80 mila mq, 80 milioni di euro, 6 milioni di visitatori l'anno previsti. Ecco i numeri della grande cittadella del cibo che aprirà tra pochi mesi alle porte di Bologna. Oggi la presentazione ufficiale. Ecco in anteprima tutto quel che c'è da sapere

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L’acronimo sta per Fabbrica Italiana Contadina, ma il nome completo è FICO Eataly World. E si propone di riunire tutto il mondo agroalimentare italiano, cioè il nostro cibo in tutta la sua biodiversità, dal campo (anzi dal seme) fino alle tavole dei ristoranti. 80mila metri quadrati di aree agricole, allevamenti, stabilimenti di trasformazione e produzione, fino alla vendita e alla ristorazione. Senza, ovviamente, lasciare da parte didattica, ricerca, intrattenimento.

La grande differenza, rispetto ad altri megastore del cibo, sta proprio nel fatto di accendere un faro sulla produzione, quella nei campi con le più importanti cultivar ortofrutticole locali e le razze autoctone, e quella nei laboratori artigiani che a breve cominceranno la loro attività in loco, come quelli della pasta o dei salumi. Per far conoscere da vicino non solo i prodotti ma anche il modo in cui nascono, inclusi quelli che, per limiti di dimensioni o di stagionalità, non potranno che essere presenze temporanee. Questo, in estrema sintesi, è il progetto FICO.

 

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FICO come un’arca

Torniamo da un tour, piccolo ma significativo, in cui abbiamo presentato FICO nel mondo, in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. Ci sembrava fosse giunto il momento di farlo anche qui in Italia, dove nasce questo progetto, cioè a Bologna” così Tiziana Primori (amministratore delegato di FICO Eataly World) anticipa quel che si scoprirà nella presentazione ufficiale del megapark dek food. “Siamo stati a Dubai, Hong Kong e New York: tre realtà e tre culture completamente diverse tra di loro, per questo emblematiche” continua.“Questi tre approdi hanno dimostrato come FICO sia un’arca attraverso la quale conoscere l’Italia: e in ognuna di esse abbiamo riscontrato tre diversi livelli di interesse”. A specificare che “il valore dell’Italia nel mondo è una cosa già fatta e portata a casa”.

 

Il mondo guarda la Fabbrica Italiana Contadina di Eataly World

Tre motivi di interesse, dunque: “il progetto accende l’interesse verso il nostro Paese e il nostro territorio, riscuote attenzione per il suo carattere di sostenibilità”. E testimoniaza “della presa che la filiera agroalimentare del made in Italy ha nel panorama mondiale”.

 

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pannelli

La sostenibilità è nel nostro modo di essere” riprende Tiziana Primori, e con questo vuol intendere che ogni tassello di questo progetto si sviluppa in modo armonico con l’ambiente e le persone. Realizzata sull’area del Caab, Centro Agro Alimentare di Bologna, il mercato ortofrutticolo cittadino (spostatosi per questo in uno spazio attiguo), non è una nuova edificazione ma una riconversione senza consumo di suolo; alimentata dal più grande impianto fotovoltaico su tetto d’Europa, realizzato dal Caab sull’area mercatale. A questo si aggiunge l’aspetto della formazione “diffondere la cultura del cibo, della biodiversità e del territorio, è uno degli obiettivi del progetto”. FICO vuole diventare la struttura di riferimento per la conoscenza del patrimonio italiano e per la sua valorizzazione all’estero.

 

Coltivando FICO: la presentazione ufficiale

Presentazione in grande stile, dunque, con un parterre d’eccezione e l’apertura al grande pubblico tramite la diretta streaming sulla pagina Facebook di FICO Eataly World “Coltivando FICO è la condivisione di quel che abbiamo fatto fino a ora”. Ci saranno le istituzioni, rappresentate dal sindaco di Bologna Virginio Merola, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, e il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Esteri, Vincenzo De Luca. Mentre arriva dagli Stati Uniti Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab di Boston e di Carlo Ratti Associati. Lui, tra i protagonisti di Expo Milano con il suo Future Food District, “a FICO sta curando gli spazi immersivi dove sperimentare le coltivazioni di domani attraverso la realtà aumentata”. Insomma: un mix di architettura, agricoltura, digitale con una visione d’insieme che guarda al futuro. Ma è pienamente immersa nella tradizione agricola italiana.

Presente anche il mondo accademico con il Rettore dell’Alma Mater di Bologna, Francesco Ubertini. A spiegare nel dettaglio i contenuti di questo progetto è chi sta realizzando il parco: il fondatore di Eataly Oscar Farinetti, il presidente della Fondazione FICO e del Caab Andrea Segrè, il direttore generale del Caab Alessandro Bonfiglioli, e il direttore generale di Prelios Sgr, Andrea Cornetti, oltre ovviamente a Tiziana Primori, che sottolinea come “la cosa interessante è che il fondo – riservato ad investitori qualificati “PAI” (Parchi Agroalimentari Italiani) nel quale hanno investito, fra gli altri, Coop, Banca IMI, Unindustria Bologna, Camera di Commercio di Bologna – rimane pubblico, e difatti sarà presente anche Prelios, che è stato innovativo nella ricerca di finanziamenti”.

