Tiene l'export, in calo le vendite interne. Ecco i dati Assitol. Un inizio in salita per questo 2013. Le cause? L'aumento dei prezzi della materia prima e all'applicazione dell'articolo 62 sui tempi di pagamento.
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Parte in salita il 2013 per le vendite di olio d’oliva e di sansa italiani. Dopo la sostanziale tenuta sui mercati nel 2012, secondo Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia, presieduta da Leonardo Colavita (che rappresenta con la sezione merceologica ‘Gruppo olio d’oliva’ il 90% dei confezionatori italiani d’olio ed il 70% delle aziende esportatrici), le cause della flessione che si registra da fine novembre sono da attribuirsi, da un lato, all’aumento dei prezzi della materia prima e, dall’altro, all’applicazione dell’articolo 62 sui tempi di pagamento. Il risultato è stato un calo degli acquisti da parte della distribuzione organizzata (principale canale col 72% delle quote a volume) che ha preferito smaltire le eccedenze piuttosto che acquistare dall’industria nuove scorte. Due elementi, questi, a cui va aggiunto il generalizzato calo dei consumi dovuto alla congiuntura economica negativa. “La crisi si sente ed è necessario mettere da parte le polemiche interne al comparto per arrivare a un periodo di tregua tra gli interlocutori” afferma il presidente di Assitol, Leonardo Colavita, che aggiunge: “Servono soluzioni condivise per un settore che vale ben oltre 1 miliardo per la bilancia commerciale italiana”.
Nei primi mesi 2013, sul mercato interno, resistono i prodotti di nicchia, come le Dop/Igp e il “100%” italiano, mentre nell’export c’è un “profonda sofferenza”, scrive Assitol, con una flessione del 12,6% in particolare per l’extravergine e l’oliva. Si salva il sansa (+5,8%), ma sono in calo anche il “100%” italiano (-18,6%) e il biologico (-71%).
Considerando il 2012, anno in cui la campagna olearia ha segnato un +3% di vendite nel complesso, il monitoraggio nel solo canale Gdo segna un -5,3% di vendite che ha colpito soprattutto gli extra (-4,9%) e gli oli d’oliva (-8,3%). La parte più importante del mercato è legata agli oli convenzionali, cioè le grandi marche italiane, che nel comparto extravergine, segmento trainante del mercato, hanno registrato vendite per quasi 68mila tonnellate, pari al 93,7 degli extra scambiati sul mercato interno. Il “100%” italiano ha rappresentato il 3,6% degli oli commercializzati in Italia (3.472 tonnellate), mentre Dop/Igp e biologico coprono poco più dell’1% del mercato. Positiva la tendenza dell’olio di sansa (+6,8%).
Sul fronte export, nel 2012, sono 138.288 le tonnellate di oli d’oliva e di sansa scambiati, rappresentati da olio extravergine per il 64,4%, olio d’oliva per il 31,7% e sansa per il 3,9%. Anche qui, fa notare Assitol, si sono rilevate le prime avvisaglie della crisi. Perdite più contenute (-2,6%) per gli oli convenzionali, mentre l’extra ha diminuito le vendite del 7%. Negativa la tendenza del “100” italiano (-35,7%) e delle Dop/Igp (-64,3%); bene il biologico (+12,7%).
Gli Stati Uniti si confermano nel 2012 il primo Paese importatore di olio confezionato da aziende italiane (+5,3%). In Europa, la Germania (+6,4%) è il mercato più importante; seguono Regno Unito e Francia. Cresce l’interesse dell’Europa dell’Est per il confezionato: +25% per la Russia, quasi +20% per la Croazia, poi Repubblica Ceca (+11,8%) e Serbia (+17%) e Polonia (+1,2%). L’Est asiatico, che oggi rappresenta quasi il 15% dell’export italiano, è “il mercato più promettente per il futuro”. Il Giappone nel 2012 ha registrato un incremento del 22,5%; l’India del 34%, la Cina del 19%, la Corea del Sud del 10%.

a cura di Gianluca Atzeni