Dopo svariati mesi e cambi di fronte continui da parte dell'amministrazione capitolina, il chiosco assegnato alla Cooperativa Sociale Barikamà per la riqualificazione del Parco Nemorense è ancora chiuso. Il degrado avanza e la parola fine non sembra vicina. Il racconto. 

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Il pasticcio. Dal bando alla mancata assegnazione

Una premessa è d’obbligo. La storia che cercheremo di ricostruire di seguito ha poco a che fare con le vicende di ristorazione, chef, cucine e piatti gourmet che siete abituati a leggere sulle nostre pagine. Oppure ha molto a che fare con tutto questo, vista la frequenza con cui le questioni che racconteremo mettono i bastoni tra le ruote a chi vuole intraprendere e rischiare.

Se non altro perché la storia, che con il panorama gastronomico della Capitale era destinata a confrontarsi da vicino, non è mai iniziata. E quello che ci troviamo a raccontare è un brutto groviglio di carte protocollate affastellate su qualche scrivania degli Uffici capitolini, screzi e dispettucci tra Dipartimenti amministrativi del Comune di Roma, incomprensioni vere o presunte, vizi di forma e circoli viziosi. Più volte abbiamo sottolineato quanto la burocrazia italiana continui a paralizzare (rallentare, nel migliore dei casi) la voglia di fare impresa, limitando di fatto l’enorme potenziale attrattivo del nostro Paese e scoraggiando l’iniziativa giovanile e gli investimenti puliti. E allora ci siamo chiesti: a cosa può andare incontro chi si aggiudica un bando promosso da Roma Capitale? Ma procediamo con ordine, ché fare chiarezza richiede un salto temporale non indifferente.

Una nuova vita per il bar nel parco. Davvero?

Era il 6 ottobre 2015, la Cooperativa Sociale Barikamà vinceva un bando del Comune di Roma per la gestione del bar situato all’interno del parco Nemorense, garantendo al contempo la manutenzione del parco stesso. Sul sito del Gambero Rosso salutavamo con gioia la notizia, intravedendo la volontà dell’amministrazione dell’epoca di premiare l’imprenditoria giovanile e volenterosa dell’universo agroalimentare e gastronomico (Per una volta trionfano qualità e legalità. Speriamo sia solo un inizio di buon auspicio per i futuri bandi pubblici” ci sentivamo di augurare allora). E infatti, recitava l’articolo 1 del bando protocollato in data 8 maggio 2015, “Roma Capitale intende promuovere il riuso di locali e spazi inutilizzati, afferenti al proprio patrimonio, orientato ad attivare progetti virtuosi di sviluppo e a promuovere l’imprenditoria giovanile nei settori innovativi, al fine di rivitalizzare il tessuto sociale ed economico della città nell’attuale congiuntura sfavorevole”. Promossa in modo congiunto dal Dipartimento Patrimonio Sviluppo e Valorizzazionee dal Dipartimento Tutela Ambiente (d’ora in avanti, per praticità, solo Dip. Patrimonio e Dip. Ambiente), la concessione dell’immobile in oggetto (il chiosco all’interno del Parco Nemorense, chiuso dal 2014 dopo anni di gestione abusiva) spettava a Barikamà in quanto capofila di un ATI costituita tra l’altro dal Grandma bistrot nel quartiere del Quadraro vecchio e dall’Azienda Agricola Eredi Ferrazza di Martignano, che con il progetto di micro reddito messo in piedi da un gruppo di ragazzi africani e oggi piuttosto conosciuto in città collabora da tempo per la produzione di yogurt e ortaggi biologici. La “squadra” così composta era riuscita a vincere soddisfacendo a pieno i requisiti previsti dal Comune, che in cambio del versamento di un canone mensile pari a 4683.92 euro, con obbligo di manutenere le aree verdi del parco e i bagni pubblici, affidava la gestione del bar (con eventuale proposta di ristorazione da definirsi) per 6 anni + 6. Questa, in breve, la proposta avanzata all’epoca da Barikamà:

