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Primo giorno di apertura al pubblico: curiosi, giornalisti, produttori, foodies, impiegati in pausa pranzo e nonni in cerca di caramelle buone per i nipotini... Eataly, nel suo debutto ufficiale sulla scena romana, ha fatto il pieno. Ovvio.





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Della struttura vi abbiamo già abbondantemente raccontato. Qui vi parliamo di alcuni incontri – gastronomicamente parlando – in giro per i primi due piani a caccia di qualcosa da mangiare.

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La piadina ce la dimentichiamo: troppa fila! Saliamo al primo piano (regno di salumi e di formaggi – oltre che della birra artigianale – che spargono un profumo delizioso tutt’intorno): passiamo dal casaro casertano Roberto Battaglia. Leggiamo: Mozzarella di bufala campana Dop. Ma come? Fanno a Roma la mozzarella Dop? “ – risponde Roberto, che deve correre a cambiare una bilancia rotta – Abbiamo ottenuto una deroga dal Consorzio di tutela, perché io ho l’allevamento di bufale. Ma dobbiamo portare il latte a Roma entro due ore dalla mungitura“. Domanda: “Potresti farla anche a Milano? O in Belgio?”. Risposta: “Non ce la faremmo con le ore, sono molto rigidi“. Commento: “Già, perché a Roma venite in Ferrari!?”. Sorriso. Ma, scherzi a parte, il punto è: non era proprio Slow Food il paladino del territori, dei Presidi, del fatto che si doveva andare a conoscere i prodotti in loco? E Farinetti? C’entra nulla con Slow Food? E comunque, Dop o no (ma probabilmente questa deroga dal Consorzio farà discutere) la mozzarella l’abbiamo assaggiata in forma di insalata caprese e sinceramente non ci è piaciuta molto: fredda, quasi gelida, un po’ molliccia… e servita con l’olio già sopra.

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Già, l’olio. Certo, extravergine di oliva: sui banchi, un po’ ovunque, c’è il marchio e l’etichetta del ligure Roi. In particolare il Mosto, dichiarato italiano 100% (ma non ligure per fortuna): un olio con un palese difetto di riscaldo, ovvero segno di una lavorazione non accurata delle olive sul campo o in frantoio.

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E questo ci è dispiaciuto molto. Anche perché eravamo al banco dei fritti di Pasquale Torrente. Che, c’è da dire, qui non si risparmia! Belle le sue invenzioni di street food: i cuoppi (cartocci) con i vari fritti, dai fiorilli con ricotta e alici, a burro e alici (strepitose), dal pesce senza spine alle polpette di melanzana (ottime, freschissime).

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Tutto caldo, tutto espresso. Fino alle strepitose lasagne bolognesi e pasta e patate fritta (alias, la Decrescita Serena): da mangiare nel cuoppo o nel piatto con le mani. Ma lasciamo a lui, a Pasquale, il racconto delle nuove idee e dei gemellaggi che stanno nascendo nella Capitale…

Stefano Polacchi

video di Massimiliano Tonelli

21 giugno 2012