Festeggiano anche il Nerua di Bilbao e il Mikla di Istanbul, al primo ingresso in classifica con altre nove insegne nel mondo. In Inghilterra sale The Clove Club, precipita The Fat Duck. Poi tanta Asia, Francia e Stati Uniti. In tutto 24 Paesi rappresentati su sei continenti.
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L’anteprima: la lista dal 51 al 100

Inutile negarlo, l’appuntamento con la cerimonia di premiazione della World’s 50 Best Restaurants continua a rappresentare la punta dell’iceberg degli eventi dedicati all’alta ristorazione internazionale e ormai ben più della Rossa Michelin è in grado di segnalare le tendenze gastronomiche che segneranno il futuro, ridefinendo anno dopo anno una geografia mondiale fatta di mete imperdibili, chef talentuosi e nuovi movimenti culinari.
In attesa della serata di gala, prevista per il 1 giugno, quando presso alla Guildhall di Londra saranno annunciati i cinquanta nomi in vetta alla classifica mondiale, per la prima volta l’Accademia ha deciso di rivelare con una settimana d’anticipo i ristoranti che nel 2015 sono riusciti a conquistare un posto nella top 100, pubblicando i nomi che si posizionano tra il 51esimo e il 100esimo come risultato dei voti incrociati di chef, giornalisti ed esperti del settore.
Se la seconda metà dell’elenco sembra rivestire un ruolo di minor rilievo rispetto alle prestigio dei primi piazzamenti, analizzare nuove entrate, vertiginose ascese (e altrettanto repentine discese), presenze e assenze di questa parte di classifica può rappresentare un primo valido campanello per individuare le novità della stagione, chi passa di moda e chi aspira alla vetta.

L’ascesa di David Munoz, la caduta di Heston Blumenthal. E 11 novità

Per esempio balza all’occhio la scalata di David Munoz, che pur non conquistando (per poco) l’accesso alla 50 Best, riesce a rimontare ben 35 posizioni con il chiacchierato DiverXo (unico Tre Stelle di Madrid), conquistando il 59esimo piazzamento. Altrettanto evidente la caduta libera del Fat Duck di Heston Blumenthal (pur sempre, c’è da scommetterci, nelle prime posizioni con il londinese Dinner), dal rank 47 al 73. Grande soddisfazione invece per un’altra insegna inglese, quella del The Clove Club di Londra, che arriva in 55esima posizione (dall’87 dello scorso anno).
In tutto sono undici i ristoranti che festeggiano il primo ingresso in lista; tra loro anche il Nerua di Bilbao (Josean Alija entra direttamente al 68esimo posto), il Belcanto di Lisbona (n° 91), l’Estela di New York (n° 90) e il Mikla di Istanbul (96°). Festeggiamenti anche per la ristorazione canadese, che fa il suo ingresso in classifica all’81esima posizione con il Joe Beef di Montreal.

E gli italiani? Davide Scabin e Umberto Bombana

E si conferma anche il buono stato di salute dell’universo gastronomico asiatico: nove delle insegne riconosciute tra i migliori 50 ristoranti d’Asia nel 2015 riescono a confermare un piazzamento anche nella lista 51-100. Tra loro ancora una soddisfazione per Umberto Bombana, chef italiano in trasferta cinese, alla guida dell’apprezzato 8 ½ di Hong Kong (al numero 62). Insieme a lui continua a tenere alta la bandiera tricolore in lista solo Davide Scabin, che con Combal.Zero occupa il 65esimo posto (perdendo diverse posizioni, nel 2014 era il primo degli esclusi dai 50). Nessuna traccia invece del Pescatore di Canneto sull’Oglio, l’anno scorso al numero 90.

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I nuovi poli gastronomici e qualche previsione

In tutto sono 24 i Paesi rappresentati, con una folta compagine francese e tanti focus sui nuovi mercati gastronomici, da Singapore all’Australia, senza dimenticare l’importante ruolo degli Stati Uniti. Ora, come qualcuno – i più abili con i conti – ha già rilevato, in seguito alla discesa di alcuni ristoranti nella parte bassa della classifica, sono nove i posti vacanti nella 50 Best che verrà. E se tra i candidati suggerissimo In de Wulf dell’apprezzatissimo belga Kobe Desramaults (l’anno scorso al n° 61 e ad oggi non pervenuto)? Vedremo chi raccoglierà il testimone.

Qui l’elenco completo www.theworlds50best.com/list/51-100-winners