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– Fornire un servizio di bar e di enogastronomia caratterizzato da produzioni artigianali, prodotti biologici e/o a Km 0, e prodotti del commercio equo e solidale.
– Sostenere l’inserimento lavorativo e sociale di persone svantaggiate sia africane che con condizione dello Spettro Autistico.
– Rendere il Parco Nemorense un luogo di interesse socio-culturale e di aggregazione per favorire il rafforzamento e la creazione di reti sociali e la crescita del senso civico attraverso iniziative che promuovano la partecipazione attiva, la condivisione di saperi ed abilità, gli stili di vita sostenibili e la solidarietà e che prevedano il coinvolgimento di gruppi/associazioni in particolare attivi nel Municipio II.

 

L’articolo controverso. Niente canone d’affitto in cambio di manutenzione del verde

Non meno importante la specifica di cui all’articolo 6, che assegnava al Dip. Ambiente l’esclusiva competenza per la valutazione dell’abbattimento del canone in relazione alla qualità e alla quantità dei servizi manutentivi prestati dal concessionario. E cioè, se Barikamà si fosse dimostrata in grado di provvedere con competenza e qualità alla manutenzione del parco, allora avrebbe potuto gestire il chiosco senza versare alcun canone d’affitto. E proprio per questo la cooperativa avanzava la proposta di assumere due lavoratori full time e uno part time per evadere il compito.

Quello che è successo nei giorni a venire è storia nota a tutti: le dimissioni del sindaco Ignazio Marino e il commissariamento della Capitale pesano ancora sul presente della città. Intanto, per motivi imperscrutabili, l’iter procedurale per l’effettiva concessione del chiosco (consegna delle chiavi compresa) rallenta inspiegabilmente. E nel frattempo, è bene sottolinearlo, le condizioni dell’immobile, che già versava in stato di degrado ben più grave rispetto alle aspettative (anche perché, ci spiegano i ragazzi, dopo i lavori realizzati abusivamente dal precedente concessionario, l’organizzazione degli spazi non corrisponde più a quella prospettata dalla pianta allegata al bando di concorso: un’altra incongruenza da non sottovalutare), continuano a peggiorare.

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L’odissea. Da ottobre 2015 a giugno 2016

Queste le tappe cronologiche che siamo in grado di ricostruire oggi, sottolineando i tempi biblici che intercorrono tra una comunicazione e l’altra, molte delle quali non tracciabili tramite documenti ufficiali. Le raccontiamo non tanto per entrare nel merito di questa singola vicenda, quanto per sviscerare e dare visibilità a un’odissea burocratica che, sebbene forse qui più accentuata e kafkiana del solito, è il calvario che tocca a tutti gli imprenditori che in Italia – e in particolare a Roma – vogliano provare a fare impresa rispettando le norme. Stiamo parlando di questo caso di Roma, ma vale per molti e molti ci si riconosceranno. Ma soprattutto ci si riconosceranno i tanti che, sapendo a cosa si va incontro, a partecipare a una gara neppure ci provano e preferiscono inventarsi qualcosa all’estero, foss’anche mettersi a fare i camerieri.

 

14 ottobre 2015: il Dip. Patrimonio si muove per chiedere al Dip. Ambiente di definire l’entità dell’abbattimento del canone, in funzione dell’art. 6 di cui sopra.

15 gennaio 2016: il Dip. Ambiente, in base ai poteri conferitegli dal bando, stabilisce che “il canone concessorio dovuto è integralmente compensato dallo svolgimento delle attività di manutenzione” (Direttore di Direzione Dr. Antonello Mori, prot. 1894).

