscano per far smuovere qualcosa in Comune (“se sarò costretto a chiudere io li denuncio!”).

 

La parola ai commercianti. La Salmoneria di via di Ripetta

E intorno che succede? È pur sempre vero che molte delle attività storiche, complice la crisi, sono state costrette a chiudere, e l’avanzata di attività a basso costo – gestite per lo più da cinesi – sembra ineluttabile. Ma la colpa è proprio della ZTL? Non molto distante dalla storica macelleria, da qualche anno ha aperto una piccola bottega di qualità, la Salmoneria, pochi metri quadri di prelibatezze in arrivo dai mari del Nord e una simpatica rivisitazione del panino da passeggio, preparato espresso con pesce affumicato per tutti i gusti. Nel frattempo l’attività ha raddoppiato i punti vendita (oggi anche in via della Dogana) e conquistato una rete di clienti affezionati.

Pubblicità

Il parere del suo titolare in merito è lampante: “Magari pedonalizzassero via di Ripetta. Ad oggi il nostro lavoro è costante, la clientela torna sempre volentieri, abbiamo avuto qualche perdita a pranzo dopo lo spostamento degli uffici dell’Autorità sui contratti pubblici. Ma quando si è tentato di sperimentare la chiusura al traffico – prima dello stop di Alemanno – abbiamo registrato un incremento del lavoro del 10%. Certo, il problema della macelleria è legato soprattutto allo scarico merci: se i fornitori non possono arrivare davanti al negozio, diventa tutto più difficile”. Ricordiamoci però che fino alle 10 il varco non è attivo e non si comprende perché a Roma e solo a Roma i carichi e scarichi merci debbano avere orari anarchici invece di operare al mattino. Come non si comprende perché la sosta in doppia fila “degli autisti dei clienti” (per dirla con Annibale) di fronte alle attività commerciali debba essere passata come un diritto e non come una infrazione al Codice della Strada come accade dovunque…

 

L’Antica Norcineria di via della Scrofa

E allora sentiamo anche il parere di Massimo Leoncilli, titolare di un’altra attività storica in via della Scrofa. L’Antica Norcineria è in attività dal 1982, da allora molte cose sono cambiate. In peggio, a quanto ci riferisce un titolare fiaccato da molte problematiche. Non ultima la ZTL, che concorda nel definire un grande ostacolo al commercio, come la carenza di parcheggi: “Non si potrebbe riutilizzare qualche edificio (storico!) in disuso per realizzare un parcheggio coperto?”. Poi, tornando a più miti consigli, ci rivela di non essere così contrario ad una pedonalizzazione dell’area, a patto però che sia tale per tutti, senza privilegi e permessi speciali, e che venga istituito un servizio efficiente di navette. Anche perché la sosta selvaggia di auto e motorini non fa altro che accerchiare le vetrine del negozio e scoraggiare l’ingresso dei turisti.

La chiacchierata è lunga, lo sfogo approfondito. Ciò che è certo è un calo netto del margine di profitto – “ma sono cambiate anche le abitudini alimentari” ci spiega – e una drastica diminuzione del personale: “Un tempo avevo 20 dipendenti, oggi solo 2”. Ma forse le cause sono da ricercare altrove e rivelano – come spesso accade – un reticolo ingarbugliato di norme che cozzano l’una con l’altra. Un esempio? All’Antica Norcineria la lavorazione del maiale intero, vanto di un tempo, non è più consentita: il regolamento sull’igiene prevede la messa a norma della porta di accesso al laboratorio, ma la destinazione storica dell’edificio impedisce di far partire i lavori necessari per adeguarla. E così ora si acquistano semilavorati e il costo del prodotto finale aumenta. La preoccupazione c’è, intorno molti chiudono e pochi riaprono.

E mentre si chiede a gran voce una seria ristrutturazione della viabilità interna, in via della Scrofa 100 si pensa a diversificare l’attività per mantenersi in piedi: si riduce lo spazio del laboratorio, aumentano i prodotti in vendita, dalla pasta ai conservati, al vino, con 250 etichette selezionate che stanno diventando core business per attirare la clientela straniera.

E Annibale che fine farà? Aspettiamo sviluppi.

 

 

a cura di Livia Montagnoli