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Confessiamo: quando è arrivata la notizia la prima cosa che ci è venuta in mente è il titolo di un vecchio film di Elio Petri: “La classe operaia va in paradiso”. Paradiso gastronomico, sì, ma pur sempre paradiso, trattandosi di uno special lunch fissato il 10 aprile e cucinato da gente come

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ng>Gennaro Esposito, Mauro Uliassi, il piccolo grande genio Heinz Beck, e di una cena propedeutica, riservata stavolta alla stampa e ai comunicatori di settore, affidata al suo allievo e alfiere “insider” della cucina locale (in quanto chef resident del pescarese indirizzo gourmet Les Paillotes) Davide
Pezzuto
.

A essere onesti fino in fondo, qui non si tratta “solo” di operai: ma dell’intera platea dei dipendenti della De Cecco, il pastificio abruzzese a conduzione rigorosamente familiare che ha progettato la festa (meglio chiamarla così che con l’abusato e generico attributo di “evento”) per celebrare la messa in linea e l’avvio operativo di due nuove, importantissime linee di produzione. Equamente suddivise tra le due tipologie fondamentali di formati, una per i lunghi e una per i corti, le due macchine sono definite (con orgoglio) da chi le ha scelte e ora le mette in opera come “di assoluta avanguardia mondiale”.

 

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E, soprattutto, (costosa) incarnazione della filosofia aziendale, che porta alla decisione di investire con fiducia nel proprio lavoro e nel made in Italy alimentare, anche in un momento in cui molti, al contrario, adottano la politica (alla lunga perdente, ma in certi casi, ahimé, forzosa) del braccino corto.

Come si svolgeranno materialmente le cose? De Cecco ha tre sedi operative, tutte rigorosamente “a casa”, in Abruzzo: una a Fara San Martino, patria eponima della tradizione pastaia (solidissima e straordinaria quanto a platea e risultati) regionale, una a Ortona e una a Pescara.


Lo storico pastificio De Cecco di Fara San Martino

La sede di Ortona

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Lì, nelle tre mense aziendali cucineranno rispettivamente Esposito, Uliassi e Beck, con un’azione simultanea coordinata dal celebre “mini-taster” (per via delle porzioni micro da sempre adottate come unità di misura gustativa) e collega Luigi Cremona.
I tre menu (fin troppo facile prevederlo) regaleranno un’esperienza speciale ai partecipanti: 500, in totale, tra i tre stabilimenti.

Qui sotto, dall’alto, alcune creazioni culinarie rispettivamente di Davide Pezzuto, Gennaro Esposito e Mauro Uliassi.

Ma oltre i piatti, oltre lo stesso valore dei cuochi, oltre ogni forma di glam, vince l’apprezzamento per l’idea fondamentale. Che chi ogni giorno assicura con il suo lavoro puntuale e coscienzioso, il buono a milioni di consumatori, abbia il sacrosanto diritto di condividerlo ai massimi livelli. Di essere cioè a sua volta “experienced”, per meglio ancora dare e fare.


Da sx, gli a.d. Giuseppe Aristide e Saturnino De Cecco col presidente Filippo Antonio De Cecco, davanti il busto del fondatore

 

Complimenti sinceri a Fillippo Antonio De Cecco, presidente del gruppo: per una volta oltre ogni formalità. In Abruzzo, nello stesso Abruzzo di De Cecco, alcuni anni fa, il grande (è volato prematuramente nel cerchio celeste dei “beati” del vino) Gianni Masciarelli, produttore a San Martino sulla Marrucina, volle rendere ancora più partecipi (e premiare) i suoi potatori e vendemmiatori con una indimenticabile bevuta-degustazione di uno dei più grandi e celebrati cru bordolesi: perché potessero capire, gratificati a dovere, a cosa tendeva (posto che non fosse già dello stesso livello) il loro lavoro e l’impegno che mettevano nel compierlo.

Ci piacerebbe davvero (convinti anzitutto della sua utilità) che questo coraggioso modello Abruzzo, questo stile speciale, potesse diventare una buona pratica comune a tutto il meglio della nostra preziosa Italia del gusto.

a cura di Antonio Paolini

08/04/2013