Habemus birram: da qualche tempo anche in Italia la bevanda arriva tra le mura monastiche. Cascinazza, Nursia ma anche Hora Benedicta, la birra non è mai stata così “buona”.
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Le Trappiste sono birre che devono rispettare precise regole di produzione, proprio come il disciplinare per un vino DOCG ad esempio; mentre per ‘birre d’abbazia’ si intende una tipologia ampia, originariamente prodotta nei monasteri belgi e olandesi ma che a oggi mantiene un legame spesso molto labile con gli spazi religiosi: la maggior parte di queste birre, infatti, attualmente sono prodotte da aziende privatedietro concessioni rilasciate direttamente dai monasteri, per sfruttarne fama, ricette e tradizione. Sono invece ancora strettamente legate al luogo di produzione le trappiste: il disciplinare prevede infatti che siano prodotte all’interno di un’abbazia trappista (un ordine monastico di diritto pontificio, anche detto Cistercense della Stretta Osservanza); l’intero processo produttivo deve essere controllato direttamente dalla comunità monastica; tutto il ricavato deve essere reinvestito a favore del monastero o in atti caritatevoli.
Regole semplici, forse. Ma non tanto se si pensa che dei 171 monasteri trappisti del mondo soltanto otto (sei in Belgio, uno un Olanda e uno in Austria) sono attivi nella produzione di birra secondo queste regole e possono quindi valersi del marchio Authentic Trappist Product concesso dall’Associazione Internazionale Trappista che riunisce 18 abbazie dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, in Europa (Belgio, Paesi Bassi, Francia, Austria, Germania) e negli Stati Uniti.

E l’Italia? Nessun monastero italiano fa parte dell’associazione (e quindi nessuno può ambire al marchio ATP) anche se esistono delle realtà produttive ad essa assimilabili.
A rompere gli indugi è stata la Comunità monastica dei SS. Pietro e Paolo della Cascinazza di Buccinasco, alle porte di Milano, che nel 2008 ha dato alla luce il primo micro birrificio italiano costruito e gestito all’interno di un monastero. Dopo un periodo di formazione in Belgio, presso le più antiche abbazie produttrici di birra, i monaci benedettini della Cascinazza hanno trasferito il know how fiammingo all’interno della loro struttura creando tre birre: la Blond, birra fresca e leggera, con sfumature gradevolmente fruttate e un retrogusto amabile ma persistente; la Amber, birra dal notevole profilo aromatico, piacevole ed equilibrata; la Bruin, che nonostante un tenore alcolico medio-alto riesce a esaltare dolci note di malto e chiari sentori di uva passa. “Nonostante l’evidente periodo di difficoltà economica che sta attraversando il nostro Paese siamo riusciti a mantenere il nostro ritmo produttivo” afferma Padre Claudio, Responsabile Vendite e Pubbliche Relazioni della Cascinazza “segno che in fin dei conti abbiamo fatto un buon lavoro nei nostri primi cinque anni; nonostante ciò controlliamo attentamente la mole produttiva del nostro birrificio per garantire la massima qualità e il più rigido dei controlli”.

Soltanto un anno fa, invece, è iniziata l’avventura dei monaci benedettini di Norcia presso il monastero di San Benedetto. È qui che nasce Birra Nursia, piccolo birrificio costruito tra le mura monastiche dove una volta sorgeva un antico granaio. Nobile la mission del monastero, che emerge chiaramente dalle parole di Padre Benedetto Nivakoff, Vice Priore dei Monaci di Norcia: “il nostro percorso è iniziato attraverso il pensiero di San Benedetto, secondo il quale non solo la preghiera ma anche il lavoro santifica l’uomo; i monaci non sono diversi dagli uomini normali della nostra epoca, se non lavorano non riescono a sentirsi realizzati. Sentivamo l’esigenza di produrre qualcosa da offrire al mondo, un prodotto in grado di rappresentare al meglio la bellezza della natura; per questo abbiamo deciso di aprire un nostro birrificio all’interno del monastero”. Due i prodotti a nome Birra Nursia, una chiara da 6 gradi ed una rossa da 10 gradi, acquistabili a Norcia presso il negozio dei monaci a pochi passi dalla Basilica di S. Benedetto.

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Il periodo economico però, come ricordava Padre Claudio, non è dei migliori e investire ingenti somme di denaro risulta essere sempre più difficile. Proprio per questo motivo l’Abbazia Benedettina di S. Martino delle Scale, in provincia di Palermo, ha deciso di seguire un’altra direzione: iniziare una propria produzione ma affidandosi all’azienda artigianale Paul Bricius & Co. Il risultato? La Hora Benedicta Abbey Ale, una birra scura dal colore intenso, con chiari sentori di caffè, liquirizia e cacao, prima classificata al Concorso Nazionale di Homebrewers di Nembro. Le vie del Signore sono infinite? Chissà, di sicuro la strada delle birre di qualità italiane è sempre più frastagliata.

http://birranursia.com/
http://www.birracascinazza.it/
https://sites.google.com/site/horabenedictasanmartino/home

a cura di Giuseppe Buonocore