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"Il terremoto distrugge ma noi ci rialziamo". E' un coro unanime quello che proviene da tutta l'Emilia Romagna. Anche dai ristoranti e dalle aziende di produzione agroalimentare che sono un vero e proprio scrigno di tesori in questo angolo d'Italia, forse il più goloso.

 

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Giovanna Guidetti, patron e chef dell’“Osteria La Fefa”, aveva da poco tempo ristrutturato la sua locanda a Finale Emilia. Poi il terremoto. Una scossa terribile che ha distrutto il lavoro di anni. “Siamo nella zona rossa e qui è andato tutto in macerie, a partire dal simbolo della nostra città: la Torre dell’Orologio. –  spiega Giovanna – Quando si è dentro la tragedia non ci si rende bene conto, ci si rimbocca le maniche e la si affronta. Anche noi abbiamo avuto molti danni alle strutture. ma nonostante tutto siamo ottimisti e contiamo di aprire il prima possibile”.

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Stessa grinta e incredibile ottimismo li trasmette anche Gianni D’Amato, proprietario del “Rigoletto”. Una magnifica villa del ‘700 nel centro di Reggiolo. Anche qui i danni sono stati tanti. “Abbiamo già sistemato il tetto, stiamo correndo veloci, ma per alcuni mesi resteremo chiusi. In questo momento ciò che ci dà la forza è l’interessamento e la solidarietà dei colleghi”.

 

 

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Choccato e colpito anche Francesco Malagutti, proprietario della “Trattoria La Rosa dal 1908” a Sant’Agostino (Fe). Lui però ha già potuto riavviare la sua attività. “In questi casi ciò che rincuora è la solidarietà dei colleghi che si sono addirittura proposti di lavorare per noi”. Francesco racconta che fortunatamente non ci sono stati feriti; qualche danno alla struttura, ma molte perdite, soprattuto in una cantina importante come la sua. “Quest’anno ci metterò poco per fare l’inventario! Abbiamo perso moltissime bottiglie, tra cui bottiglie inestimabili di Barolo e Amarone”. Francesco non ha perso l’umorismo, ma nemmeno la grinta: elementi decisivi in una dramma cone questo che ha colpito la sua regione. E propone di costruire una catena di solidarietà fattiva tra i ristoratori colpiti dal sisma. “La si potrebbe chiamare il circuito della scossa! – scherza ancora Francesco, che aggiunge –  Si sa che fa più notizia la notizia tragica, ma noi vogliamo sottolineare il fatto che molte attività hanno già ricominciato a funzionare”

 

 

Le forme di Parmigiano sepolte dalle macerie le abbiamo viste in tv. Uno spettacolo davvero triste, da piangere se si pensa solo per un istante al sudore, alla passione, alle cure che ci sono dietro. “Ma qui siamo vivi e vogliamo andare avanti” fa con grinta Patrizio Casumaro, proprietario di un’azienda agricola che fa parte del caseificio La Cappelletta di San Possidonio: lui, per non morire e non distruggere i gioiellini che custodice, offre a prezzi ridotti le forme di Parmigiano Reggiano danneggiate dai crolli. Un’iniziativa forte che punta a trasformare in elementi di rinascita anche le macerie. Intanto, la modifica temporanea del disciplinare di produzione del Parmigiano, annunciata dal Ministro Catania, consente di intravedere una ripresa. Sos dalle macerie, ma anche tante voci e storie che parlano di rinascita e di una fortissima volontà di non chiudersi nella disperazione.

 

Annalisa Zordan

24 maggio 2012