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Se ne è parlato da tutte le angolazioni. Per quanto riguarda il conto, prima troppo elevato e poi (“a seguito di una revisione”) ridotto da circa 2700 a 1800 euro (“non paghiamo le cene con i rimborsi elettorali e dunque i ristoratori non devono approfittarsene”). Per quanto riguarda lo stile di pagamento (“colletta e si paga alla romana”). Per quanto riguarda la presenza di giornalisti che, memori ancora di vacche grasse che stanno inesorabilmente estinguendosi, avrebbero addentato focacce, frittelle e zucchinette alla julienne (questo il menu) senza poi contribuire a pagare l’addizione (“la prossima volta si portino il pranzo al sacco, con noi non funziona così”). Per quanto riguarda, infine, la ricevuta pubblicata online e ripresa da tutta la stampa.

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Un gesto di trasparenza che però, inevitabilmente, finisce per far pubblicità e dare visibilità ad un ristorante.

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E in effetti tutto si è detto della cena di festeggiamento, canti e bagordi dei neo deputati e neo senatori del Movimento 5 Stelle, salvo riflettere sul luogo dove questa cena si è tenuta. La scelta del Bar del Fico, infatti, sorprende non poco visto il profilo degli attivisti Grillini che stanno per atterrare in massa a Montecitorio e a Palazzo Madama. Chi si atteggia a moralizzatore, insomma, non dovrebbe usare grande ponderatezza anche nei luoghi da frequentare (e da pubblicizzare)?

A differenza del luogo decadente che era negli Anni Novanta – quando i parlamentari a 5 stelle facevano il liceo e magari lo frequentavano – il Bar del Fico oggi è quello che a Roma si definisce un posto fighetto, pariolino. Un locale che mescola lo stile shabby chic che ha invaso mezzo migliaio di ristoranti in città con un’allure snobettina. Un ristorante frequentato in buona parte da fauna proveniente dalla Roma bene: Parioli, con qualche nuance di Vigna Clara e Camilluccia. Insomma gli stessi quartieri grandi protagonisti delle forsennate feste suino-mascherate di De Romanis & company: all’epoca i Grillini additavano, oggi si mescolano con quegli stessi tipi umani che considerano poco fino fermarsi a Ponte Milvio (altro epicentro di locali posh) e proseguono per il centro storico sorseggiando drink al Fico, magari dopo aver posizionato la Mini in divieto tra i vicoli del Rione Parione.

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È chiaro, stiamo esagerando un po’. E poi intendiamoci, niente di male che esistano locali eleganti che piacciono alla gente che piace, ma non risulta strano che siano proprio questi locali ad essere selezionati simbolicamente per la prima cena politica di gruppi parlamentari che vogliono cambiare il corso del paese modificando stile, approccio, scelte? Tanto più poi – e questa è forse la cosa più paradossale – che nei dintorni del Fico, a poche decine di metri, non è difficile trovare offerte enogastronomiche asssai più in linea di quanto predicato da anni su beppegrillo.it. Non possiamo evitare di citare No.Au, ad esempio, straordinario progetto gastronomico in Piazza di Montevecchio, dove i piatti pensati da Gabriele Bonci e cucinati senza cucina si affiancano a vini naturali e biodinamici con l’aggiunta di birre artigianali. Tutto molto organic, tutto assai umano e molto in linea con i principi grillini, ma loro hanno preferito il Fico dove si spilla la birra prodotta delle “multinazionali” (una delle loro fissazioni) e dove i nuovi politici si sono tracannati, stando alla fattura, 24 litri di dissetante Nastro Azzurro.

Insomma, nulla contro il Bar del Fico che fa un buon lavoro con un pubblico tra il difficile e il turistico, ma vederci dentro un centinaio di attivisti a Cinque Stelle è come trovare un’accolita di vegani che sorseggia zabaione al bar del mattatoio. Urge correzione di rotta, altrimenti bisognerà dar ragione ai gestori del ristorante i quali avendo avuto un notevole ammanco di incasso rispetto alla fattura emessa (quando si fa alla romana e nessuno si piglia la responsabilità di arrivare alla cifra necessaria, è molto facile che vi sia chi se la svigna), hanno chiosato sulla loro pagina Facebook senza nessun timore reverenziale nei confronti dei neo-parlamentari: “evitate di andare in giro, che è meglio!”.

a cura di Massimiliano Tonelli

28/02/2013