Cronache dal Salone del Gusto 2014: alla riscoperta della biodiversità

27 Ott 2014, 16:56 | a cura di Laura Di Pietrantonio
Biodiversità è la parola chiave del Salone del Gusto di Torino, da riscoprire e conservare come patrimonio culturale dell’umanità. Dalla coltivazione di semi antichi ai prodotti dell’Arca del Gusto.
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Il mondo è bello perché è vario. Quando lo abbiamo dimenticato? Forse quando abbiamo ceduto alla comodità degli ipermercati, a uno stile di vita frenetico e alla globalizzazione di mode, gusti e cultura Sapevate che solo nella Regione Marche esistono nove varietà di mele differenti? E che in Corea si ricava un aceto dai cachi meoksi (varietà autoctona) che ha anche importanti virtù curative? Che in Estonia c'è la trazione di essiccare lische. Che, per la gioia e lo stupore di tutti i bambini, in Cile esiste una razza di galline (l'araucana) che depone uova azzurre? La colorazione è dovuta a un gene che, agendo sullo sfondo bianco del guscio, conferisce una colorazione azzurra, mentre sullo sfondo marrone dà il verde.

Il tema della biodiversità è sempre più attuale e il Salone del Gusto 2014 è stata un’ottima occasione per portarlo alla ribalta. Difendere la biodiversità non solo per combattere la pericolosa omologazione del gusto, che da troppo tempo ha addormentato le papille gustative di tanti, ma anche perché in essa confluiscono considerazioni sociali e antropologiche importanti. Tutelare la biodiversità significa proteggere la cultura secolare che c’è dietro ogni terra coltivata, tramandare saperi (e sapori) che rischiano di essere persi per sempre.

Secondo la Fao il 75% delle varietà vegetali mondiali è perso, irrimediabilmente. Negli Stati Uniti si arriva al 95%. Oggi il 60% dell'alimentazione mondiale si basa su 3 cereali: grano, riso e mais senza considerare le migliaia di varietà di cerali che, nei secoli, sono stati coltivati in tutto il mondo. Questo quanto emerge dalla conferenza Coltivare la biodiversità per Nutrire il Pianeta: Slow Food a Expo 2015 tenutasi al Salone del Gusto 2014. In seno a queste convinzioni è nato nel 1996 il progetto Arca del Gusto sostenuto dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità. Oggi sono 2015 le specie (animali, vegetali) e i prodotti a bordo dell’Arca, censiti nel catalogo mondiale disponibile online.

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Lo scambio di semi e di conoscenze sembra essere fondamentale per la tutela della biodiversità. In quest’ottica nasce il progettoOrto Antico, ideato dal giovane Eduardo Lo Giudice che dal 2008 coltiva il suo orto didattico nella campagna anconetana: 80 varietà di ortaggi nati da semi recuperati, tra tutti è il pomodoro giallo di Monte San Vito la scommessa più riuscita. Si tratta di un piccolo pomodoro giallo con una polpa cremosa e una buona acidità che gli consente di essere conservato anche per due anni. Interessante anche la collaborazione tra Orto Antico e la chef Sabrina Tuzi (Degusteria del Gigante, San Benedetto del Tronto) che segue personalmente la coltivazione e sperimenta possibili usi in cucina. In Sardegna scopriamo esistere una vera e propria comunità virtuale per lo scambio dei semi antichi (Rete Eco Sardi), a raccontarci del suo orto un giovanissimo produttore di pompìa, un agrume che nasce sulle costa di Nuoro e può vantare di essere il primo ibrido naturale.

http://www.fondazioneslowfood.it/arca
http://reteecosardi.blogspot.it/

a cura di Laura Di Pietrantonio
foto in apertura: eventoLive

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