Dati Istat: l'agricoltura registra un segno più

15 Mar 2013, 11:21 | a cura di Gambero Rosso
[caption id="attachment_92951" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2013/03/335279_web.jpeg[/caption]

Diciamocelo: è un mondo che continua a stupire. L’export, okkay, si sa. È solido, si difende, e difende il made in Italy. E ci sta. Ma l’occupazione? Francamente, qui un po’ di sorpresa scatta. Ma fa certo piacere leggere, dentro >

Pubblicità

lank">le ultime tabelle Istat sul lavoro in Italia (un drammatico rosario di croci nere e di bilanci in rosso) un segno più proprio sulla casella riguardante i lavoratori dipendenti in agricoltura: un aumento del 3,67%, misurato e modesto dunque, intendiamoci. Ma in talmente evidente controtendenza rispetto agli altri comparti economici da fare certo notizia. Non erosa neppure dal contemporaneo calo degli autonomi agricoli (più o meno della stessa entità, attorno al 3,7%).

Quest’ultimo infatti non rappresenta altro che la nuova tappa di un trend in corso da un pezzo. Un trend fatto di concentrazione tra imprese piccole e piccolissime, in molti casi davvero micro per superficie agricola utilizzabile e attiva, che se da un lato porta alla sparizione annuale dal registro delle aziende di un certo numero di soggetti, dall’altro è il sintomo di un processo di ristrutturazione e rimodellamento del comparto che va verso una crescita media degli ettari disponibili (dunque delle capacità di competizione di chi li gestisce e coltiva) e un aumento relativo degli imprenditori agricoli professionali (e soprattutto delle società agricole di persone e capitali) a scapito della vecchia tradizionale figura del coltivatore diretto.

In dieci anni il numero globale dei soggetti agricoli è diminuito di ben 800.000 unità: ma contemporaneamente, e parallelamente, la superficie media aziendale è cresciuta del 45% passando da 5,5 ai 7,9 ettari attuali. Parliamo ancora di dimensioni molto ridotte. Ma l’analisi in dettaglio, eloquente sul trend, dice che a sparire sono state proprio e quasi esclusivamente aziende con meno di 20 ettari; mentre quelle “over 20” sono cresciute sia di numero che per ettari controllati. Oggi sono ancora meno del 10% delle aziende totali, ma hanno a disposizione il 63% della superficie agricola nazionale. E non è un caso, tornando al fronte occupazione, che le prime 500 imprese per superficie impieghino circa un quarto dei lavoratori agricoli, e che per le prime mille la quota salga a circa un terzo.

Pubblicità

L’aumento di posti di lavoro registrato dall’Istat pur in un anno così oscuro per l’economia in genere è alimentato proprio da questa nuova corrente di “professionalizzazione”, capitalizzazione, ampliamento. E si giova di tre ulteriori fattori: il fatto, anzitutto, che l’agricoltura strutturata ha risentito meno di altri settori della crisi, e spesso ha fatto anche da ammortizzatore sociale; poi, la nascita di nuove figure professionali non strettamente collegate alla coltivazione e all’allevamento (ma invece a settori emergenti e innovativi come le agroenergie, l’agriturismo, il marketing); infine, l’emersione del lavoro nero, fenomeno incoraggiato da alcune misure adottate (i voucher, ad esempio), ma con davanti a sé ancora un bel pezzo di cammino.

Quasi inutile sottolineare come la distribuzione per qualità e quantità dei flussi lavorativi e della loro crescita risenta, “anche” in agricoltura, del gap tra le due Italie. Sia la manodopera a tempo indeterminato che le figure professionali elevate (impiegati, quadri, dirigenti) sono presenti prevalentemente nelle aree di Centronord, dove si concentrano le aziende più strutturate, di grandi dimensioni e che richiedono un fabbisogno occupazionale stabile nel tempo.

 

Il Sud però mette a segno un dato in interessante controtendenza proprio in uno dei settori più innovativi e di larghe prospettive: le agroenergie. Un trend facilmente comprensibile per quanto riguarda solare e fotovoltaico. Ma che diventa molto interessante quando si scopre che copre anche il comparto biomasse. Il Mezzogiorno, pur con solo un settimo degli impianti totali, vanta oggi il 31% nazionale dell’energia installata di settore. Ed è in rapida crescita.    
 
a cura di Antonio Paolini

Pubblicità

15/03/2013

 

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 14 marzo 2013. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E' gratis, basta cliccare qui.

cross linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram
X
X