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Mostre, sale stampa, studi televisivi per Rai, Mediaset e La7, spazi per i giornalisti e aree informative aperte al pubblico. La solita Casa Italia a supporto della partecipazione del paese ai Giochi Olimpici, si potrebbe pensare. E invece no, quest'anno - almeno dal punto di vista gastronomico - c'è qualcosa di nuovo. Innanzitutto gli chef che allieteranno i palati di chi lavorerà o transiterà per piacere a Casa Italia: Massimo Bottura, Marta Pulini, Giovanna Guidetti, Pier Luigi Di Diego e Massimo Spigaroli. Insomma, tutta l'Emilia golosa cucinerà in riva al Tamigi, per una doverosa attenzione alle terre martoriate dal recente sisma.

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Ma non c’è solo questo. Quel che ci interessa appr
ofondire infatti parte dalla seguente domanda: chi organizza tutto questo? Chi ha in gestione il ristorante di Casa Italia per questa edizione delle Olimpiadi. Ecco la prima novità: bando – per questa volta – ai soliti catering mediocri, quel che sembra è che il Coni abbia voluto osare ospitando un progetto al suo start up. Il progetto si chiama True Italian Food & Wine e utilizzerà il trampolino mediatico dei Giochi per farsi conoscere a livello globale. La gestione del ristorazione a Casa Italia, infatti, è solo il primo banco di prova per un format commerciale che mira, nei prossimi 5 anni, ad aprire oltre 100 punti vendita in tutto il mondo.

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La società londinese di Gianluigi Contin e Gianni Prandi vuole incidere sulla sciagura dell’italian sounding. Ovvero quel complesso sistema di stratagemmi commerciali che permette a molti di vendere a ignari consumatori cibi che sembrano italiani, ma che italiani non sono; un sistema che sottrae al nostro Paese qualcosa come 60 miliardi di euro l’anno di fatturato: quattro punti di pil. Con un investimento di 10 milioni Contin e Prandi puntano alla creazione di un’organizzata struttura di distribuzione internazionale mediante ristoranti, caffe e botteghe. Un hub diffuso nel mondo a disposizione delle aziende italiane che, rivolgendovisi, potranno saltare tutte le trafile burocratiche arrivando direttamente sugli scaffali dei negozi True Italian. Negozi che saranno sì dei franchising, ma che beneficeranno, in ogni grande città, di una casa madre (si chiamerà non a caso Casa Italia): un flagship store da 1000 mq gestito direttamente che fungerà da punto di riferimento.


Il progetto, insomma, è una sorta di Eataly con superfici commerciali più contenute ma con un numero di punti vendita enormemente più  diffuso e con un focus
commerciale esclusivamente sull’estero
. Un potenziale sbocco per il meglio della produzione italiana e una spina nel fianco per i tanti imprenditori che sulla magia dell’italianità speculano e guadagnano illecitamente. E poi anche  un’idea imprenditoriale vincente in un periodo di grande crescita (in controtendenza!) per il settore.

Si parte da Londra, vedremo se il Made in Italy e il suo export riusciranno a collocarsi nella posizione che gli spetta nel medagliere del commercio internazionale. E vedremo se il progetto True Italian riuscirà a dargli una mano.

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www.trueitalianfoodandwine.co.uk

Massimiliano Tonelli

28 luglio 2012