La pasticceria fondata da Giovanni Scaturchio nel 1905 a San Domenico Maggiore oggi è nel pieno di un'espansione del brand, ormai celebre nel mondo. E così babà, sfogliatelle e ministeriali arrivano al museo. Dopo il Teatro San Carlo, ecco la Certosa di San Martino. 

Pubblicità

Scaturchio. Pasticceria napoletana da oltre un secolo

A Napoli, e ben oltre i confini della città, Scaturchio significa sfogliatelle, babà (persino in forma di Vesuvio), pastiera e struffoli. Tradizione millenaria, dunque, che la pasticceria intitolata a Giovanni Scaturchio custodisce da oltre un secolo, nel cuore della Napoli popolare, in piazza San Domenico Maggiore. Qui, dal 1905, le vetrine del negozio sono un tripudio di specialità dell’arte dolciaria campana, nel rispetto di ricette antiche che possono vantare però uno sguardo lungimirante sul presente e sul futuro della pasticceria: le creazioni moderne affiancano i grandi classici della casa e dal 1970 il laboratorio è stato ricollocato in via San Geronimo delle Monache, ma solo per rispondere alla richiesta crescente di clienti affezionati dall’Italia e dal mondo. Per il resto, nulla è cambiato, e l’arte di famiglia si tramanda di generazione in generazione privilegiando la passione per i prodotti della propria terra. Prima papà Giovanni e suo fratello Francesco, inventore del celebre ministeriale (la mattonella al cioccolato fondente con crema al liquore), poi Mario, scomparso solo un anno fa all’età di 86 anni, conosciuto in tutta la città come il decano dei pasticceri napoletani e salutato con grande commozione dai suoi concittadini. Oggi l’azienda conta oltre 50 dipendenti e vanta una gestione aziendale degna di un grande brand riconosciuto nel mondo (d’altronde, dopo il periodo difficile di qualche anno fa, con la dichiarazione di fallimento del 2009, oggi la gestione amministrativa della nuova proprietà subentrata mantenendo tutti i dipendenti storici dell’azienda si conferma in pieno processo di espansione).

Scaturchio alla Certosa e il consolidamento del brand

L’obiettivo principale però sembra essere quello di continuare a restare sulla cresta dell’onda senza tradire le proprie origini, valorizzando un’attività secolare, ma non per questo antiquata. Anzi. Il 2013 era stato l’anno della collaborazione con il Teatro San Carlo, che ormai più di due anni fa ha portato all’apertura dell’Opera Café a cura di Scaturchio all’interno del prestigioso foyer, con apertura 8-21 e una proposta che spazia dalla pausa caffè al pranzo, all’aperitivo.

Ora, la storica pasticceria ci riprova al Vomero, all’interno della Certosa di San Martino, dove da un paio di settimane i turisti in visita al complesso museale possono approfittare di una pausa golosa allo Scaturchio Certosa Cafè. Ancora uno spazio suggestivo, dunque, e legato al mondo della cultura e dell’arte, per valorizzare la sinergia tra i sapori di una pasticceria antica come quella partenopea e le attrazioni storiche e artistiche della città. Non a caso la ristrutturazione degli spazi è stata curata dall’architetto Giuliano Andrea Dell’Uva, archistar cittadina, e l’inaugurazione ufficiale ha richiamato molti volti noti del panorama culturale e artistico di Napoli. E l’apertura della caffetteria in Certosa arriva a meno di un anno dall’inaugurazione di un altro punto vendita a marchio Antica Pasticceria Scaturchio proprio al Vomero, in via Luca Giordano.

Pubblicità

 

Scaturchio Certosa Cafè | Napoli | Certosa di San Martino | largo San Martino, 5 | www.polomusealecampania.beniculturali.it/index.php/certosa-e-museo