 

Un progetto a tempi record

A che punto siamo? “Stiamo arando e in alcuni casi piantando, i primi alberi da frutta sono pronti” annuncia. “Le prime 15 fabbriche entreranno da febbraio, mentre stiamo progettando con i partner i menu e mettendo a punto tutta la parte di contenuti e dei prodotti” continua la Primori senza nascondere l’orgoglio per i tempi record.

Partiti a fine 2013, quando hanno definito il progetto, creato il fondo “e trovato i primi 40 milioni per partire”. Subito dopo hanno cercato partner che avessero la stessa visione e individuato le 40 fabbriche da coinvolgere. Prima però è stata scelta l’area in cui spostare il mercato. Arriviamo nel 2015 con il progetto e l’avvio di tutta la parte multimediale, fianco a fianco del Mipaaf: “noi eravamo il dopo Expo”. E infatti FICO è stato definito dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina uno di principali eredi dell’esposizione universale di Milano”, anche per il modo in cui vuole raccontare il cibo, con eventi, iniziative culturali e padiglioni multimediali tematici; a cui si aggiunge anche un fondamentale aspetto di formazione specializzata, in una sorta di Scuola dei Mestieri che elabora la tradizione rinascimentale italiana. All’inizio del 2016, una volta spostato il mercato, è iniziata la costruzione di FICO “e ora si procede a piantare”.

In tutto tre anni, da quando è stato gettato il seme dell’idea alla prima pietra “che in realtà è il primo albero”. In mezzo ci sono raccolta dei capitali, scelta delle imprese da coinvolgere, progettazione e costruzione degli spazi agricoli e delle strutture per la produzione, la vendita e il consumo.

E ora? “Stiamo lavorando per creare le start up che confluiranno in FICO”. Tra questi ci sono produttori di pasta fresca, come quella si Sfogliano, “e i passatelli di Guido da Rimini, i più buoni d’Italia”. La promozione internazionale è partita a novembre, sono in via di definizione anche i programmi per la didattica e la parte culturale affidate alla Fondazione FICO (ve ne avevamo parlato qui). Si lavora tutti a ritmi sostenuti, dalla ditta che sta costruendo l’immobile agli imprenditori del cibo “per aprire il 4 ottobre 2017”.

 

I nomi presenti

Tra i nomi presenti a Bologna, il Prosciutto di Parma di Ruliano, i salumi calabresi di Madeo e quelli di cinta senese di Savigni; la Mortadella Bologna dell’omonimo Consorzio; la carne di Zivieri e de La Granda; il Consorzio del Parmigiano Reggiano e quello del Grana Padano. Due i mulini, uno per la semola, del Pastificio Di Martino che a FICO porterà anche la pasta di Gragnano, e uno per la farina, di Molino Grassi. Il Forno di Calzolari produrrà pane e prodotti da forno, la pasta secca all’uovo sarà Campofilone, i tartufi Urbani, i sughi della Dispensa di Amerigo. Vino, birra e olio saranno prodotti da Cevico, Baladin e Roi. Un percorso che si muove tra marchi grandi e piccoli.

 

FICO in numeri

80 mila mq, di cui7mila di campi e 4mila di allevamenti dimostrativi, 40 laboratori di trasformazione che produrranno dal vivo in loco, 25 aree food con ristoranti a tema e street food, 9mila metri quadrati di vendita al dettaglio, botteghe e mercato, 10 aule per la didattica e la formazione, 6 aree multimediali e 4 mila metri quadrati di padiglioni per eventi, iniziative culturali e didattiche legate al cibo. Oltre 1000 corsi l’anno e 5mila attività per le scuole che puntano di coinvolgere 100mila studenti. A questo si aggiungono stage, conferenze, riunioni di lavoro ed eventi di intrattenimento. FICO porterà, si stima, un indotto di 3mila posti di lavoro nel territorio, di cui 700 interni al parco. A oggi le imprese coinvolte sono circa 2mila: nelle costruzioni, l’agroalimentare, nella fornitura di attrezzature e macchinari, la ristorazione, i servizi.

Il tutto per 6 milioni di visitatori annuali: 4 milioni di turisti di cui 1.800 di lungo raggio (per fare un esempio dell’approccio adottato, dal 3 novembre la Emirate ha una nuova tratta Dubai-Bologna avviata proprio per rispondere alle future esigenze create da FICO) e il restante provenienti dall’interland. La presenza di visitatori nell’area bolognese sarà imponente, e il progetto potrà avere anche una conseguenza diretta per le aziende coinvolte, che potranno presentarsi uniti e più forti sui mercati stranieri godendo di FICO come di un agente di marketing e vendita all’estero.

Costo totale? 80 milioni di euro, più 20 per lo spostamento del mercato.

 

a cura di Antonella De Santis