Anche l'alcol bevuto dal futuro padre influenza la salute del bambino. Moderazione non solo per le donne

24 Mag 2015, 09:29 | a cura di Livia Montagnoli
Limitare al massimo il consumo di alcol in previsione di una gravidanza. Anche nel caso degli uomini. È il consiglio dell'Ibcn-Cnr dopo i risultati dell'ultima ricerca per scoprire l'interazione dell'alcol con lo sviluppo del bambino.
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Gli effetti dell'alcol sul fattore di crescita nervoso

L’alcol influenza il Dna paterno incidendo in modo negativo sullo sviluppo delle cellule del sistema nervoso centrale del bambino. Ecco perché per la prima volta anche per gli uomini, non solo per le donne, vale la regola di limitare al massimo il consumo in previsione di una gravidanza. Il consiglio arriva dall'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr), che ha realizzato un esperimento in collaborazione con il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio, pubblicato sulla rivista Addiction Biology.
Secondo la ricerca, effettuata sui topi di laboratorio, l'esposizione paterna prenatale all'alcol “è in grado di influenzare lo sviluppo dei piccoli e in particolare il corretto funzionamento delle cellule nervose”, dice Marco Fiore (ricercatore Ibcn-Cnr e coordinatore dello studio, insieme al collega di istituto Roberto Coccurello). La sostanza alcolica inciderebbe sul fattore di crescita nervoso (Ngf, nerve growth factor), che valse il Nobel a Rita Levi Montalcini nel 1986, elemento chiave per la sopravvivenza e la funzionalità di diverse popolazioni cellulari neuronali e non neuronali. L'alcol inciderebbe anche sul Bdnf (brain-derived neurotrophic factor), coinvolto prevalentemente nella fisiopatologia cerebrale. “Questi due fattori assieme” sottolineano i ricercatori “costituiscono degli indicatori chiave del danno indotto dall’intossicazione da alcol”.

Gli abusi paterni influiscono su comportamenti analoghi del figlio?

I meccanismi di trasmissione sono allo studio. Di fatto il Dna paterno risulta influenzato “direttamente, tramite mutazioni, o indirettamente con meccanismi epigenetici”, rileva Marco Fiore. Tecnicamente, i ricercatori hanno somministrato al topino maschio bianco l'equivalente di alcol corrispondente a un consumo cronico pluriennale di un uomo adulto. Poi i topini sono stati fatti accoppiare con delle femmine che non avevano assunto alcol. E qui è emerso un secondo risultato: “L’esposizione del padre alla sostanza è in grado di indurre nei figli una maggiore sensibilità agli effetti gratificanti dell’alcol, che potrebbe determinare nella vita adulta un maggior rischio di abuso”. Pertanto, gli abusi paterni potrebbero indurre nel figlio comportamenti analoghi.
I ricercatori, in questo caso, osservano una “trasmissione transgenerazionale” del consumo di alcol “attraverso meccanismi epigenetici” conclude Coccurello “che indagheremo nelle prossime ricerche”.

a cura di Gianluca Atzeni

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