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“Voglio piantare dei semi nella testa delle persone”. È un Carmelo Chiaramonte vulcanico che presenta le sue prossime performance al Parco della Musica di Roma. “Sì, sono vulcanico, perché vivo sul vulcano”.

 

Il cuciniere catanese-modicano affront

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a la cucina con uno sguardo obliquo che abbraccia arte, antropologia, letteratura, cultura, musica. E si concentra sulla materia prima. Sull’incontro con le persone e con la terra, sull’esigenza di toccare, sentire, impastare, di riconquistare un rapporto più diretto con gli alimenti. “Ci si può avvicinare alla tavola con semplicità, e con poche monete: un chilo di farina costa meno di un euro, bisogna mettere le mani in pasta, basta un’ora al giorno da dedicare al cibo”. Si direbbe un’ora al giorno da dedicare a se stessi.

 

Menestrello della cucina, cuciniere errante, affabulatore appassionato di sapori e profumi, Carmelo Chiaramonte da Modica sale sul palco dell’ Auditorium di Roma per raccontare la nostra cultura enogastronomica. Non la ristorazione, non l’alta cucina, ma la verità intrinseca del cibo, nel suo essere conseguenza ed evoluzione della natura. Con la volontà di “ricreare un contatto più diretto con gli alimenti, seminare punti interrogativi, spingere ognuno a fermarsi a riflettere sul cibo e sulle cose” anche perché “mangiare è un momento di profonda intimità che facciamo tre volte al giorno. Bisogna recuperarne il valore più profondo, sapere cosa mettiamo dentro di noi”.

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A Roma Chiaramonte – 4 fornelli, una dispensa, due pentole – conduce un viaggio alla base del gusto, smarcando luoghi comuni e perplessità. Sei incontri, non lezioni di cucina, né show cooking, in ognuno circa 15 ricette, ma molti più i racconti che ruotano intorno ai prodotti. Alla scoperta della biodiversità, degli alimenti tradizionali, rari, in via di estinzione, dimenticati o ritrovati. L’alta ristorazione non è che uno degli aspetti della gastronomia, e “io voglio occuparmi di tutto il resto” – dice Chiaramonte – dei frutti dimenticati come carruba, ghianda di cerro, bacca di bagolaro, come per esempio accade nella prima serata, il 4 novembre, un viaggio tra 70 frutti autunnali.

 

Alla ristorazione ha dedicato 20 anni per poi ragionare sul fatto che in ogni momento della vita degli uomini sono presenti gli alimenti; la ristorazione, soprattutto l’alta ristorazione, non è che uno degli aspetti della vita. Da allora si è trasformato in un “cuciniere errante” pronto a muoversi tra fornelli, teatro, editoria, in un momento prolifico di semina e scoperta. Un’evoluzione continua che invece di andare avanti nella tecnologia gastronomica preferisce tornare indietro sulle tradizioni. “Non sono un cuoco che cucina col sottovuoto, non mi piace il cibo nella plastica e non mi piace che sia diventato un’eccellenza da comunicare. Il cibo così non è più fragrante, è spento”. Preferisce l’artigianalità, l’uso delle mani e delle tecniche tradizionali, dell’olfatto e della testa, della conoscenza per valorizzare gli alimenti e creare armonia.

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Come uno dei Nostri Antenati, barone rampante tra fornelli e cucine.

Programma
4 novembre: I Frutti della Terra
7 dicembre: I Semi
7 gennaio: Il Mondo Animale
19 febbraio: Morso, sesso e felicità – Festival delle Scienze
24 febbraio: I Generi Voluttuari
11 marzo: Gli Orti e le Erbe Selvatiche

 

8 euro a incontro, abbonamento a 5 appuntamenti (escluso 19 febbraio: Morso, sesso e felicità – Festival delle Scienze) 32 euro.

www.musicaperroma.it

 

 

 

 

 

 

 

Antonella De Santis

3/11/2012