12 aprile 2016: Ignorando quanto stabilito dal Dip. Ambiente, e anzi opponendosi più volte tramite confuse comunicazioni a mezzo email, il Dip. Patrimonio (diventato Dirigente il Dr. Angelo Gherardi) adduce alternative interpretazioni al bando e richiede unilateralmente a Barikamà (prot. 9404) di pagare l’intero canone oltre a farsi carico della manutenzione del parco.

13 aprile 2016: Giuseppe Gerace, all’epoca presidente del II Municipio, sollecita l’apertura immediata della struttura (prot. CB 39843), profilando l’ipotesi di un eventuale coinvolgimento della Corte dei Conti e sottolineando che “essendo trascorsi molti mesi dalla chiusura dell’immobile pare che lo stato si stia degradando, con possibili conseguenze anche sul versante sociale”.

3 maggio 2016: Dopo ripetute richieste, Barikamà riesce a incontrare Angelo Gherardi con la promessa di firmare finalmente un contratto e procedere al sopralluogo con consegna delle chiavi. In quella sede il dirigente si limita a presentare una bozza di contratto che ancora una volta non rispetta quanto stabilito dal Dip. Ambiente. Dietro minaccia di revoca della concessione, a Barikamà viene proposto di accettare le condizioni o, come extrema ratio, presentare una controproposta che il Dip. si riserva di valutare. Segue controproposta formale dell’avvocato di Barikamà (protocollata l’11 Maggio 2016 dal Dip. Del Patrimonio Prot. QC/2016/0012669), alla quale non viene mai data risposta.

1 giugno 2016: Giuseppe Gerace, presidente uscente del II Municipio, organizza ormai a pochissimi giorni dalle elezioni un incontro presso il Campidoglio per cercare di trovare un accordo. All’incontro, oltre ai concessionari e a Gerace, partecipano due sub commissari facenti funzione del Sindaco, il Dr. Carlo M. L’ Occaso, neodesignato Dirigente U. O. Gestione Concessioni del Dip. del Patrimonio, il Dr. Pasquale Libero Pelusi, Direttore Dipartimento di Tutela Ambientale, e il Dr. Angelo Gherardi che in questa sede si presenta come Direttore della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde, ma fino a questo punto della storia abbiamo conosciuto in veste di Direttore del Dip. del Patrimonio.

 

E cioè, chi fino a poche settimane prima aveva respinto la decisione del Dip. Ambiente per abbattere il canone, ora siede proprio al posto di chi si era pronunciato in tal senso. Coincidenze? Non è dato sapere. Ciò che invece è oggettivo è la malaparata che si prospetta al termine dell’incontro, con le parti istituzionali coinvolte che finiscono per arrivare alle mani (un video lo attesta). Per quanto riguarda le carte, invece, la proposta avanzata durante l’incontro è di abbattere il canone dell’80% (e non del 100%), diminuendo in percentuale l’ammontare dei servizi di manutenzione del parco. Ma il Dip. Patrimonio rifiuta, minacciando di revocare il bando o assegnare la concessione ai secondi in graduatoria. Si conclude così, tra provocazioni verbali, minacce e porte che sbattono l’ennesimo, ultimo capitolo (per ora) della storia.

 

E ora che succede?

E i ragazzi di Barikamà che dicono? L’obiettivo, nonostante il comprensibile scoramento, è ancora quello di aprire il prima possibile il bar e prendersi cura del Parco Nemorense per fornire un servizio alla cittadinanza e sostenere l’inserimento sociale e lavorativo di giovani e persone svantaggiate, compensando integralmente il canone d’affitto attraverso un lavoro ben fatto. Intanto, mentre si attendono le prossime mosse della macchina burocratica, si pensa anche alla possibilità di costituirsi parte lesa per mancato introito, chiamando in causa il Dip. Patrimonio davanti alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti di Roma Capitale.

Alle parti interessate il diritto di replica. E ai ragazzi di Barikamà un grande in bocca al lupo.

 

Per conoscere Barikamà www.facebook.com/progettobarikama/

 

a cura di Livia Montagnoli