La tavola di Arzak, a San Sebastian, è una delle più rinomate di Spagna. E la passione per il design è di casa: l'ultima invenzione ripensa il rapporto tra sala e cucina, chef e commensale, attraverso il marchingegno visionario di Izaskun Chinchilla.

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Creatività senza limiti

The workshop of dreams, il laboratorio dei sogni: il nome promette bene. Ed è questo l’inizio di una storia che parla di design, creatività e cucina, o meglio ancora del prolifico rapporto tra discipline diverse che sanno condividere stimoli visionari e obiettivi concreti. Ancora una volta, peraltro, questa missione nel segno dell’innovazione creativa ci porta nei Paesi Baschi, nord della Spagna affacciata sull’Atlantico, patria di tanti celebri chef di fama internazionale, che con l’avanguardia gastronomica hanno grande consuetudine. Tanto da non porsi limiti di sorta, anche quando si tratta di confrontarsi con nuovi territori. Qualche anno fa, per esempio, Andoni Luis Aduriz – chef del Mugaritz – si era divertito a cimentarsi con un progetto di ricerca tutto dedicato alle caramelle (The Candy Project); più di recente, invece, è stato il Guggenheim di Bilbao – che ospita il Nerua di Josean Alija – a farsi promotore di un altro progetto di riabilitazione della pop culture, commissionando un carretto per gli hot dog di ultima generazione: design innovativo e cibo artigianale. Sullo stesso binario si muove la collaborazione tra la famiglia Arzak, storica realtà dell’alta ristorazione a San Sebastian, guidata oggi dalla talentuosa Elena, e la designer basca Izaskun Chinchilla.

 

Una finestra sull’universo Arzak

Il sodalizio è maturato nell’ambito dell’iniziativa avviata dall’American Hardwood Export Council e Hay Festival per valorizzare la lavorazione artigianale del legno negli ambiti più disparati. E nel caso della cucina tristellata di papà Juan Mari ed Elena Arzak ha portato alla realizzazione di un complemento d’arredo per la ristorazione dal fascino senza tempo, che nulla ha da invidiare ai marchingegni concepiti dal genio di Leonardo da Vinci secoli fa. A window to the Arzak Universe, è stata ribattezzata l’opera, che ben oltre la suggestione visiva saprà ripensare l’esperienza gastronomica del commensale. Il parallelo con le creazioni di Andrea Salvetti per Paolo Lopriore sorge spontaneo. In questo caso però il design non finisce sulla tavola, piuttosto la sostituisce. Anzi la inquadra, come una finestra aperta sul mondo della cucina che mette in comunicazione cuoco e commensale. Nella pratica dei fatti, questo particolare carrello mobile realizzato in legno (sei differenti varietà americane) permette al cliente di avvicinarsi alla cucina pur godendo di una seduta e di un piano d’appoggio per consumare il pasto e allo chef  di continuare a lavorare davanti a lui circondato di tutti gli strumenti necessari per cucinare, utensili fondamentali per creare piatti divertenti, sperimentali e creativi, com’è buona abitudine della casa. E così l’uno entra nel mondo dell’altro, chi guarda partecipa al processo creativo, chi cucina raccoglie le emozioni del destinatario finale, il cliente senza cui il ristorante non potrebbe vivere. E gli utensili del cuoco, protagonisti dell’azione, si rivelano, facendosi tramite della comprensione. Visionario forse, ma anche incredibilmente affascinante. Considerando anche la predisposizione di casa Arzak per il design, che in passato ha portato risultati brillanti, come le stoviglie con lampada integrata ideate in passato con Philips Design. E allora perché porre limiti alla creatività?

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a cura di Livia Montagnoli