C'è lo zampino di Vincenzo Mancino di D.O.L. E questa volta non solo nella selezione della materia prima: per Rebbio, new entry nel quartiere romano di Centocelle, la sua consulenza si spinge anche alla linea di cucina, per trovare formule golose, curate a prezzi contenuti, e che esaltino unprodotto d'eccellenza. L'abbiamo provato in anteprima, ecco i nostri assaggi.
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La Belville romana? Non proprio, o forse non ancora, perché dopo le aperture recenti (Mazzo) e imminenti (Pro Loco) di cui vi abbiamo dato conto, qualcos’altro si muove in questa zona di Roma. E anche stavolta c’è lo zampino di chi da anni rappresenta, nel quartiere e fuori, un punto di riferimento per la selezione dei prodotti laziali. Parliamo di Vincenzo Mancino di D.O.L. (Di Origine Laziale) che sta prestando la sua consulenza a Rebbio, ristorantino fresco fresco di apertura in via Tor de Schiavi.

I quattro soci (Daniele, Simone, Mauro e Fabio) provenienti dal mondo della grafica, del design e dell’arredamento hanno dato vita a uno spazio ricercato, molto accogliente, con richiami vintage anni ’50, poltroncine in pelle, vecchie radio, stoviglie old school, e uno splendido spazio all’aperto ricavato in un cortiletto interno, con tanto di finta altalena e mattonelle retrò. La brigata in cucina è ancora in assestamento, ma vi si trovano giovani con varie esperienze nel settore, anche presso le scuole del Gambero Rosso. L’apporto di Mancino per quanto riguarda il reparto enogastronomico è stato a 360 gradi, a partire dalla selezione di prodotti e fornitori, prevalentemente dal territorio laziale, con un’occhio di riguardo verso realtà biologiche, pesce fresco da Anzio e carni da allevamenti selezionati; passando per la carta dei vini, molto curata, fino ad arrivare alla collaborazione sulla linea di cucina, con piatti centrati, territoriali, studiati per esaltare la materia prima, una proposta ricercata ma al tempo stesso casalinga, molto golosa e godibile. Il menu deve essere ancora completato, abbiamo però assaggiato in anteprima alcuni piatti che vi raccontiamo.

Ottima e realizzata con grande precisione la frittura dell’orto di verdure di stagione con una pastella alla birra; croccante, saporita, asciutta e delineata dalla squisita presenza di chips di zucca pastellata e deliziosi anelli di cipolla.

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Molto sfiziose anche le polpette di alici e pecorino su una delicata crema di cavolfiore, rinfrescata da un grande olio extravergine da oliva itrana.

Tra i primi, ancora non del tutto a regime, indovinata l’idea delle fettuccine tirate a mano (con un mix di farine Poggi) condite e ripassate in padella, a rievocare la pasta riscaldata di memoria infantile. Ottima per qualità del prodotto, ma ancora in costruzione, la vellutata di ceci del solco dritto, con una pregevole potenza aromatica. Non mancheranno in carta, ci dicono, i primi della tradizione romana come gricia, amatriciana, carbonara e cacio e pepe.

Livelli davvero soddisfacenti con i secondi piatti: il coniglio porchettato farcito con impasto di pane pecorino e maggiorana, mostra una grande materia prima e una cottura esemplare, accompagnato da una soffice purea di patate. Molto apprezzata anche latagliata di maiale biologico, tenuto rosato nel cuore, con cipolle caramellate e mela essiccata in forno: un connubio agrodolce molto centrato che va ad esaltare una carne di ottima qualità.

Si chiude con due dolci stagionali, golosi ma non banali: un morbido tortino agli agrumi e zenzero da bagnare in una deliziosa zuppetta di mandarini, arance, mapo e agrumi vari; e una lussuriosa torta caprese alle mandorle e cioccolato con pera cotta, dalla texture ben realizzata.

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Prezzi molto competitivi per quanto riguarda la prova menù, con i primi che spesso non sfiorano neanche i 10 euro e i secondi tutti entro la sfera dei 15. Un progetto, quello di Rebbio, in cui Mancino conta di far convivere grande qualità del prodotto a prezzi contenuti, anche tenendo conto del contesto cittadino in cui si inserisce: un quartiere in crescita, Centocelle, ma pur sempre di matrice popolare.

Rebbio | Roma | via Tor de Schiavi, 268 | www.facebook.com/pages/Rebbio

a cura di Lorenzo Sandano