Cinema: come narrare il gusto

10 Nov 2011, 18:09 | a cura di Gambero Rosso
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“Il connubio tra cinema e cibo è strettissimo: la stessa creatività che caratterizza l’alimentazione italiana la riscontriamo anche nell’opera filmica, perché in tutti e due gli ambiti si gioca sul colore, l’immagine, ma soprattutto l’emozione”.

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Bartolomeo Corsini, Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, non ha dubbi: il gusto è traghettatore dell’emozione, la stessa forza che ha il cinema nell’evocare altre immagini attraverso la narrazione. Entrambi raccontano l’animo umano ma è importante saper conoscere il loro linguaggio per poter poi narrare le storie, gli eventi in tutta la loro dirompenza.

 

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Sono molti i film in cui gli alimenti o la tavola rappresentano un momento focale della narrazione. Il cibo è il pretesto per esprimere con semplicità l’intera storia e diventa l’icona di una pellicola. Memorabili le sacher torte e l’enorme vaso di Nutella con cui Nanni Moretti consola le sue nevrosi in Bianca o la tavolata di “Miseria e nobiltà” dove il concetto di gioia legata al cibo viene espresso da Totò che balla sul tavolo con gli spaghetti in mano.

 

“E’ un settore complesso quello specifico dell’enogastronomia e mi rendo conto che non è facile raccontare il mondo del gusto in modo nuovo. Molto spesso viene narrato attraverso il documentario ma bisognerebbe trovare una nuova chiave evitando i soliti clichè. Oggi ci sono per fortuna nuove tecniche, effetti speciali o di animazione – continua- che permettono di andare oltre e creare delle vere e proprie docu-fiction ma per far questo occorre studiare, prepararsi, trovare nuove storie, nuovi spunti”.  Non a caso, Il Centro Sperimentale di Cinematografia-Sede Lombardia ha ideato, strutturato e lanciato tre nuovi Laboratori avanzati in Recitazione, Invenzione delle Storie e Critica cinematografica. Una sfida importante sia dal punto di vista dell’offerta formativa sia del format. CSCLab, infatti, è un contenitore di contenuti culturali e tecnologici agili e flessibili (i corsi durano da una settimana e ad un massimo di 24 settimane) utili per approfondire la propria formazione e la propria passione.

Sul sito della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (http://www.fondazionecsc.it/) si trovano i criteri di ammissione ai nuovi Laboratori.

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Michela Di Carlo

10/10/2011

Vi segnaliamo l'articolo "Il vino. Che cinema" pubblicato sul > quotidiano Tre Bicchieri del 10 novembre

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