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Ci siamo ritrovati nella capitale belga proprio nell'anno in cui si svolge la rassegna gastronomica più lunga in Europa, ovvero Brusselicious 2012. Un evento in cui tutta la città con i suoi musei, ristoranti, alberghi, spazi, viene coinvolta in

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ng>iniziative di carattere mangereccio per un intero anno. Alberghi che fanno a gara per la colazione più golosa, installazioni di verdure e cartocci di patatine giganti proprio in mezzo al Parco Reale, tour per i patiti della gueuze (la tipica birra belga che nasce dall’assemblaggio di più lambic), picnic nei giardini a suon di musica techno e cene a tema. Certo, una specie di vortice. Ma girando la città da semplici turisti, si possono scoprire cose interessanti anche al di fuori dei binari del “treno” enogastronomico.

 

Bruxelles, come altre capitali europee, ha il pregio di ospitare una miriade di etnie ormai stabilitesi qui da molti anni creando uno sfaccettato universo di ristoranti tradizionali ed etnici di alto – ma anche basso – profilo: non è difficile trovare noodles in stile thai accanto a pentoloni di “mules frites” (le popolarissime cozze con le patatine fritte). Ma spesso la domanda che si fanno molti forestieri è se esiste veramente una cucina tradizionale belga. E qui verrebbe da rispondere con un’altra domanda: esiste il Belgio? Spaccandosi la popolazione tra francofoni e fiamminghi, anche la cucina subisce le stesse differenziazioni. Anche se si può dire che la cultura gastronomica francese ha avuto un ruolo preponderante sulle tendenze gastronomiche nazionali, soprattutto per quanto riguarda le carni, la cottura delle verdure e sul ruolo delle salse. Ma cominciamo a dare una piccola idea su qualche indirizzo da provare nel concreto.

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La parte più viva della città, dal punto di vista dei sapori e della cucina, è sicuramente la zona che si sviluppa intorno a place Sainte-Catherine, a due passi dalla Bourse. Qui si può trovare uno dei punti di riferimento per quanto riguarda la cucina fiamminga, quella “di casa” che valorizza il quinto quarto: Viva M’boma (rue de Flandre, 17).

 

 

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In questo piccolo e grazioso locale dai sapori forti lo chef Olivier Vanklemput vi farà gustare piatti come il rognone di vitello in salsa di mostarda (ardita la cottura lievemente rosata), una splendida lingua in salsa verde e la migliore “carbonade flamand”, ovvero lo spezzatino di manzo alla birra, che vi capiterà di trovare in città.

 

 

Spostandosi di poco, proprio in piazza, si possono trovare vari indirizzi interessanti, ma quello più particolare e originale è sicuramente il ristorante Le Forneau (place Sainte-Catherine, 8). Quando si entra sembra di stare nella perfetta evoluzione di un bar di tapas di alto livello, con il suo bancone circolare dal quale poter ammirare le prodezze della cucina, e qualche tavolo intorno. Il resto del piacere lo si deve alle portate: una cucina mediterranea (il proprietario è greco) che non ha confini, figlia della creatività e della cura maniacale nelle cotture. Un bellissimo esempio di alta gastronomia e di ambiente informale dove forse l’unica pecca è un servizio un po’ troppo sbrigativo.

 

Andando in direzione Anspach si trova invece il meno formale, ma ricco di fascino La Fin de Siecle (rue des Chartreux, 9). Cucine di tutto il mondo racchiuse in un vecchio e affascinante edificio dallo stile Déco un po’ decadente: qui infatti si può gustare dell’ottimo gazpacho così come una straordinaria coscia d’agnello in salsa di Porto o delle gustose salsicce campagnole con patate e pepe o ancora il pollo al curry. Menu scritto sulla lavagna e servizio simpatico e informale. Occhio al civico perché non troverete scritto il nome del locale da nessuna parte!

