Si è concluso con una bella vittoria l'iter legislativo della proposta che regola lo spreco alimentare in Italia secondo un modello all'avanguardia. Premi e non punizioni, abbattimento degli ostacoli burocratici ed educazione alimentare. 

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Un iter lungo un anno

Il 2016 si era aperto con la lezione di responsabilità della Francia, che all’inizio di gennaio approvava la prima legge antispreco all’avanguardia nei confini dell’Unione Europea. A stretto giro, però, anche L’Italia aveva mostrato il suo impegno: alla metà di marzo approdava in Parlamento la proposta di legge contro lo spreco alimentare presentata nel 2015 dalla deputata Pd Maria Chiara Gadda, volta principalmente a semplificare la burocrazia che regola la procedura di raccolta e donazione di cibo ed eccedenze alimentari. E si parlava già di benefici e sconti sulla tassa dei rifiuti per le attività produttive e commerciali che avessero adottato comportamenti virtuosi, scegliendo la via del riciclo e della donazione.

Incassato il primo Sì della Camera, qualche ora fa, nella serata di martedì 2 agosto, anche il Senato ha dato il definitivo via libera, con 181 sì, 2 no e 16 astenuti. Un’aula compatta, dunque, di fronte alla norma che il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina ha definito “una delle più belle e concrete eredità di Expo, un provvedimento che conferma l’Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari”. E forte della vittoria, il padrone di casa del Mipaaf ha subito alzato il tiro: “Con questa legge ci avviciniamo sempre di più all’obiettivo di recuperare un milione di tonnellate di cibo e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi”.

Premi e non punizioni

Con il Ministero in testa, che ora punta a diventare un vero e proprio laboratorio operativo per ridurre gli sprechi e aumentare l’assistenza ai più bisognosi. Evidenziando al contempo la peculiarità di un approccio che rende l’Italia un modello unico in Europa: a differenza della legge francese, modulata su un rigido sistema di sanzioni (pecuniarie e non solo) per i trasgressori, la legge italiana si concentra su incentivi e semplificazione. E allora ecco le principali novità della legge che presto entrerà in vigore, e per la prima volta nell’ordinamento italiano si concentra sui termini di “eccedenza” (prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause) e “spreco” (prodotti alimentari ancora commestibili, che vengono scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali, estetiche o perché in prossimità della data di scadenza), impegnandosi a regolarli.

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Cosa cambia. Semplificazione e finanziamenti

Oltre agli annunciati tagli degli adempimenti burocratici, il ministero coinvolgerà attivamente organizzazioni agricole, enti caritativi, industria e grande distribuzione intorno al cosiddetto Tavolo Indigenti, potenziato con lo stanziamento di 2 milioni di euro per l’acquisto di alimenti da destinare ai più bisognosi, che saranno indirizzati a finanziare il bando Agea per l’acquisto di latte crudo da trasformare in UHT per le donazioni. L’investimento complessivo arriverà nei prossimi anni a 10 milioni di euro. Al tempo stesso il ministero finanzierà con 1 milione di euro l’anno (dal 2016 al 2018) tutti i progetti virtuosi volti a limitare gli sprechi, reimpiegare le eccedenze e produrre imballaggi riciclabili. E sempre su fronte degli incentivi alle attività produttive, ai Comuni è data facoltà di applicare uno sconto sulla Tari per chi distribuisce gratuitamente le eccedenze agli indigenti.

 

Ridurre lo spreco. Le nuove condizioni

Tra i cambiamenti previsti (e auspicabili) l’incentivo alle family bag al ristorante, la possibilità di donare pane nell’arco delle 24 ore dalla produzione, la raccolta dei prodotti agricoli rimasti sul campo per cederli a titolo gratuito, la donazione di cibi con etichette sbagliate, purché l’errore non riguardi la data di scadenza o gli allergeni contenuti tra gli ingredienti, la promozione delle produzioni a chilometro 0, la cessione gratuita di prodotti alimentari confiscati. Ultima, ma non meno importante, l’educazione alimentare: al ministero della Salute il compito di emanare linee guida per i gestori delle mense collettive, così da ridurre e prevenire lo spreco.

 

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a cura di Livia Montagnoli