Qualche mese fa il Comune di Milano, in grande spolvero in vista dell’Expo 2015, aveva presentato in collaborazione con il Parco Tecnologico Padano un bando destinato alle start up del settore agroalimentare. Filo conduttore: la lotta allo spreco. Che si tratti di circuiti di vendita alternativi, reimpiego degli scarti, nuove tecniche di coltura o concept originali, ecco i cinque team vincitori.
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E-commerce alimentare. Sì, ma per acquistare a prezzo scontato prodotti che altrimenti andrebbero sprecati. È questo l’obiettivo di MyFoody, la start up italiana con base a Milano che propone una piattaforma su cui condividere gli alimenti in eccedenza, in scadenza o con difetti estetici di confezionamento. Secondo il principio per cui gli scarti di un’attività diventano risorse per un’altra attività e nel caso specifico gli sprechi alimentari possono essere reimpiegati a vantaggio di tutta la comunità. E si studia per il futuro un servizio di consegna a domicilio con mezzi non inquinanti a impatto zero.
Poi c’è la proposta innovativa di Agricoltura 2.0 – in arrivo da Frosinone – finalizzata a ricreare un ecosistema fondato sulla coltura acquaponica. Un insieme di agricoltura e acquacoltura che sfrutti l’acqua delle vasche dei pesci e l’energia solare per coltivare prodotti agroalimentari. E ancora Eco-Aerogel, espressione all’avanguardia della provincia risicola di Pavia, che consente di trasformare gli scarti del riso in due tipologie di materiale siliceo: aerogel per la ricerca o per il largo consumo. Completano il quintetto Outdoors Safe Food, che a Milano confeziona packed lunch per chi soffre di intolleranze alimentari e allergie, e Quomi, che propone ricette della tradizione online effettuando il servizio di consegna a domicilio degli ingredienti necessari ( nella giusta dose) per realizzare il piatto.
Sono i cinque progetti vincitori del bando Alimenta2talent che qualche mese fa era stato indetto dal Comune di Milano in collaborazione con il Parco Tecnologico Padano per selezionare le proposte più innovative inerenti al mondo dell’agroalimentare in vista dell’Expo 2015. Hanno risposto in più di cento, ma solo cinque team potranno beneficiare del supporto dell’incubatore milanese per sviluppare la propria idea di business. Durante i sei mesi di training al fianco dei consulenti messi a disposizione le start up avranno modo di trasformarsi in impresa, evidenziando punti di forza per emergere e attirando potenziali investitori.
All’insegna della riduzione degli sprechi sul fronte alimentare – un fil rouge rintracciabile in tutti i progetti – e dell’incentivo alla ripresa economica. Che passa attraverso la valorizzazione del talento e l’attrazione di investimenti.