 

L’ultimo indirizzo di questa zona non lo riserviamo a un ristorante bensì al negozietto A L’ombre De L’Olivier (rue du Vieux Marché aux Grains, 65) tutto dedicato agli extravergini provenienti dalla Provenza. Un locale che è un po’ un pesce fuor d’acqua in questa città proprio per i suoi oli di piccoli produttori, ma anche preparati per cucinare e prodotti cosmetici.
La zona intorno alla Grand Place, invece, è famosa per i suoi locali esageratamente turistici che ormai godono di un fascino terribilimente kitsch (basti dare un’occhiata ai ristoranti di rue des Bouchers per rendersi conto). In questa zona si trovano una sorpresa e una delle istituzioni della capitale. Cominciamo con la sorpresa. Fino a un paio di anni fa nella popolare e multietnica rue Malibran, in zona Flagey, esisteva una piccola pasticceria araba che sbaragliava la concorrenza con i suoi deliziosi dolci “più buoni degli altri”; un successo tale che la pasticceria si trasferì nella ben più centrale rue du Marché aux Herbes, 19 dove oggi si trova la boutique. Il suo nome è La Rose de Damas e al suo interno potrete trovare il meglio della pasticceria araba con i suoi mignon di mandorla e miele dalle tante forme e colori.

 

 

Il posto che invece è considerato un punto di riferimento per gli amanti della birra (così come dell’arte e della storia), è A La Mort Subite (rue Montagne-aux-Herbes Potagères, 7), incantevole e affascinante pub nato nel 1910 e trasferitosi all’attuale indirizzo nel 1928. La famiglia proprietaria, ora arrivata alla quarta generazione, è la stessa da allora e gestisce con esperienza e gentilezza questo grande locale. Qui si possono gustare birre di tutti gli stili e qualche piatto freddo per accompagnare, come le deliziose tartine con i vari patè.

Un discorso a parte lo meritano i chioschetti che preparano le “frites”, ovvero le tipiche patatine fritte, con le salse annesse, che invadono la città in ogni sua stradina. Sono pochi però quelli su cui si può fare veramente affidamento.

 

Per anni si sono contesi il titolo i due chioschi migliori della città ovvero Maison Antoine (place Jourdan, 1, foto qui sopra) non lontano dal Parlamento Europeo, e lo storico Frit Flagey (place Flagey). Dopo averli provati entrambi possiamo dire che quest’anno il vincitore è il primo anche se parlando con molte persone del posto il chiosco di Flagey ha avuto la meglio per molto tempo. A due passi da quest’ultima piazza, inoltre, si trova un grazioso negozio che farà felici i tanti appassionati di cultura brassicola artigianale. Si trova proprio in un angolo di rue Malibran, ha aperto ad aprile e il suo nome è Malting Pot (rue Scarron 50). Qui si possono trovare circa 200 etichette di birre belghe e non, divise in una miriade di stili.

 

Salendo infine verso rue Americaine si arriva a quello che è un altro ristorante storico della città, un posto dove sono entrati a mangiare personaggi come Mitterand o i Nirvana e dal fascino unico nel suo genere, ovvero La Quincallerie (rue Du Page, 45). Sotto all’enorme orologio che domina il locale si gustano portate dallo stile belga, ma con fortissime influenze francesi, con antipasti a suon di terrine di foie gras con composte e mostarde, piatti vegetariani dalle cotture perfette e l’anatra come regina nei secondi di carne. Peccato solo per il servizio un po’ spigoloso.

 

 

Infine l’ultimo indirizzo di questo mini-tour nella capitale belga è un piccolo e intimo ristorante a sud della città, nel residenziale quartiere Uccle. A Les Deux Freres (avenue Vanderaey, 2) si respira proprio un’atmosfera rilassante e romantica, anche grazie al servizio puntuale e discreto e a un ambiente dominato dal legno e dalle luci soffuse. La cucina è chiaramente francese, anche se non si nega qualche piacevole divagazione mediterranea. Noi abbiamo assaggiato una gustosa insalatina con petto d’anatra, degli straordinari ravioli di formaggio caprino con erbe aromatiche, entrecôte con semifreddo di burro e mostarda e un gustoso merluzzo marinato alle spezie su una base di fettuccine fatte a mano in salsa di erbe (piatto non semplice da osservare per noi italiani, ma estremamente gustoso).

Bruxelles si rivela quindi una realtà in continuo movimento, con posti che aprono e chiudono e tanti altri che si confermano solidi punti di riferimento. L’unico appunto che può essere fatto è che in alcuni ristoranti che presentano un menu in lingua spagnola ci si aspetterebbe un menu anche in italiano che però manca in tutti i locali che abbiamo visitato. Ma questo forse è un problema che potrebbero rinfacciarci anche tanti amici francesi.
Tous le monde est un pays? Misschien… (traduzione franco-olandese: Tutto il mondo è paese? Forse…)

 

Indra Galbo
31 agosto 2012