Dalla vetta della World's 50 Best – per Eleven Madison Park, che a breve chiuderà per ristrutturazione – al locale informale a prezzi contenuti che tutti a New York stavano aspettando. Ecco cosa si mangia da Made Nice. 

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Il fast food di Daniel Humm

11 dollari per un piatto di Daniel Humm. Non è il sogno proibito di qualche squattrinato, ma incallito gourmet. Almeno non più. Piuttosto un desiderio che diventa realtà, e certo non seduti alla tavola dell’Eleven Madison Park, da qualche settimana primo ristorante del mondo a parere degli eminenti giurati della World’s 50 Best Restaurants, che tra le classifiche gastronomiche influenza più di ogni altra le sorti della ristorazione mondiale. Lì, all’11 di Madison Avenue, Flatiron District, New York, la cifra da spendere per arrivare in fondo al menu degustazione si aggira sui 295 dollari a persona, vini esclusi. Ma cambia tutto da Made Nice, il concept informale e divertito perfezionato da Humm e Guidara nell’ultimo anno (se ne parla dalla fine del 2015), perfettamente in linea con la moda che sembra aver conquistato un po’ tutti, tra gli chef d’alto rango, e non solo a New York: guidare una brigata impeccabile tra le mura di un tempio dell’alta cucina non è più sufficiente per placare il sacro fuoco dell’arte gastronomica? Inventa un format brillante, mantieni inalterata la qualità abbattendo i costi, apri le porte a una clientela eterogenea e smaniosa di sperimentare per la prima volta una tavola d’autore… E il gioco è fatto. Uno “scherzo” che nella pratica non è solo esercizio di stile, ma opportunità per conquistare nuove fasce di mercato, diversificando il business, e che solo per restare nella Grande Mela ha visto scendere in campo David Chang e Enrique Olvera, Daniel Boulud, Mark Ladner e (proprio in questi giorni) Wylie Dufresne. Ognuno con il suo approccio, ognuno con un’idea differente di cosa significhi fare ristorazione per tutte le tasche.

Cosa si mangia da Made Nice

Da Made Nice, operativo da un paio di giorni al numero 8 West della 28esima strada (ma solo a pranzo, dalla prossima settimana si comincia con la cena), si intende limitare l’attesa e servire una cucina ispirata ai cult dell’Eleven Madison Park e del The NoMad, a un prezzo compreso tra gli 11 e i 15 dollari a portata. Quindi testare su scala inedita quell’accoppiata tra servizio efficiente e ottima cucina che ha fatto la fortuna dell’EMP. Come impeccabile è l’impiattamento, pensato per sopportare le esigenze di un pranzo volante e d’asporto, ma non per questo meno curato. Dalla cucina, guidata da Danny DiStefano (in arrivo dalla brigata di Humm), escono piatti nutrienti, salutari e golosi, che reinterpretano le proposte della casa madre assecondando la formula del piatto unico: c’è il curry di cavolfiore, arricchito con lemongrass, latte di cocco, mandorle e presentato su un letto di cous cous all’uvetta; e l’insalata di salmone affumicato con cipolle, cetrioli, ravanelli, uova sode e vinagreitte al burro (all’Eleven era previsto anche il caviale). Con l’aggiunta di crostino/rosti di patate. O la spalla di maiale arrosto, con insalata di grano, carote e foglie di cavolo aggiunte all’ultimo secondo. E poi Chicken Avocado, falafel di quinoa, merluzzo alla provenzale. Tecnica e gusto per servire, “il cibo che noi chef vorremmo mangiare” ha confermato DiStefano.

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Gli ordini viaggiano tramite iPad, due camerieri attendono i clienti all’entrata, per agevolare e velocizzare le pratiche (e si paga solo con carta): il cibo, da consumare sul posto (34 i coperti in sala) o a portar via in confezioni colorate con la ricetta stampata sul retro, dev’essere pronto in cinque minuti.

 

Made Nice | New York | 8 West 28thstreet | www.madenicenyc.com

 

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a cura di Livia Montagnoli