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Nel nuovo film di Jean Reno il conflitto fra interessi finanziari e buona tavola.

 

La (buona) cucina è sempre stata minacciata dal potere finanziario, arrogante e insensibile. Il cinema già lo raccontò nel ’76 con

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ank”>“L’ala o la coscia?”, dove il direttore della guida “Duchemin”, evidente storpiatura della Michelin, combatte contro Tricatel, un imprenditore senza scrupoli che cerca di propinare gli alimenti “di plastica” prodotti dai suoi stabilimenti all’interno dei piccoli ristoranti di Parigi che, uno dopo l’altro, vorrebbe acquisire. Lì a farci ridere e riflettere sui tempi (alimentari) che già stavano cambiando era il comico francese Louis De Funès, ora tocca a Jean Reno raccontarci come il denaro cerchi ancora una volta di sopraffare la qualità. Questo succede nel film “Chef”, diretto da Daniel Cohen, in uscita nelle sale italiane il 22 giugno.

 

 

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Jacky Bonnot (Michaël Youn) ha 32 anni, ama la buona cucina e ha talento. È anche ambizioso, perciò sogna di gestire un importante ristorante. La sua situazione finanziaria non è però delle migliori, sicché si trova costretto ad accettare dei piccoli lavori che peraltro, proprio a causa del tempo dedicato alla sua grande passione, la cucina, non riesce a svolgere come dovrebbe. Questo fino al giorno in cui incontra Alexandre Lagarde alias Jean Reno, uno chef pluripremiato alla disperata ricerca di nuove idee per salvare le sue tre forchette d’oro e soprattutto la gestione del ristorante, che è finita in mano a un gruppo finanziario insensibile alla buona tavola e avido di profitti. I due all’inizio faranno  fuoco e fiamme, ma alla fine si coalizzeranno in difesa della migliore tradizione culinaria.

 

Ripercorrendo, in parte, il recente successo di “Soul kitchen”, “Chef” è una pellicola nata per il grande pubblico, quello che non conosce i complessi meccanismi che stanno dietro un ristorante, ma parla di materie prime ed esecuzioni in maniera piuttosto attenta e precisa. Come “L’ala o la coscia?” si tratta di un altro film francese: una casualità oppure la prova di quanto la Francia sia più sensibile di noi a cosa e come si mangia?

 

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Marco Lombardi

11/06/2012

 

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