Dal Teatro dell'Opera alla fotografia passando per il cibo. Così Agnese Gambini, trentenne marchigiana naturalizzata a Roma, ha cambiato settore e si è dedicata alla food photography, finendo anche in Foodprint, annuario internazionale dei 56 migliori fotografi di cibo. La sua passione? I dolci. Le sue parole d'ordine? Sano, sostenibile, equo, bio.
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Marchigiana di nascita ma trapiantata da ormai undici anni a Roma, classe 1984, attratta dai cibi sani e sostenibili in quanto espressioni di scelte etiche, è stata addirittura inserita nel libro annuale Foodprint che quest’anno raccoglie le immagini dei cinquantasei migliori fotografi di food internazionali. Lei è Agnese Gambini, penultima fotografa della nostra rubrica Professione food photographer.

Quando hai cominciato?
Prima, avendo studiato scenografia e architettura d’interni, lavoravo al Teatro dell’Opera di Roma poi in seguito a tagli del personale ho dovuto necessariamente dedicarmi ad altro. E la mia seconda passione era appunto fotografare. Ecco come ho cominciato. Non ricordo esattamente quando la passione è diventata un vero e proprio lavoro, ma la cosa certa è che questo passaggio è avvenuto in maniera del tutto naturale.

Quando ti sei avvicinata al mondo del food?
Circa tre anni fa. Avendo un blog è stato quasi inevitabile dedicarmi anche al mondo gastronomico e, grazie al sito, al blog e al passaparola, ho iniziato a lavorare per riviste di settore, anche se continuo a fare foto di eventi o d’interni.

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Come hai imparato a fotografare?
Ho cominciato da autodidatta per poi frequentare corsi di fotografia e illuminazione avanzati. Ma il segreto per diventare un bravo fotografo è innanzitutto osservare.

Cos’è per te la food photography?
È un modo di creare immagini rassicuranti e belle: la foto di un piatto trasmette in qualche modo calma, tranquillità e sicurezza.

Che strumenti utilizzi?
Una reflex professionale e vari obiettivi, il mio preferito è l’obiettivo fisso 50 mm anche se per fotografare i piatti è indispensabile il macro. Utilizzo le luci da studio ma preferisco la luce naturale e mi diletto anche con la post produzione facendo però un distinguo: una cosa è la post produzione e un’altra è lo sviluppo delle foto, ovvero fare quello che una volta avveniva in camera oscura. Quando si tratta di food photography limito la post produzione e sviluppo il Raw scegliendo le tonalità giuste, o meglio, quelle che rispecchiano il mio gusto.

Cosa ti piace del mondo del food?
Mi attrae il fatto che dietro ad un bisogno così primario ci possa essere un ragionamento etico. Mi spiego: l’alimentazione è una scelta personale, il singolo può effettivamente scegliere ciò che vuole o non vuole mangiare, e sapere che dietro questa scelta può esserci un ragionamento etico mi fa ben sperare. Ecco perché sono fortemente attratta dal cibo sano, sostenibile, equo, bio.

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Con chi collabori attualmente?
Realizzo servizi fotografici per ristoratori e produttori vari legati al mondo dell’enogastronomia. Collaboro con alcuni siti web e magazine sempre a tema food, scrivendo articoli e ricette ovviamente accompagnate da fotografie. Qualche esempio? Il sole 24 ore, Alice Cucina, Repubblica, Marco Polo Viaggi…

Con quali chef hai lavorato? Il tuo preferito?
Amo lavorare con i pasticceri. Perché? Perché ho una grande predilezione per i dolci! Il mio preferito? Non saprei, l’ultimo in ordine di tempo è Andrea De Bellis.

Ti ispiri a qualche food photographer in particolare?
Adoro guardare le foto degli altri però non c’è un fotografo specifico. Mi piacciono molto gli australiani o gli americani.
Qualche nome? Janne Peters, Con Poulos, Vanessa Rees, Todd Porter & Diane Cu, Katie Quinn Davis, Anders Schønnemann, Ira Leoni, Linda Lomelino, Natalia Lisovskaya, Jean François Mallet, Iain Bagwell, Sharyn Cairns, Chris Court, Gareth Morgans, Ditte Isager…

Il cibo più difficile da fotografare?
A livello tecnico i liquidi, come vino o birra, perché hanno delle trasparenze ed è difficilissimo gestire la luce. Per quanto riguarda lo styling, la carne: non è proprio appetibile esteticamente.

Quello che ti dà più soddisfazione?
Ovviamente i dolci, in tutte le salse, colori e consistenze.

Che opinione ti sei fatta delle app fotografiche per smartphone come Instagram?
Non uso le app – ho un Nokia 3310! – tra l’altro essendo fotografa non credo abbiano una grande utilità per il mio lavoro perché attraverso queste app non si riesce a trasmettere la qualità delle foto. Le trovo più utili per coloro che lavorano nel campo della comunicazione.

Un consiglio ai nostri lettori per fare delle belle foto amatoriali?
Guardate il lavoro degli altri, iniziate a capire quello che vi piace e cercate di rifarlo. Poi praticate, praticate e praticate ancora.

amarantomelograno.blogspot.it
www.agnesegambini.it

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a cura di Annalisa Zordan